Quarto oggiaro opportunità giovani

Qui una volta era tutta campagna, è proprio il caso di dirlo. Un tempo frazione del comune di Musocco, in effetti Quarto Oggiaro era un gruppo di case e cascine costruite intorno a Villa Caimi. Almeno fino al 1923, quando entrò a far parte di Milano.

Il suo destino cambiò dopo la Seconda Guerra Mondiale: l’Italia andava verso il boom economico e dalle zone più povere del Paese iniziarono ad arrivare molti immigrati in cerca di lavoro. C’era bisogno di alloggi per tutte quelle persone e così, nel 1954, furono realizzate le prime case popolari. In poco tempo Quarto Oggiaro divenne uno dei più grandi quartieri di edilizia popolare di Milano.

Da allora il quartiere è andato espandendosi, diventando un grande quartiere dormitorio per gli operai e in cui inizialmente mancavano molti servizi. La sua identità popolare e multiculturale rimane tutt’ora: ai primi migranti interni se ne sono aggiunti altri, arrivati in momenti diversi e da diverse parti del mondo. Basti pensare che dal 2001 al 2011 il quartiere ha visto un incremento di presenza straniera del 246%.

Quarto Oggiaro sta cambiando, e punta sui giovani

Per anni Quarto Oggiaro ha dovuto fare i conti con difficoltà oggettive e con una cattiva reputazione, legata al degrado e alla criminalità. Il quartiere però si è evoluto e i cambiamenti positivi sono visibili. Negli ultimi anni le case popolari sono state ristrutturate, sono stati creati parchi e riqualificate intere aree.

Alcune criticità permangono, ad esempio un tasso piuttosto alto di dispersione scolastica. Il 3,2% delle ragazze e dei ragazzi di Quarto Oggiaro non finisce la terza media e il 22,9% abbandona prima del diploma. Ed è proprio sui giovani che bisogna puntare attenzione e risorse se si vuole fare in modo che il cambiamento sia anche culturale e che sia portato avanti negli anni. Anche per questo l’Amministrazione e degli enti del terzo settore presenti sul territorio hanno messo in campo, negli anni, diversi servizi e progetti.

Uno di questi, da poco concluso, è l’Atlante dei Talenti, rivolto ai giovani tra gli 11 e i 19 anni e gestito da Fondazione Arché, ACLI Milanesi e Fondazione Giacomo Brodolini. Nonostante le difficoltà legate alla pandemia, negli ultimi mesi il progetto ha offerto ai giovani del quartiere laboratori innovativi, creati con lo scopo di aiutarli a scoprire le proprie capacità e attitudini, fare i conti con le proprie potenzialità e i propri limiti. L’idea è che quei giovani possano a loro volta diventare risorse per il territorio.

In particolare i ragazzi hanno avuto la possibilità di partecipare a tre laboratori: uno di web radio, uno di musica e uno tecnologico. Hanno realizzato trasmissioni con musica e interviste, hanno scritto e registrato un brano rap e hanno perfino costruito e programmato apparecchi per ascoltare la radio via web. Il territorio ha saputo dare ai partecipanti opportunità impensate, che per alcuni potranno significare l’apertura a prospettive professionali o personali che altrimenti non avrebbero avuto.

Ci facciamo raccontare com’è andata da due ragazzi che hanno partecipato al laboratorio di web radio, da un’educatrice che li ha seguiti nelle attività e dall’Assessore del Municipio 8 Fabio Galesi.

Proprio quest’ultimo, classe 1987, può testimoniare come il quartiere possa essere una risorsa che apre strade inaspettate: “Io non avrei mai pensato di entrare in politica, di entrare in Consiglio di Municipio, di fare l’assessore. È stato proprio il quartiere che mi ha spronato a mettermi in gioco, ad affrontare una sfida e vincerla”. Da sempre impegnato nel mondo delle associazioni, quando aveva poco più di vent’anni gli è stato proposto di candidarsi in Consiglio di Municipio, visto che conosceva bene il quartiere e le sue problematiche. “All’inizio pensavo mi stessero prendendo in giro, anche perché ero molto giovane e la politica non sapevo neanche cosa fosse. Poi ci ho riflettuto un paio di giorni e ho deciso di mettermi in gioco per cambiare le cose”.

 

Quarto oggiaro opportunità giovani

Il quartiere come risorsa per i giovani

Parlando dell’Atlante dei Talenti, Fabio Galesi ribadisce la centralità dei giovani e l’importanza di aprire per loro nuove opportunità: “Il progetto nasce da un bando del Comune di Milano, con l’indicazione che abbiamo dato noi del Municipio 8 di puntare sui giovani. E come si punta sui giovani? Cercando di far emergere le loro passioni, magari nascoste, e dandogli l’opportunità di provare cose nuove a cui si scoprono interessati, o da cui riescano a sviluppare in futuro una loro carriera professionale”.

