Era il 16 marzo 2022 quando intorno alle 14 la prima carovana di aiuti umanitari organizzata da Arché col contributo di tantissime persone e numerose organizzazioni, accende i motori per arrivare dopo circa 22 ore di viaggio a Leopoli, L’viv in ucraino.

Era stato tale lo sconcerto e la paura, tale l’emozione e la rabbia nel vedere intere case e villaggi bombardati, cittadini, anziani, donne e bambini costretti a scappare e a cercare rifugio dagli invasori che non si poteva restare con le mani in mano. A tre settimane dall’invasione russa del territorio ucraino avevamo ben chiaro chi fosse nel giusto e chi avesse violato la sovranità di un popolo.
Anche questo fattore, chiaro per chiunque, ha messo in moto il cuore e la generosità nel raccogliere cibo, vestiario, attrezzatura varia… Passammo giorni e notti a mettere in scatole, a suddividere e riordinare quanto ricevemmo dall’ondata di generosità che invase, pacificamente, il cortile di CasArché, per mantenere la parola data a p. Ihor di raggiungere il Seminario di L’viv dove centinaia di profughi erano ospitati e protetti.

Da sinistra Jacopo Palmieri e p. Giuseppe Bettoni, al centro, vestiti di rosso, Paolo Dell’Oca e il “clown di guerra” Marco Rodari
Ci siamo schierati: dalla parte dei deboli, delle vittime della guerra che come sempre sono soprattutto donne e bambini, per non parlare di anziani e civili inermi. Nelle spedizioni che si sono susseguite ci siamo spinti con una missione di pace fino a Kyiv e con altri furgoni di aiuti umanitari fino a Kherson, sempre con lo stesso slancio, con la stessa dedizione di poter dare una mano, di fare qualcosa per rendere la loro vita meno dura.
E loro ci chiedevano: ma perché fate questo per noi? Perché l’Italia è così generosa?
Oggi non si parla di pace. La guerra continua, le armi mietono vittime ogni giorno dalla parte degli invasori e dalla parte degli invasi. La voce di papa Francesco, che chiede dialogo e diplomazia per la pace, risuona come un assolo in un concerto frastornante di bombe e di missili.

📸 Marta Soszynska/MSF
A un anno di distanza c’è un grido che non ha mai smesso di risuonare in mezzo al Mediterraneo: ancora donne e bambini, ma anche giovani uomini che cercano pace e giustizia, libertà e diritti. Partono in migliaia, ne muoiono a decine, pochi si salvano. Cercavano giustizia, ma hanno trovato la legge.
Ci siamo schierati dalla loro parte fin da subito e con determinazione. Perché, nonostante la legge, deve essere ben chiaro a tutti da che parte sta la giustizia. Almeno per tre motivi.
Anzitutto è una questione di principio perché potrei essere io su quella barca e senza alcun dubbio meriterei di essere salvato. Non perché sono nato da questa parte del mondo. Per la legge del mare che fa sì che ciascuno di noi debba incontrare braccia forti in grado di tirarti fuori dall’acqua, con la tua donna e i tuoi figli.
In secondo luogo, è una questione di umanità, perché quando un altro essere umano soffre, tutto il genere umano soffre. Siamo un corpo solo, una sola umanità. Quando un padre e una madre salgono con i loro figli su un barcone perché sono disperati si attendono di incontrare non burocrati spietati, politici cinici e funzionari abietti, ma altri esseri umani capaci di sentire il loro dolore.
Infine è una questione di diritto: dalla Bibbia ho imparato che la terra è di Dio e che ogni creatura ha diritto di camminarvi sopra e di condividerne fraternamente i frutti. Ogni persona ha diritto di vivere, di muoversi, di partire, di sognare la vita e di desiderare per sé e per i propri figli un futuro diverso.
Ci siamo schierati e continuiamo a farlo per loro e con loro.
p. Giuseppe Bettoni
L’intervento di p. Giuseppe Bettoni è stato pubblicato il 16 marzo 2023 a pagina 2 di Avvenire col titolo “Anche noi di Arché sempre con le vittime nella guerra d’Ucraina e sulle rotte del mare”.