Vacanze Arcobaleno 2026 a San Benedetto del Tronto

 

Con l’arrivo della sera la città acquisisce un’atmosfera magica, perciò spesso le mamme in vacanza a San Benedetto del Tronto mi chiedono di uscire ad andare a vedere il tramonto.

Sono ormai dieci anni che, grazie al sostegno di volontari, volontarie, donatrici e donatori di Arché – oltre che a un delicato lavoro di organizzazione –, garantiamo alle donne e ai bambini delle nostre quattro Case d’accoglienza una settimana di vacanze a San Benedetto. Per allentare le preoccupazioni della vita quotidiana, certo, ma senza dimenticare la funzione educativa (responsabilizzante) e la cura del legame genitoriale: ogni nucleo familiare ha la possibilità di dormire nel proprio piccolo appartamento da gestire in autonomia, mentre educatori e educatrici hanno l’opportunità di avere uno sguardo diverso sulla vita della mamma e dei figli.

La programmazione della vacanza inizia ben prima dell’arrivo delle mamme e dei bambini a San Benedetto. Bisogna contattare con mesi di anticipo la struttura ricettiva, organizzare gli spazi, chiedere il permesso per utilizzarli in completa autonomia. Ogni Casa d’accoglienza, prima di partire, cerca di ipotizzare un menù della settimana in modo che io possa organizzare la spesa senza sprechi di tempo o di cibo. Al loro arrivo spiego dove si trovano e quali sono le regole da rispettare per una buona convivenza. Assegno gli appartamenti, mostro la cucina e tutti gli spazi comuni e spiego come utilizzarli al meglio. Finita la settimana, ogni gruppo pulisce il proprio appartamento per prepararlo all’arrivo del gruppo successivo. Un aiuto ci viene dato anche dalle attività commerciali sul territorio, con le quali si è creata una bella rete di supporto, e dai volontari di Arché per almeno due gruppi su quattro.

Quando le mamme e i bambini finalmente arrivano, le giornate lunghe e calde cominciano con una buona colazione nel refettorio. Alle 7:30 vado a prendere il pane fresco, i panini, la pizza rossa e quella bianca che ci vengono donati dalla famiglia Giuliani, che ormai da anni ci sostiene. I salumi, che serviranno ai panini del pranzo, li prendo alla Casa del Parmigiano di Graziano Tassi, un’altra realtà sul territorio che ha deciso di aiutarci. Verso le 8:00 la coordinatrice e le educatrici scendono per la colazione e si cominciano a preparare i panini per il pranzo al sacco; poi via al mare fino al tardo pomeriggio presso il lido Bacio dell’onda, che ringraziamo per la disponibilità. Al rientro, dopo le docce, tutte insieme preparano la cena. Mentre le mamme puliscono la cucina e il refettorio, i bambini corrono e giocano (e perché no, piangono!) nel cortile antistante, sempre con la supervisione degli educatori e delle educatrici. Quando tutto è sistemato, ognuna sceglie cosa fare e dove andare per la passeggiata serale, prima di una dormita ristoratrice.

Quest’anno il molo è la meta ambita da quasi tutte le donne e i bambini per la sera. La camminata sul litorale sembra donare a tutte un po’ di fresco sollievo, e a metà percorso c’è anche una statua, creata da un artista locale, da cui sgorga acqua potabile. La scultura piace così tanto ai bambini che sia all’andata che al ritorno si divertono a riempire lì le proprie borracce.

La sera del 30 giugno, con le mamme di Casa Marzia, l’organizzazione della passeggiata prende più tempo del previsto: i bambini sono tutti piccoli, fra i 10 mesi e i 2 anni di età; bisogna essere sicure di avere tutto con sé. Quando arriviamo al molo il sole purtroppo è già sceso a ovest fra le colline marchigiane, illuminando soltanto una sottile linea rosa. Serpeggia un po’ di delusione per il ritardo, per non essere riuscite ad assistere allo spettacolo del tramonto. Dopo che è calato il buio, sono solo le timide piccole lucine ai lati del pontile a mostrarci il percorso a terra. Le seguiamo fino a metà molo, dove poi ci fermiamo per sederci nella quiete rilassante. Passano pochi secondi e invito le mamme a guardare verso est, nell’Adriatico. «State pronte», dico. Un piccolo spicchio rossastro, in fondo all’orizzonte, emerge dall’acqua: «Eccola!», e tutte le mamme, insieme a qualche sparuto passante, rimangono ferme a guardare la luna piena, che in quei giorni prende il nome di “Luna delle fragole”, che s’alza rossa e arancione dal mare. Il dispiacere per il mancato tramonto si trasforma in meraviglia, e quasi sembrava che tutte le mamme fossero ritornate a essere bambine spensierate, lontane anni luce dalle preoccupazioni quotidiane.

Quando ritornano negli appartamenti, cotte dalla giornata, le donne si addormentano in poco tempo, al netto degli ultimi reticenti bambini che intonano qualche bel pianto. Quello è il momento in cui chiudo il cancello e anch’io mi avvio a dormire. La stanchezza è tanta, così come la gioia. E il giorno dopo si ricomincia daccapo.

Quattro settimane passano con fatica ma in un lampo. A pensarci a posteriori, hanno la stessa durata di un tramonto. Quando finiscono le Vacanze Arcobaleno, qui a San Benedetto tutto torna in silenzio. Nessuno più corre negli spazi comuni, piange perché ha perso la partita a Uno, ride per il tuffo in acqua, si emoziona per la luna piena. La mente si è riempita di bei ricordi che attendono solo di essere rispolverati nei mesi più freddi. «Ti ricordi la Luna delle fragole?» ci chiederemo, mentre col pensiero andremo già all’anno successivo e a quel bel caos che anima l’estate.

Ilaria Quondamatteo, Responsabile volontari e volontarie nazionale