
Il doposcuola è un progetto che apparentemente sembra secondario e irrilevante, ma quando si vive in prima persona cos’è e cosa succede al suo interno, allora la prospettiva è diversa e tutto cambia.
Al doposcuola a Milano del progetto “C’è Tempo” accogliamo fino a 12 ragazzi, con culture, vissuti, storie e bagagli di esperienza diversi. Ognuno di loro ha una ricchezza e una profondità dentro che, appena trova spazio per emergere, porta con sé i discorsi sull’importanza dell’inclusione e dell’affettività, ma anche sul bullismo subito e sulla difficoltà di essere categorizzati come diversi.
Ma poi loro si chiedono: “Diversi da chi?”
Ad esempio c’è Cristina, una ragazza di 13 anni, i suoi genitori provengono dall’Ecuador. Ha una sorellina di 6 anni e un fratellino di 2, insieme a loro vive anche la nonna, come ci racconta. È una ragazza che inizialmente ha avuto un po’ di difficoltà ad adattarsi: è molto introversa e si sentiva come se non riuscisse più a trovare il suo posto nel mondo.
Appena ha trovato il suo spazio e la possibilità di portare sé stessa, raccontandosi e condividendo ciò che viveva durante le sue giornate a scuola o nel tempo libero, tutto è cambiato. Arriva sempre per prima al doposcuola, cercando di essere sempre disponibile: appena finisce i suoi compiti si propone di aiutare gli altri, suggerisce giochi da fare e grazie a lei i momenti di risate non mancano mai.
Questo progetto cerca di rispondere a un’esigenza concreta sul territorio. Ha l’obiettivo di arrivare alle famiglie del quartiere e trasmettere loro che ognuno di noi, su questa terra, ha il diritto di trovare uno spazio in cui esprimersi, in cui sentirsi accettati. Uno spazio in cui, magari, stringere delle amicizie vere e durature.
Uno spazio in cui c’è qualcuno pronto ad ascoltarti e aiutarti laddove tu abbia bisogno.




