tempo sospeso

Mi chiedo di quali parole ci sia ancora bisogno. Ogni giorno nuovi commenti su vaccinazioni, responsabilità, lockdown. “Non ti sentiamo, hai il microfono spento!”. “Tieniti su la mascherina!”. “Usiamo Zoom o Meet?”. Numeri, nuovi picchi, ondate.

Dai, basta.

Su Instagram molti sondaggi rispetto ad un certo tema, per esempio una canzone, fanno scegliere tra “VOTO” e “DCP” (che sta per “Dico cosa penso”): se tu clicchi “voto” io ti dico che voto do a quella canzone, se clicchi “dcp” ti dico invece cosa ne penso.

Non diamo voto agli ultimi 13 mesi, inclassificabili, ma invece ci siamo trovati da remoto (aiuto, ci siamo trovati da remoto, che paura) con i volontari ad ascoltarci e a raccontare cosa stiamo vivendo.

Abbiamo cristallizzato immagini e riflessioni. Molte le abbiamo raccolte qua, in questo dossier speciale di un anno straordinario, che è anche il 30° anno di vita della nostra organizzazione.

Ormai tutti abbiamo subìto almeno un compleanno in pandemia: sono festeggiamenti tristini nonostante l’impegno di chi ci vuole bene, i videoauguri montati in un filmato unico, una videocall a sorpresa tra amici, qualche regalino recapitato a casa e, se va bene, brindisi tra birrette annacquate nel parco.

Anche no.

Per Arché compiere 30 anni non significa guardarsi indietro a festeggiare quello che si è fatto, ma celebrare un impegno rinnovato. Ringraziando, questo sì, i compagni di viaggio.

Quello che stiamo attraversando sembra un tempo sospeso: per molti è anche doloroso, e per tanti lo sarà. E allora di parole ed immagini che raccontano come stiamo e cosa facciamo ce ne è bisogno, e questo Archébaleno ce ne porta di autentiche; dare il nome a quello che ci sta accadendo, riconoscerlo nelle narrazioni altrui, è un modo per essere comunità, è un modo per guardare avanti e camminare insieme.

Paolo Dell’Oca

Portavoce

Nelle prossime settimane pubblicheremo gli altri articoli presenti nel dossier dell’Archébaleno #64.