Opportunità e fiducia sono due parole chiave per una presa in carico educativa dei giovani. Bisogna saper guardare lontano e riuscire a coinvolgere gli interessati in quella visione: “Quando mi hanno parlato del laboratorio di web radio,” racconta Gaia, una ragazza di 16 anni, “ho subito pensato che sarebbe stato noioso. Ma quando ho partecipato mi ha attirato proprio. Abbiamo provato a usare il mixer, a montare i video e gli audio, a fare interviste alle persone”.

Le opportunità messe in campo con l’Atlante dei talenti sono state particolarmente insolite e accattivanti, dando la possibilità ai ragazzi di utilizzare stampanti 3D, schede elettroniche, apparecchiature professionali per il suono, programmi specifici per l’editing audio. A guidarli nelle attività sono stati professionisti nei vari campi ed educatori. “Dal mio punto di vista di educatrice” racconta Elena D’Agostino, che ha seguito i ragazzi nel laboratorio di web radio. “È stata una bellissima opportunità, nel senso che a volte i ragazzi non hanno neanche idea delle potenzialità che possono avere. In certi casi perché manca proprio lo strumento pratico: mai ai ragazzi sarebbe venuto in mente di poter fare radio senza sapere della possibilità di registrare interviste con un programma online che è in grado di montare. Mai una ragazzina avrebbe saputo di essere brava a disegnare in 3D senza che qualcuno le avesse detto che esiste un programma gratuito per farlo”.

Non si acquisiscono solo competenze pratiche con attività come queste, ma si impara a conoscere meglio se stessi e a relazionarsi con gli altri. Ci si scopre protagonisti e si acquisisce fiducia: “Facendo la radio ho scoperto che riesco a socializzare tranquillamente con le persone”, racconta Gaia, “prima ero una che si vergognava, ma con la radio non è stato così. Mi è piaciuto soprattutto quando siamo andati a fare le interviste perché le persone non ti ignoravano, ti rispettavano” continua con un certo stupore. “Quando gli facevi delle domande, anche se erano di fretta, ti davano il loro tempo lo stesso”.

Dal suo punto di vista di educatrice, anche Elena racconta l’importanza di attività come queste dal punto di vista relazionale e della consapevolezza di sé: “Ognuno ha trovato un proprio ruolo all’interno del laboratorio. Ad esempio una ragazza molto timida ha trovato il suo ruolo nello scegliere la musica, un altro nell’ascolto ed editing delle registrazioni. Ognuno ha riscoperto le proprie capacità, dei lati nascosti, ma anche le proprie fragilità. Tra adolescenti a volte ci si prende in giro, ma ho notato che durante le interviste con le persone, quindi sul territorio, si sono sostenuti e spronati a vicenda e questo è stato bello”.

Quarto Oggiaro: le opportunità date ai giovani saranno opportunità per il territorio

Generazioni a confronto

E proprio le interviste sono state uno strumento per aprire un dialogo tra le generazioni presenti nel quartiere. Lo racconta Matteo, 18 anni, anche lui partecipante al laboratorio di web radio: “Abbiamo chiesto alle persone del quartiere com’era Quarto Oggiaro una volta, cos’è cambiato negli anni. Hanno detto che adesso c’è più socializzazione, non nel senso che prima non c’era, ma adesso si è evoluta. Prima si parlava poco con le persone straniere, mentre adesso si aiutano tutti senza guardare questo fatto delle etnie. Prima c’era meno sicurezza, mentre adesso puoi camminare nel quartiere anche di notte tranquillamente. Ci hanno raccontato che una volta questa era una zona agricola e poi hanno iniziato a costruire le case popolari, le strade…”.

Quello del confronto tra generazioni non è un tema banale a Quarto Oggiaro, come conferma Fabio Galesi parlando del coinvolgimento nel progetto dei residenti nelle case popolari: “Il progetto prevedeva anche di cercare di mettere insieme due realtà diverse che molto spesso vanno in conflitto. Questo è un altro obiettivo su cui lavorare nei prossimi anni.”

Un’occasione recente di incontro tra generazione vecchie e nuove si è realizzata durante l’evento organizzato nell’ambito del progetto Atlante dei Talenti il 4 ottobre, che dopo una parte itinerante si è concluso nel cortile della casa popolare di via Cogne 4: “L’iniziativa in via Cogne è piaciuta tanto agli anziani,” conferma Galesi, “anche il rap, nonostante loro siano più sul classico”.

I giovani come risorsa per il quartiere

Per chiudere il cerchio di un processo di rigenerazione urbana e sociale è importante che i giovani siano consapevoli di poter diventare a loro volta risorse per il quartiere. Perché questo avvenga occorre un presidio educativo continuo.

I ragazzi hanno voglia di proseguire ciò che hanno iniziato: “Vorrei continuare con la radio” dice Matteo. “È una cosa bella e serve anche al quartiere, perché spesso ci sono cose belle e non le tirano fuori, perché tirano fuori solo cose brutte. Quindi la radio potrebbe essere anche questo: andare a intervistare la gente, i ragazzi che sono nati e vivono qui e che sono diversi da come si pensa. Perché se dici che sei di Quarto Oggiaro un po’ ti guardano male. Uno di Quarto Oggiaro te lo immagini maleducato, casinista, e invece non tutti sono così”.

