
Era l’ultima volta che L. partecipava alle nostra riunione settimanale. Di lì a pochi giorni sarebbe tornata a casa col suo bambino.
In genere l’ultimo incontro è anche l’occasione per raccontare le fatiche vissute nella permanenza in comunità e per riconoscere gli obiettivi raggiunti, così da dare alle altre donne, che magari hanno appena iniziato il percorso, una prospettiva di senso.
Al termine di una condivisione coinvolgente e partecipata, pongo la domanda: “Adesso che cosa farai?“.
La risposta è tanto essenziale e lapidaria quanto devastante: “Dipende da lui“.
E questo lui è il marito violento da cui aveva chiesto di allontanarsi e per il quale ha trascorso più di un anno in comunità.
“Dipende da lui“: una risposta che ha subito avuto una reazione di disappunto da parte di tutte le altre, ma che dice la nostra incapacità a incidere su processi culturali secolari.
Ho respirato a pieni polmoni la totale impotenza di fronte a parole che pesano come macigni sul futuro di una donna e del suo bambino. Perché anche se non potevamo pensare di non poter ahimè cambiare la testa di lui, il nostro lavoro ha almeno l’ambizione di poter pensare che il bambino non abbia a crescere così e impari ad avere con la donna una relazione di rispetto, di dignità, di uguaglianza.
Eppure mentre alle donne che segnalano o denunciano la violenza del marito o del compagno viene chiesto di entrare in comunità per la tutela del minore e questa è anche l’occasione per la donna di riprendere in mano un poco per volta la propria vita… al compagno violento non viene chiesto nulla!
Bontà sua se – situazione più unica che rara – chiede di lavorare sulla propria violenza e aggressività. Alcune giovani mamme mi hanno fatto conoscere la musica che ascoltano e ciò che mi ha sorpreso è come spesso in queste canzoni venga messa in musica il dramma della violenza e della relazione malata che loro stesse hanno vissuto. Come Imen Es, cantante francese di origine marocchina, che in “1ere fois” (Prima volta) dà voce a una ragazza che si confida così con il fratello Kassim:
Je pensais avoir trouver l’homme parafait
Pensavo di aver trovato l’uomo perfetto
Jusqu’à qu’il se mette à me frapper
Fino a quando non ha cominciato a colpirmi
J’ai des bleus plein le corps,
Ho dei lividi su tutto il corpo,
camouflés par mes habits
nascosti dai miei vestiti
Pour un oui, pour un non,
Per un sì, per un no
mounsieur me prenait pour cible
il signore (!) mi prendeva di mira
Humiliée, je perdais confiance en moi, j’ai subi,
Umiliata, senza fiducia in me, ho subito
renfermée sur moi-meme,
Chiusa su me stessa
j’me suis mise en danger.
mi sono messa in pericolo.
Per parte mia vorrei rispondere a questo grido di dolore cercando di dire tante cose all’uomo, al maschio pardon, perché l’uomo è un’altra cosa, ovvero che può anche cambiare, che può imparare a rispettare, a credere che la dolcezza è forza d’animo, che si può parlare, si può anche scrivere… come canta Bruce Springsteen nel suo ultimo album con la canzone che dà anche il titolo, “Letter to you“:
And sent it in my letter to you
E l’ho spedito nella mia lettera per te
In my letter to you
Nella mia lettera per te
I took al my fears and dobutsHo messo le mie paure e i miei dubbi
In my letter to you
Nella mia lettera per te
All the hard things i found out
Tutte le cose difficili che ho scoperto
In my letter to you
Nella mia lettera per te
All that i’ve found true
Tutto quello che ho scoperto essere vero
And I sent it in my letter to you
E l’ho spedito nella mia lettera per te
I took all the sunshine and rain
Ho preso tutti i raggi di sole e della pioggia
All my happiness and all my pain
Tutta la mia felicità e tutto il mio dolore
The dark evening star
Le stelle delle sere scure
And the morning sky of blue
E il blu del cielo della mattina
And I sent it in my letter to you.
E l’ho spedito nella mia lettera per te.
padre Giuseppe Bettoni, Presidente di Fondazione Arché
Questi gli altri articoli dell’Archébaleno 63:
- “Di te so stare senza” di Paolo Dell’Oca
- “Violenza di genere, in Italia e nel mondo” di Alessandro Pirovano
- “Tempo di cambiare… nel quotidiano” a cura di Cerchi d’Acqua
- “La violenza ci riguarda tutti…e tutte” di Giulia Pozzebon
- “Percorsi con gli autori per la sicurezza delle vittime” intervista a Paolo Giulini
- “La forza di dire basta” di Paola Ehsaei
- “Gli occhi che guardano il futuro” di Silvia Carameli