Il giardino milanese di via Montello intitolato alla collaboratrice di giustizia uccisa dalla mafia

Lea Garofalo aveva trentacinque anni quando è stata uccisa. Ad ammazzarla, nel 2009, l’ex compagno, il boss mafioso Cosco che l’aveva attirata in un appartamento affittato allo scopo. Ne sarebbe uscito solo il cadavere a cui hanno dato fuoco poco dopo nel quartiere monzese di San Fruttuoso.

Sono fatti accaduti non cent’anni fa, ma appena undici. Non in qualche favela del sud del mondo o in qualche paesino sperduto nella Locride calabrese, ma a Milano, nella capitale economica e “morale” dell’Italia. Proprio per non dimenticare e mantenere viva la memoria di questa giovane donna che ha pagato con la vita la propria testimonianza contro la mafia, il comune di Milano ha deciso di intitolarle il giardino di via Montello. Un luogo simbolico non solo per la sua centralità geografica a rappresentare l’importanza della lotta alla mafia nel futuro della città ma anche perché vi si accede proprio dall’omonima via dove aveva sede, fino a pochi anni fa, un vero e proprio fortino della malavita.

La cerimonia di inaugurazione

«È uno dei luoghi della memoria a Milano», ha detto il presidente del consiglio comunale di Milano, Lamberto Bertolè, nel suo intervento all’inaugurazione del giardino comunitario Lea Garofalo. «Diventi anche un luogo attivatore di impegno perché accanto alla memoria ci vuole tanto impegno». è stato il suo auspicio. Della cittadinanza ma anche della politica, visto che in una città come Milano «la mafia la si contrasta con la buona amministrazione». E con il “buon” associazionismo ha aggiunto la referente del coordinamento di Libera Milano, Lucilla Andreucci, convinta che «il cambiamento lo si fa insieme». Da lei è arrivato anche un commosso ricordo di Lea Garofalo e un pensiero alla figlia Denise Cosco che ancora oggi vive sotto protezione: «Il girasole era il fiore di Lea Garofalo. Oggi pensiamo a Denise, sperando che le arrivi il calore di una città come Milano».

Campi estivi e beni confiscati per tenere viva la memoria 

Una metropoli dove si moltiplicano le iniziative per diffondere consapevolezza tra giovani e meno giovani come il campo estivo organizzato a CasArché da Libera e Fondazione Arché a Quarto Oggiaro. Oppure dove i beni confiscati alla criminalità organizzata, attualmente più di 200 su tutto il territorio cittadino, vengono destinati anche a realtà del Terzo Settore che si impegnano a farle rivivere e a metterle a disposizione nuovamente della collettività. Anche così si aiuta la memoria di una donna coraggiosa come Lea Garofalo a restare viva.