E Matteo maleducato non sembra per niente. Si mostra invece consapevole delle opportunità che il suo quartiere gli offre: “Quando ero piccolo c’era meno attenzione sui giovani. Poi hanno aperto il centro educativo Punto Luce, che prima non c’era, e grazie anche a questi centri educativi c’è più attenzione verso i minorenni e si possono scoprire anche ragazzi che hanno qualche talento. Ad esempio io grazie al Punto Luce studio al conservatorio. Il mio strumento è il corno” racconta con entusiasmo. “È difficile perché raggiunge dalle note gravi come la tuba fino ad arrivare alle note acute come la tromba, e quindi è uno degli strumenti più difficili dell’orchestra, e infatti è anche il più bello”.

Il progetto Atlante dei Talenti è concluso, ma è intenzione degli enti coinvolti e del Municipio 8 trovare un modo per dare continuità alle azioni intraprese. “Un modo per proseguire questo progetto” dice Fabio Galesi, “è quello di mettere a disposizione delle strutture, dei luoghi. Questo può essere uno dei primi passi. Perché se in quartiere c’è una sala di registrazione, ad esempio, o una sala prove dove sono a disposizione strumenti musicali, quello può essere un percorso che può andare avanti anche in autonomia, riuscendo a coinvolgere anche altri ragazzi. Su questa cosa stavamo lavorando, ma ad oggi siamo fermi per una questione di taglio di bilancio. Abbiamo cercato di muoverci anche su altri canali di sponsorizzazioni private, ma ovviamente da febbraio è saltato tutto”.

Per quanto riguarda il coinvolgimento dei giovani nel prendersi cura del proprio territorio, c’è ancora molto da lavorare, ammette Galesi: “Non solo qui nel quartiere, ma a livello culturale italiano: io faccio una cosa se mi paghi, se no non la faccio. Però a volte si riesce a rompere questo stereotipo diffuso. Faccio un piccolo esempio: al circolo Arci stanno andando avanti con la consegna dei pacchi alimentari e due donne che vengono a ritirare i pacchi si sono rese disponibili, e adesso gestiscono loro tutta la fase di distribuzione. Hanno capito che nonostante il loro periodo di difficoltà, in cui c’è qualcuno che le sta aiutando, anche loro possono essere una risorsa per aiutare il prossimo in qualcos’altro”.

C’è ancora molta strada da fare, ma se Quarto Oggiaro ha cambiato faccia e sostanza è anche grazie a quei giovani che in passato hanno avuto l’opportunità di impegnarsi e hanno deciso di farlo. Giovani che, crescendo, non hanno smesso di prendersi cura del quartiere.

“La cosa che mi dà soddisfazione” racconta Galesi “è che in questi dieci anni ho visto cambiare tante cose che da giovane vedevo, magari evitavo. Convivevo con pezzi di degrado sia urbano che sociale. Invece adesso alcune proposte e idee che volevo realizzare per migliorare il mio quartiere sono riuscito ad ottenerle. Ad esempio tutta la questione delle case popolari: all’inizio c’era un degrado pazzesco, c’era una forma di illegalità micidiale, cosa che adesso è cambiata radicalmente”.

Restano ancora punti critici importanti, racconta Galesi, anche per quanto riguarda i modelli culturali a cui i giovani sono esposti nel contesto delle case popolari: “Ci sono alcune situazioni che andrebbero chiarite per una questione di trasparenza. Io continuo a insistere da anni perché, vivendo sul territorio e conoscendo alcune persone, so che c’è gente che non paga l’affitto, magari prende tutta una serie di sussidi e poi si fa due mesi a Ibiza. È un’ingiustizia sociale, perché toglie risorse a chi ne ha bisogno. Non ci può essere chi fa la bella vita a discapito di chi paga sempre e di chi non può pagare perché è in difficoltà”.

Il tema è enorme e spinoso. Ciò che ci preme dire qui è che l’ambiente culturale in cui i giovani crescono influirà nel loro modo di agire e pensare come cittadini. A Quarto Oggiaro si possono trovare modelli contrastanti ed è fondamentale che ragazzi e ragazze continuino a trovare punti di riferimento educativi che li aiutino a sviluppare un senso critico.

 

Quarto oggiaro opportunità giovani

Quarto Oggiaro? Non è male.

Come abbiamo detto all’inizio Quarto Oggiaro è un quartiere dalla storia difficile. Viene spontaneo chiedere ai giovani cosa cambierebbero, se potessero. Ci si aspetta in risposta un fiume di critiche, ma non è così: “Cosa cambierei del mio quartiere?” dice Matteo. “Magari si può migliorare la pulizia, le scuole, più verde… Ma già così direi che va bene”.

“Se potessi cambiare qualcosa al quartiere…” dice invece Gaia dopo averci pensato un po’. “Beh, Quarto Oggiaro adesso non è male per essere sincera, perché in tutti i posti ci sono i pregi e i difetti. Quindi secondo me va bene così com’è, perché la rendiamo noi perfetta“.