“Non sappiamo ancora se ne

usciremo migliori o meno, e

forse non ci sarà mai dato di saperlo. Credo proprio che

dipenda da ciascuno di noi.”

volontari dono responsabilità

È stato così trent’anni fa, quando con un gruppo di volontari, di fronte all’emergenza HIV non abbiamo ceduto alla tirannia della paura, ma ci siamo documentati, abbiamo studiato e ci siamo formati, senza aspettare che fosse qualcun altro a prendere l’iniziativa, ma assumendoci le nostre responsabilità come cittadini di fronte a famiglie segnate duramente, spietatamente, dal virus.

È questa la bellezza che da trent’anni ci trasmettono i volontari di Arché.

Oggi è la capacità di prendersi gioco del narcisismo e dei vari sovranismi che sembrava avessero la meglio nell’andamento del mondo.

Sono loro la vera forza eversiva di una società spaventata per dire che la paura può essere governata.

Non si tratta di mero calcolo dei rischi, ma di proiettarsi nell’orizzonte del bene comune. Pronti a correggere l’idea di una libertà individualistica e a mettersi in gioco in esperienze di condivisione e di partecipazione.

I volontari ci dicono che se la libertà non va a braccetto con la solidarietà, non abbiamo futuro.

Così come raccontano con la loro esperienza che non è giusto aspettare sempre che sia qualcun altro a fare il primo passo.

Certo ci saremmo aspettati qualcosa di più e di meglio dalle Istituzioni sia nella fase dell’emergenza che, a distanza di un anno, nell’organizzazione della vaccinazione di massa.

Ma tant’è: i volontari, assumendosi le loro responsabilità e il coraggio di esserci comunque, sono qui a pungolare le istituzioni, perché le critiche legittime alla gestione della crisi non devono oscurare il loro valore e la loro necessità.

È necessaria questa dialettica democratica che fa del volontariato un interlocutore intelligente per il bene comune, e non semplicemente l’ancella tappabuchi nelle emergenze sociali.

p. Giuseppe Bettoni

Presidente Fondazione Arché

Nelle prossime settimane pubblicheremo gli altri articoli presenti nel dossier dell’Archébaleno #64.