Uno dei momenti salienti delle celebrazioni per i 30 anni di Arché è stato l’incontro che Papa Francesco ci ha riservato nella Sala Clementina il 2 settembre 2021: eravamo in 200 tra mamme, bambini, volontari e operatori. Tutt’altro che parole di circostanza, quelle che il Papa ci ha rivolto! Anzi, fin dalle prime battute ha messo a fuoco la nostra mission, arricchendola di una lettura profonda per imparare a stare sull’essenziale, sull’amore. Ecco le sue parole:

«L’avete chiamato “Arché”, che richiama l’origine, il principio, e noi sappiamo che in principio c’è l’Amore, l’amore di Dio. Tutto ciò che è vita, tutto ciò che è bello, buono e vero viene da lì, da Dio che è amore, come dal cuore e dal grembo di una madre viene la vita umana, e come dal cuore e dal grembo di una Madre è venuto Gesù, che è l’Amore fattosi carne, fattosi uomo».

Un amore che deve continuamente essere alimentato da una lettura critica e attenta per far sì che, come ha ricordato nel concludere il suo messaggio, «la struttura sia sempre al servizio delle persone, non il contrario». Uno stimolo importantissimo a non cedere alla facile tentazione di alimentare l’organizzazione che finisce per essere autoreferenziale.

Devo riconoscere che, con una certa audacia, già quando Arché muoveva i suoi primi passi, ci ripetevamo come un ritornello che quanto andavamo facendo doveva essere pensato e vissuto perché un giorno non ci dovesse essere più bisogno di noi.

Utopia, perché nel mondo le ingiustizie ci saranno sempre, ma al tempo stesso le parole di Papa Francesco continuano ad essere una bussola che ci preserva dal creare dipendenza nelle persone accolte, dall’ambizione di dover diventare chissà che cosa e dal delirio di dover esserci a ogni costo.

Per non “perdere la testa” Papa Francesco ci ha suggerito la necessità di guardare sempre i volti:

«E allora, in questa logica, in principio ci sono i volti: per voi sono i volti di quelle mamme e di quei bambini che avete accolto e aiutato a liberarsi dai lacci della violenza, del maltrattamento. Anche donne migranti che portano nella loro carne esperienze drammatiche».

Crediamo che ognuno di noi venga al mondo con una missione, quella di lasciare questa terra migliore di come l’ha trovata; ma non solo: ci assumiamo anche la responsabilità di non lasciare indietro chi pensa di non avere niente di buono da donare. Perché ciascuna persona, qualsiasi sia la sua ferita o la sua colpa, ha un dono da condividere.

Grazie Papa Francesco: anche noi, insieme a te, «sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!» (Fratelli tutti, 8).

  

Per celebrare il decimo anno di pontificato di Papa Francesco, VITA Non Profit ospita nel numero di questo mese i commenti e gli interventi dei vertici di tante organizzazioni del Terzo Settore. Qui abbiamo proposto quello scritto da p. Giuseppe Bettoni, presidente e fondatore di Arché. Qui o in edicola puoi acquistare il numero.