Una parte considerevole della nostra morale

e della nostra stessa vita

staziona tuttora nell’atmosfera del dono,

dell’obbligo e, insieme, della libertà.

Non tutto, per fortuna,

è ancora esclusivamente classificato

in termini di acquisto e di vendita.

Marcel Mauss

oltre la paura insieme

È trascorso un anno dall’inizio della pandemia, ma la tempesta non è ancora passata.

Continuiamo a lavorare e a vivere in emergenza, e perciò sappiamo che non è ancora giunto il momento di fermarci, anche solo per un attimo, per guardare la strada percorsa e valutare gli eventi che abbiamo dovuto affrontare.

Non siamo ancora pronti per fare un bilancio di questo tempo vissuto, e che stiamo vivendo: un tempo inedito e profondamente destabilizzante.

Abbiamo sentito, però, il profondo bisogno di ascoltare la voce di chi dona il proprio tempo a favore della comunità di cui fa parte.

Abbiamo voluto raccogliere le storie e i vissuti di tutte quelle persone che, nonostante questo periodo così incerto, confuso e sconcertante, hanno continuato, in varie forme, ad esprimere, ad agire i valori della relazione e della condivisione con l’altro: i volontari e le volontarie.

In Arché rappresentano un mondo molto variegato.

Eterogeneo per generazione, professionalità, genere, competenze, nazionalità.

Eppure unito da una comune visione dello stare al mondo, del vivere come cittadini.

Cittadini attivi.

Cittadini solidali.

Dalle prime settimane del nuovo anno 2021, circa 50 volontari divisi in 5 gruppi, hanno iniziato ad incontrarsi, a discutere, a condividere.

A parlare insieme di questa emergenza globale, delle sue conseguenze, del lavoro svolto per supportare chi si trovava, e ancora vive, in uno stato di vulnerabilità.

Ogni storia, ogni contributo è emerso da un confronto all’interno dei gruppi, formando un mosaico di idee e visioni, dal quale è emersa l’immagine unica di un luogo comune, un linguaggio condiviso, un terreno di impegno che non è cessato.

oltre la paura insieme

Anzi, si è rafforzato proprio durante questa fase emergenziale, nella quale la sofferenza dei più fragili sembrava crescere senza limiti.

“C’è bisogno di fare cose nuove insieme, concretizzare un impegno personale che possa avere conseguenze buone per sé, ma anche per gli altri”.

È un pensiero di Fiore, un volontario, che ben spiega, in una sola frase, ciò che ha animato le attività svolte in Arché durante l’emergenza epidemiologica dell’ultimo anno.

I concetti di “impegno”, e di “insieme”, in particolare, racchiudono anche l’essenza di questo lavoro di narrazione di gruppo, di confronto, di condivisione.

Se gli operatori delle professioni di aiuto si affidano e, almeno in parte, trovano conforto negli strumenti, nei protocolli, nelle metodologie, il volontario può affidarsi al gruppo, dal quale trae ispirazione, sostegno.

Attraverso il quale contamina il suo pezzetto di mondo, producendo il cambiamento a cui aspira. È per questo motivo che i pensieri ed il vissuto dei singoli volontari ci sono sembrati un patrimonio da salvare e ancor di più ci sembra importante custodire e condividere l’essenza di questi lavori realizzati insieme.

Lo scambio all’interno dei gruppi, infatti, ha amplificato i significati, le idee, stimolando la creatività di ognuno.

L’impegno del singolo, in particolare in tempo di Covid-19, è stato posto così, in relazione con una dimensione più ampia, di comunità, di collettività, di compartecipazione.

In quella “casa comune”, che è anche movimento culturale, crogiolo di ideali, da curare e promuovere. È trascorso un anno dall’inizio della pandemia, e non è ancora tempo di bilanci.

Ma i racconti dei nostri volontari ci coinvolgono, ci emozionano e ci fanno sperare in un cambiamento di prospettiva, in una trasformazione profonda, in un nuovo modo di vivere il nostro tempo.

Alfio Di Mambro

Responsabile Centro Studi di Arché

Nelle prossime settimane pubblicheremo gli altri articoli presenti nel dossier dell’Archébaleno #64.