giochi inclusivi bambini

E se provassimo a considerare i bambini per quello che sono, a prescindere dalle loro caratteristiche e diversità?

I bambini possiedono un’innata propensione all’inclusione, a differenza degli adulti, non si fissano sulle differenze e con facilità trovano soluzioni che divengono inclusive e accoglienti verso tutti.

La spontaneità con la quale i bambini trovano soluzioni e inventano giochi alla portata di tutti, porta a soffermarsi su quanto, forse, l’eccessiva attenzione e riflessione sulle diversità possa essere controproducente.

Riflettere sul significato di gioco inclusivo significa prima di tutto essere consapevoli del fatto che un bambino o una bambina devo poter giocare come ogni altro bambino fa e devono poterlo fare all’interno di contesti favorevoli che accolgano le differenze in quanto tali.

Il gioco infatti è l’attivazione innata a cui tutti noi ci dedichiamo, bambini o adulti che sia, per svago e desiderio di passare il tempo, o con lo scopo di sviluppare la creatività e stimolare le nostre capacità. E tutto ciò è insostituibile e inalienabile.

L’inclusione deve essere trattata come fenomeno bidirezionale in cui non solo la persona con disabilità si adatta al comportamento degli altri, ma anche l’intera società deve sforzarsi di accogliere e comprendere le difficoltà della persona diversamente abile. Il riconoscimento e il rispetto verso l’altro nascono dalla conoscenza.

È infatti fondamentale accompagnare i bambini e le bambine verso un’educazione di comunità dove la comprensione e l’accettazione della diversità sono concetti basilari, che contribuiscono a creare un clima sociale solidale e di sostegno verso l’altro.

Ci vuole un’inclusione che sia realizzata da tutta la comunità educante”, come stile di approccio quotidiano alle diversità, non delegato solamente agli insegnanti, ai professionisti e a pochi altri eletti. Un processo d’inclusione deve essere capace di fornire una cornice dentro la quale tutte le persone possano essere ugualmente valorizzate, trattate con rispetto e fornite di uguali opportunità.

Deve essere un approccio globale, incentrato non unicamente sul singolo disabile ma che si rivolga a tutte le persone e alle loro potenzialità. È necessario attivare processi di cambiamento che modifichino l’approccio alla disabilità e che stimolino una presa di coscienza del reale significato del termine dal punto di vista culturale e sociale.

Si tratta quindi di abbandonare i modelli culturali espulsivi, significa mettere in gioco nuovi progetti, nuove idee, nuovi pensieri, nuove forze di creatività e di credere fortemente nella diversità come risorsa e non come problema. I luoghi del gioco all’interno di una città perciò devono sempre essere inclusivi, fruibili da chiunque abbia voglia di frequentarli.

Il gioco rappresenta uno dei modi privilegiati per esplorare il mondo esterno e quello delle relazioni interpersonali, per sviluppare abilità motorie e cognitive, per sperimentare ruoli, per agire la propria creatività e favorire l’integrazione fra individui.

Le attività ludiche rappresentano per tutti i bambini e le bambine, a prescindere dalle loro caratteristiche, le medesime funzioni ed è fuorviante considerare il gioco per i bambini disabili unicamente in un’ottica terapeutica, come spesso accade: il gioco rappresenta un’attività spontanea a cui tutti i bambini hanno diritto di sperimentarsi in egual modo, sempre, nonostante le loro diversità.

Tutti siamo uguali proprio perché diversi.

E come diceva qualcuno, normale sarai tu!

Andrea Sagliocco

Educatore “Handicap… su la testa!”

Foto di Zoe Vincenti

Il Librosolidale è un libro speciale. È un libro che parla di gioco e del gioco, quindi è un libro che parla a tutti (piccoli e grandi). È frutto dell’impegno di molti, autori e fotografi, che hanno collaborato alla realizzazione del progetto.

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Questi sono gli altri articoli del Librosolidale 2020 che pubblicheremo nelle prossime settimane:

  • Spazi a misura di bambino” di Elena Giovanardi
  • Il territorio educa” di Giulia Pozzebon
  • Il gioco è per tutti” di Alice Pennati
  • “Il gioco vero” di Lucia Bertinato
  • “Giochi cooperativi a scuola” di Giancarlo Cavinato
  • “Faticoso essere bambini in città” di Emanuele Bussolati
  • “Outdoor education” di Ghislaine Nothomb, Davide Mallia e Maria Zanchi
  • “Tra realtà e finzione” di Ingrid Bianchetti
  • “L’importanza del gioco spontaneo” di Sabrina Scotti
  • “Diventare fratelli, giocando” di Sabrina Scotti
  • “Quarto Oggiaro è un nome che parla” di Alessandro Pirovano
  • “Mi ha commosso una frase” di Silvia Carameli
  • “Il gioco per Fondazione Arché” a cura di molti