Non nascondo che ero un po’ sorpreso quando mi è arrivata la proposta di diventare direttore responsabile di ArchéBaleno. Alla fine, come avrete visto negli scorsi numeri, in cui il mio nome e cognome hanno iniziato a fare capolino in calce agli articoli, sono entrato a far parte di Arché da meno di due anni.

percorso 30 anni

Immagine| Andrea Frazzetta

Nell’Ufficio Comunicazione ho iniziato a conoscerla: il suo stile, la sua mission e, soprattutto, i volti delle persone, solidali, operatori e volontari, che la compongono.

Quando la proposta di diventare direttore responsabile mi è stata ufficialmente formalizzata (senza eccessivi clamori o rituali, eh), però, non ho né saputo né voluto dir di no: accettare questo ruolo, come spesso si dice, è stato sia un onere che un onore.

Per me significa, infatti, camminare lungo un sentiero che arriva da lontano e offrire il proprio contributo su come indirizzare i prossimi passi. E soprattutto, significa inserirsi e rimanere coerenti a un percorso di solidarietà e vicinanza alle persone più in difficoltà che prosegue da trent’anni.

Dal 1991, per l’esattezza.

Trent’anni fa, quando io neppure ero nato, Arché inizia ufficialmente a vivere.

Protagonisti sono ragazzi e ragazze con p. Giuseppe che non hanno chiuso gli occhi di fronte alla realtà e hanno deciso di impegnarsi, dandosi da fare e sporcandosi le mani in quella che allora sembrava una sfida impossibile. È stata una decisione importante, una vera e propria scelta di campo, a favore degli ultimi e dei dimenticati.

Simile, con le ovvie differenze tra i due virus, a quella che anche oggi i volontari e le volontarie hanno fatto negli ultimi mesi con la pandemia del Covid-19. Simile, se non identica, a distanza di trent’anni, è la necessità, l’urgenza di fare qualcosa, di non rimanere con le mani in mano.

Di scegliere, con il cuore e con la mente, di non rimanere indifferenti, di fronte a una realtà che, già ingiusta, lo è diventata ancora di più per via dalle conseguenze sociali della pandemia, imponendo a ciascuno una reazione.

È stata una scelta altruista, ma allo stesso egoista.

Un paradosso?

percorso 30 anni

Secondo la definizione di Treccani, egoista è l’“atteggiamento di chi si preoccupa unicamente del proprio benessere”.

Ma che significa “proprio benessere” quando viviamo nella stessa comunità, quando calpestiamo lo stesso suolo, quando respiriamo la stessa aria, quando il cibo è lo stesso?

Il proprio benessere è il benessere di tutti: per poter stare bene, individualmente, dobbiamo stare bene tutti o, almeno, dobbiamo sapere di aver dato una mano affinché tutti stiano un po’ meglio. Ecco, è questo l’insegnamento che emerge dalle testimonianze dei volontari e delle volontarie di Arché che sono al centro del numero #64 di ArchéBaleno.

Chiusi all’interno delle mura del proprio appartamento, sentivano, come tutti, l’assenza di qualcos’altro. L’uscita al ristorante, la serata al cinema? Certo anche questo, ma non solo questo: a mancare, ai volontari e alle volontarie di Arché, era soprattutto qualcun altro.

Quell’altra persona che fino a quel momento avevano sostenuto e affiancato e che, per via delle limitazioni governative, hanno dovuto abbandonare. È nel riconoscimento di questa interdipendenza, di questa condizione di reciprocità che scopriamo noi stessi. È con l’altro che stiamo bene, che troviamo il nostro benessere.

E lo stesso ragionamento, se vogliamo allargare lo sguardo e calarlo in una prospettiva un po’ più politica, vale e trova una plastica dimostrazione nella sfida più importante che stanno vivendo le nostre società.

Il coronavirus lo stiamo affrontando a livello mondiale con una campagna vaccinale diffusa e sistematica, ma al momento a vaccinarsi sono state porzioni più o meno ampie solo della popolazione europea e nord-americana. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, poco o niente è andato agli altri continenti, in particolare a quello africano: il vaccino sembra una questione solo per ricchi.

Ma siamo sicuri che sia la scelta non solo più giusta, ma anche più sicura? Quella che meglio tutela il benessere nostro e di tutti?

Alessandro Pirovano

Direttore responsabile ArchéBaleno

Nelle prossime settimane pubblicheremo gli altri articoli presenti nel dossier dell’ArchéBaleno #64.