cultura donne Italia

“Chi dice donna dice danno” e “Con fuoco, donne e mare c’è poco da scherzare” sono solo due dei tanti proverbi che mettono in luce la visione della donna nella nostra cultura. E riflettendoci si può soltanto convenire che la saggezza popolare non è poi sempre così saggia.

Proverbi, detti e modi di dire – purtroppo comuni a tutto il mondo – che a furia di essere ripetuti sono entrati a far parte della realtà quotidiana, finendo per influenzare il modo di pensare e parlare comune e andando a toccare tutti gli aspetti della vita pubblica e privata delle donne di cui mettono in dubbio affidabilità, intelligenza, sincerità, lealtà, serietà… E a cui si attribuiscono solo alcuni ruoli ben specifici: quello di persona debole, di moglie sottomessa, di casalinga, di “fattrice”.

Una donna incapace di fare e pensare come un uomo, che si ritiene superiore. Anche qui i proverbi si sprecano in tutto il mondo: “Non sei un uomo, non puoi capirlo” dicono in Russia; “Piuttosto intelligente per essere una bionda” si dice in Italia.

Non è un caso, tra l’altro, che per alcune professioni non esista la definizione femminile – o esista ma non venga praticamente mai usata – un po’come se le donne che le svolgono fossero sempre delle ospiti e non parte integrante di una categoria professionale.

E non è una pura questione lessicale.

Da questa stessa cultura, oltre alla discriminazioni, deriva la violenza di genere, che sale alla ribalta quotidianamente con atti violenti da parte di uomini che non accettano di non poter disporre come meglio credono della donna che hanno/hanno avuto al fianco.

Ma anche e soprattutto da questa cultura deriva una violenza psicologica che è forse ancora peggiore perché molto più subdola, difficile da individuare e che va a colpire nel profondo, mettendo a repentaglio le sicurezze che le donne, faticosamente, riescono a costruirsi.

Che fare?

cultura donne italia

Si tratta di una lotta paragonabile a quella contro i mulini a vento? No, e molte sono le conquiste fatte dalle donne nel corso della Storia – soprattutto a partire dagli inizi del Novecento.

Al di là delle indispensabili misure legislative, delle riforme del mondo del lavoro, della creazione di una rete sociale che sostenga le donne e permetta loro di esprimersi al meglio, è soprattutto una lotta da combattere tutti i giorni, ognuna e ognuno di noi contro gli stereotipi e i modi di fare/dire che contribuiscono alle discriminazioni di genere.

A partire dai regali che si fanno ai bambini quasi a sottolineare un futuro già definito di ruoli e dell’abolizione di modi di dire come “non piangere come una bambina”, “non fare la femminuccia”. E poi puntando sulla formazione.

È importantissima nelle scuole di ogni ordine e grado per spiegare alle nuove generazioni quanto la partita sia fondamentale e quali siano gli atteggiamenti da non mettere in atto e da respingere.

E lo è altrettanto quella rivolta a tutte le componenti sociali: dagli operatori socio-sanitari al corpo insegnante, dalle forze dell’ordine ad avvocati, giudici e magistrati, dai giornalisti (come si suol dire “ne colpisce più la penna che la spada”) a tutto il mondo dello spettacolo. Formazione che passa anche attraverso mostre ed eventi che facciano riflettere.

Cerchi d’Acqua dal 2000 lavora in tal senso.

Oltre all’attività quotidiana a sostegno delle donne che hanno vissuto situazioni di violenza (fisica, psicologica, economica, sessuale) e alla formazione svolta all’esterno, realizza campagne e azioni di sensibilizzazione e informazione con l’obbiettivo di stimolare un cambiamento sociale e culturale.

Per fare solo due esempi:

  1. la mostra “Com’eri vestita? – Rispondono le sopravvissute alla violenza sessuale” – inaugurata a Milano il 25 novembre 2018 e che da allora ha fatto poco meno di una ventina di tappe in tutto il Paese – per contribuire a sfatare un altro stereotipo radicato nella nostra società in cui molto spesso si puntano i riflettori su chi la violenza l’ha subita invece che su chi l’ha agita;
  2. la mostra e l’opuscolo “Lessici familiari” – da cui tra l’altro sono stati tratti i proverbi citati qui – che compiendo un giro immaginario attorno al mondo dimostra come la violenza e le discriminazioni di genere siano purtroppo un “patrimonio dell’umanità”.

È tempo di rimboccarsi le maniche e di fare ognuno la propria parte, ogni giorno, sradicando stereotipi culturali di cui magari non ci accorgiamo neppure e combattendo per una parità vera e non solo di facciata.

A cura di Cerchi d’Acqua, Centro Antiviolenza a Milano

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