froza dire basta

Sei stata preannunciata da una telefonata del “Centro Milano Donna 8” del Municipio 8 di Milano.

Loro, invasi di richieste subito dopo il periodo di lockdown, si sono rivolti ad Arché. Ti ho chiamata e ci siamo viste subito, mentre il resto del mondo era ancora in smart working.

Ed eccoti, una donna piccola, una voce rotta dal pianto, un continuo ansimare, il tremore, infiniti silenzi, a volte mi imbarazzavo a romperli.

Un racconto duro, violento, il tuo racconto non solo di un episodio, ma di 16 anni di matrimonio in cui tuo marito ti amava nel solo modo in cui sapeva amarti: picchiandoti, vessandoti, umiliandoti, non dandoti soldi, criticandoti per il disordine in casa, le cose da stirare sul letto.

Tu, che ti svegliavi in piena notte per fare i piatti, stirare, lavare gli specchi, temevi meno le botte per averlo svegliato piuttosto che l’umiliazione che ti avrebbe colpito l’indomani mattina a colazione, davanti ai vostri figli, se la casa non fosse stata impeccabile.

Dietro di te, una fragilità da proteggere.

Dentro di te, una forza che aveva bisogno della giusta spinta per emergere.

Ed eccola la giusta spinta: il Covid-19, il lockdown. Dopo un mese d’inferno dove non sei riuscita a proteggere, a nascondere, a mentire ai tuoi figli, come fino ad ora eri riuscita a fare, barcamenandoti tra un occhio nero e le notti insonni per l’ansia, finalmente hai avuto la forza di dire “Basta” a questo trattamento, a questo matrimonio, a questo uomo, a questa concezione di “amore”.

Hai scelto la bellezza, hai deciso di mettere radici ovunque purché fuori da quella casa per rinascere tu e far germogliare i tuoi frutti, i tuoi figli.

Se venuta dicendo, quasi mettendo le mani avanti, che non avevi bisogno di aiuto, che non avevi bisogno di niente, ma ti serviva una spazio per dare senso a quanto successo, per chiedere di aiutarti a occuparti dei tuoi figli, per essere una mamma forte e presente capace di metterli al sicuro e allontanarli dal pericolo. 

Con l’aiuto di Arché, un po’materiale, un po’sociale e un po’educativo, sei riuscita a occuparti finalmente di te stessa e dei tuoi figli, a cui sei riuscita a dare finalmente una voce anche alle loro sofferenze, mettendoti in rete con il Consultorio del Municipio e con la Neuropsichiatra infantile affinché aiutasse anche i tuoi figli.

La tua sofferenza è stata talmente grande che forse ancora non l’hai superata, ma hai imparato a tenerla al tuo fianco andando avanti nella ricostruzione di te.

Spero di non abituarmi mai alla sofferenza delle persone per poter avere sempre energie nuove per esserci, stare accanto, aiutare, ascoltare e, laddove necessario, accompagnare ad altri servizi.

Per rappresentare, lockdown o no, la vicinanza sociale.

Per ora ti auguro un buon viaggio.

Paola Ehsaei

Assistente sociale Fondazione Arché.

 

Di seguito trovate i contatti dei Centri Antiviolenza a San Benedetto del Tronto.

  • Centro Antiviolenza Donna al consultorio familiare all’interno dell’ospedale civile Madonna del Soccorso presso il corpo F. Rispondono al numero 800 02 13 14 dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 20.00.
  • Presso il Comune di San Benedetto, invece, l’Assessore Baiocchi alle pari opportunità gestisce un Centro Antiviolenza. Viale A. De Gasperi n 124. Rispondono al numero 3515207557
  • Centro Antiviolenza ”Invece del Silenzio”. Via Toscanini, 1 San Benedetto del Tronto. Rispondono al numero 0735 651658

A questo link, invece, potete trovare informazioni e numeri utili dei Centri Antiviolenza a Roma.

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