Si fa un gran parlare di politiche green, green new deal, ovvero della rivoluzione sostenibile dell’Europa e degli States auspicata da più parti. Quelle ambientali e di riconversione energetica sono anche sia le richieste delle piazze del Friday for Future, movimento globale per la giustizia climatica e ambientale, sia le proposte della politica che mette in campo bonus e incentivi per l’acquisto di auto green o per ristrutturare la propria casa in vista dell’efficientamento energetico. Insomma, pare proprio che il tema ambientale sia in cima all’agenda politica.

Anche la Chiesa Cattolica sembra muoversi in questa direzione grazie a Papa Francesco che ha messo il tema ambientale al centro del suo pontificato: l’enciclica Laudato Si’ certamente, ma anche l’istituzione della “Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato” nel 2015. La “casa comune” è in crisi e non si può far finta di nulla, ma c’è il dubbio che gli strumenti adottati non siano proprio quelli più efficaci. Ad esempio, i bonus: quanto sono utili? E bastano davvero per incidere sulla mentalità e sugli stili di vita?

È importante partire da una constatazione: la questione ambientale e quella sociale sono strettamente collegate.

In un articolo interessantissimo pubblicato dalla rivista Jacobin Italia dal titolo “Un green new Deal per l’Abitare” si afferma che “la giustizia climatica è una questione profonda: è molto più di qualche cella fotovoltaica, di foreste in salute, o piantagioni di proteine; riguarda come viviamo e lavoriamo: le pietre, il vetro e l’acciaio che plasmiamo con le nostre mani per proteggerci dagli elementi- e per meravigliarci della loro bellezza”

La questione abitativa è un chiaro esempio della connessione tra questione ambientale e sociale.

In quali case abitano i poveri quelle persone considerate in fascia bassa in termini di reddito e di ruolo sociale? Quanto influiscono i bonus energetici sulla loro spesa e quanto possono favorire l’adozione di comportamenti rispettosi dell’ambiente?

Ci sono modelli virtuosi in tal senso e dati meno confortanti ad esempio proprio sulla politica dei bonus sociali, che rientrano più in una logica assistenziale piuttosto che in un’aspirazione di emancipazione, quasi unsogno irresistibile: persone normali che afferrano il controllo del loro posto nel mondo”.

Avere una casa deve essere un diritto. Così come lo è il fatto che sia sostenibile e energicamente efficiente senza per questo costare così tanto da renderla appannaggio solo per i più ricchi.

La politica sembra arrancare molto in questa direzione se non generando piccole azioni una tantum come i bonus citati.  Ma uno studio di Francesco Tonini, ricercatore del Politecnico di Milano, dimostra che “i miglioramenti causati dalla potenziale fruizione del bonus, rispetto le frazioni di famiglie in condizioni di fuel poverty [l’incapacità di mantenere i locali della propria dimora adeguatamente riscaldati a un costo ragionevole e abbordabile NdR], sono inferiori all’unità percentuale e questo denota un’inefficacia della misura stessa come volta ad alleviare la condizione di povertà energetica”.

La stessa fruizione dei bonus spesso è resa difficile dalla complessità e dalla burocrazia e penalizza proprio coloro che hanno meno strumenti, anche culturali, per poter accedere e gestire tali benefici.

Un esempio virtuoso, da citare sicuramente come quasi un modello a cui ispirarsi, è quello viennese. Lì non si parla di bonus o incentivi ma di case di edilizia sociale a basso impatto ambientale. Appartamenti di diverse taglie a costruiti con materiali green come il legno, con massima efficienza energetica e adatti anche alla socializzazione con spazi come palestre e piscine.

Un piccolo esempio lo è anche, più vicino a noi, la Corte di Quarto nella periferia milanese. È un progetto di housing sociale che offre proprio uno spazio abitativo ispirato non solo a efficienza energetica e a basso impatto ambientale, ma anche alla bellezza e ai valori del buon vivere. Si tratta di appartamenti destinati proprio a nuclei e individui di fasce vulnerabili e fragili a cui è ancora più necessario uno spazio per vivere in modo sano ma anche bello.

L’ecologia del cuore si affianca così all’ecologia ambientale. Dobbiamo rendere l’abitare non solo un diritto ma anche un’opportunità. Solo in spazi ben tenuti infatti, si può coltivar la bellezza della vita.