Come vi abbiamo già raccontato, nell’Archébaleno #63 abbiamo deciso di far parlare i volontari e le volontarie di Arché, tramite i materiali che abbiamo raccolto da un lavoro di gruppo che avevano svolto nei mesi precedenti.

Quadri, libri, fotografie e poesie che, per loro, ricordavano un momento della pandemia e del lockdown.

Istantanee indelebili di un periodo che ci ricorderemo per sempre.

E dopo i lavori del primo, del secondo e del terzo gruppo, ora vi riproponiamo qui i lavori integrali del quarto e ultimo gruppo.

Buona lettura!

Anna Varisco

Paesaggio Urbano: La Città Alienata
Mario Borgese  1975-76
(misura : 160 X 130 -acrilico su tela)

Questo è un quadro dipinto da mio marito tanti anni fa, quando il Covid non era nemmeno immaginabile, se non nei libri di fantascienza di Simak o di Asimov.

O negli horror di S. King

Mi ha sempre ispirato una malinconica empatia la bellezza di questo leone solitario, in una città deserta, lasciato a guardia di una piazza vuota.

Con gli occhi di oggi, vedo in questo leone – solitamente immagine di forza e di supremazia – un essere dolente e rassegnato come lo siamo noi umani; abitanti in libertà condizionata.

L’Homo Sapiens, che si dice superiore a tutti gli esseri viventi, è prigioniero di un nemico invisibile.

Che tragica lezione di umiltà!

Come sarà il futuro? Alcune riflessioni a ruota libera

  • Delineare il futuro prossimo non è cosa semplice, viene forse più facile pensare a quali cose fare per migliorare la base su cui costruirlo.
  • La pandemia in genere non è un fenomeno nuovo: è questa pandemia che è nuova per noi. L’uomo ne è sempre uscito ed oggi abbiamo un vaccino in tempi da record.
  • Vaccino per tutti anche per i paesi poveri (se non si salvano tutti non si salva nessuno)
  • Guariremo, ripartiremo e saremo ancora quelli di ieri. O avremo imparato ad essere migliori?
  • Sapremo passare dall’approccio utilitaristico di “società per azioni ad azioni per la società”?
  • Parola d’ordine: rispetto e generosità (per l’ambiente, le persone, le idee)
  • Coltivare e promulgare la bellezza nelle sue svariate espressioni
  • Salute e cure per tutti, nei luoghi di vita, per sentirsi “sani” anche nella malattia
  • Cultura della complessità: collaborazione, tecnologia, umanesimo, sostenibilità, arte, pensiero critico vs semplificazione, per essere critici, senzienti e liberi
  • “Rammendare” le periferie anziché costruire con altro cemento (Enzo Piano), riparare, riutilizzare, restaurare far rinascere il bello in modo trasversale
  • Meno burocrazia, l’efficienza come norma
  • Più spazio alle donne e al lavoro femminile anche nei settori Stem
  • Giustizia
  • Intelligenza Artificiale e tecnologia al servizio dell’uomo
  • Cura per gli ecosistemi, evitare gli sprechi.
  • Sostegno del terzo settore a livello governativo
  • Maggiore inclusione delle marginalità
  • Giovani, valori da trasmettere tramite scuola e vita collettiva/società

È la foto dei papaveri e fiordalisi che ho seminato a marzo dello scorso anno durante il lock down. Avevo ricevuto i semi da un amico e non credevo sarebbero fioriti, invece dopo qualche mese sono sbocciati.

Per me questi fiori, che ai tempi della mia infanzia, all’inizio dell’estate macchiavano di rosso e blu i campi di frumento dorato, sono un bel ricordo. Il blu dei fiordalisi era ormai da anni sparito dai campi per via dei pesticidi, ultimamente questo fiore è tornato anche nei giardini a dimostrazione che non ci dobbiamo dare per vinti: se lo vogliamo possiamo migliorare lo stato delle cose.