Se si analizzano i concetti di salute, di malattia e di cura, ci si accorge che solo alla fine dello scorso secolo è stato abbandonato il modello biomedico, riduzionista, a favore del modello biopsicosociale, e così anche a favore di una nuova definizione del concetto di salute. Solo in tempi recentissimi si è reso inscindibile il binomio ambiente e salute.

Si tratta di una riorganizzazione del pensiero e della conoscenza, attuata e condivisa all’interno dei gruppi di lavoro, che non mira semplicemente a eliminare i confini tra i diversi paradigmi, ma a travalicare anche le frontiere tra diverse discipline, con l’obiettivo ultimo di integrarle, per sostenere al meglio nuclei madre bambino in contesti di rischio e forte vulnerabilità (Di Mambro, 2025).

La Speranza ha oggi il volto degli esclusi: di chi non ce la fa, chi viene lasciato indietro, chi non è riuscito nella propria libertà e dignità. Mamme e bambini segnati dalla malattia o dalla violenza; persone di origine straniera respinte dentro un limbo dell’illegalità ed invisibilità; uomini e donne colpiti dal disagio sociale e psichico, poveri, carcerati, sfruttati (Ciotti, ibid, 2025).

Una persona, da sola, non può cambiare un destino impervio, per quanto desideri farlo, ma a fortificare la sua speranza singola entra in gioco una speranza declinata al plurale: la forza del noi che apre le braccia e muove le gambe verso chi rischia di rinunciare a sperare.

È questo impegno collettivo a schiarire il buio e ad aprire Nuovi Percorsi di vita che sembrano interrotti, schiacciati contro barrire di difficoltà ed ingiustizie. È un “esserci”, numeroso ed energico, che smuove gli ostacoli, interiori ed esterni (Bettoni, ibid, 2025).

Fiocchi in Ospedale e Nuovi Percorsi Roma sono progetti che nascono a sostegno della complessità e a supporto dei nuclei madre-bambino, per ridurre i rischi di povertà educativa, isolamento, violenza e sfruttamento.

Il passato delle donne accolte presso i nostri servizi è costellato di eventi traumatici, che hanno minato alle fondamenta la capacità di fidarsi, di affidarsi a qualcuno per farsi aiutare. L’arrivo di un bambino nelle loro vite apre orizzonti nuovi, che permette alle donne di entrare in relazione coi servizi ed orientare un futuro diverso.

Ma come si fa ad accogliere la complessità? Come degli esploratori, gli operatori non hanno “cartine geografiche”, ma sono dotati di attitudini, come la predisposizione all’incontro, la curiosità ed il coraggio, e possiedono conoscenze ed abilità di base che consentono loro di affrontare territori sconosciuti, di dare risposte alle inedite situazioni critiche, che incontrano lungo il loro viaggio.

Sappiamo che la vita delle donne che sono anche madri, in Italia, è costellata di difficoltà: ostacoli nell’inserimento nel mondo del lavoro, differenze retributive, contrattuali, di ruolo ed un netto divario di carichi di cura tra uomini e donne, cui si aggiunge una carenza di servizi che non supporta adeguatamente le famiglie nel conciliare vita intra ed extrafamiliare (XV Atlante dell’infanzia -a rischio-, Un due tre stella).

Partendo dall’accoglienza e dall’ascolto dell’altro, i nostri progetti cercano di creare e proporre un modello di genitorialità ed un percorso verso l’indipendenza adatto e specifico per ognuna delle madri che incontriamo. Si tratta di abituare ed allenare il nostro sguardo a tenere in considerazione la complessità che caratterizza chi abbiamo di fronte.

Ognuno di noi viene da una cultura di appartenenza che, a sua volta, è condizionata dalla propria cultura familiare e dal proprio sistema di valori. Le donne che accogliamo non si riconoscono più nella cultura di appartenenza, ma nemmeno in quella in cui si trovano ad abitare e che viene proposta loro dall’esterno. Gli operatori favoriscono e sostengono le donne affinché possano trovare il tempo, lo spazio e gli strumenti per costruire una propria nuova cultura.

Questa dimensione è resa possibile dalla relazione presente, capace di esserci, di ascoltare e comprendere, costruendo insieme uno spazio che permette al bambino stesso di crescere ed essere educato nell’apertura al futuro, elaborando un passato difficile per la mamma (Bianchetti, Barile, Giovanardi, 2025).

Il lavoro di cura è portatore di cambiamento non solo nell’esito delle sue azioni, non solo in funzione del singolo beneficiario di quell’azione, ma nel complesso dell’interezza, nella totalità della sua pratica: nei confronti, cioè, del mondo e della società.

Il lavoro di cura, oltre a costruire una risposta concreta e materiale agli effetti discriminatori, oltre, cioè, a rispondere alle necessità che il mondo del profit pone alla società, rappresenta una risposta logica a questo stesso schema. I nostri servizi, oltre a sostenere le mamme e a ridurre i rischi dei bambini, con la loro semplice esistenza realizzata in tutti i soggetti che lo incarnano (assistenti sociali, mediatori culturali, psicologi, educatori,…), dimostrano l’esistenza di un’altra logica possibile: quella della relazione.

Camminare insieme ai nuclei madre bambino, intercettarli durante la gravidanza e sostenerli nel cammino di crescita dei loro bambini, permette di ridurre i possibili rischi di povertà educativa, maltrattamento e sfruttamento, e di costruire una rete di cura che consenta loro di essere parte di un sistema.

Il primo sguardo è rivolto alla sofferenza che corrode la vita delle persone che incontriamo, il dolore e l’oppressione, oltre all’umiliazione, subiti dalle donne e dagli uomini che arrivano da noi. Una persona non rinasce in forza delle regole, delle norme o per paura che deriva dalla loro trasgressione.

“Ci vuole sempre qualcuno che ci spinga fuori dai nostri recinti e dalle nostre gabbie mentali, per accogliere la vita, la vita donata, la vita amata, la meraviglia di una vita e rinascere” – Bettoni, 2025

Aprirsi ad una nuova genitorialità, inserire i bambini al nido o nelle attività ludiche ricreative del territorio, l’inserimento nel mondo del lavoro delle mamme, oltre a migliorare la relazione con il bambino e la situazione economica del nucleo, consente anche di creare nuove relazioni sociali, allontanandosi dall’isolamento, che spesso caratterizza le esperienze di vulnerabilità.

In questo risiede il ruolo delle operatrici e degli operatori che quotidianamente operano sui progetti di Fiocchi in Ospedale e Nuovi Percorsi Roma: la promozione del senso comunitario, l’attenzione alla forza generativa della comunità (Benasayag, 2019), che permette all’altro di superare le proprie fragilità.

Gina Riccio