Ospite ai microfoni di Radio Lattemiele p. Giuseppe Bettoni ha parlato di “Cuori pensanti“, il docufilm che racconta le origini di Arché durante l’emergenza AIDS e che ripercorre i nostri trent’anni di storia.

Vi riportiamo qui sia l’intervento completo che la sbobinatura, buona lettura (o ascolto)!

docufilm aids italia

Benvenuti qui su Radio Lattemeiele. In questa mattinata, in questa domenica 10 ottobre 2021, abbiamo al telefono il Presidente della Fondazione Arché p. Giuseppe Bettoni. Buongiorno!

 Buongiorno e buona domenica a voi e a tutti i radio ascoltatori.

Buona domenica anche a lei. Allora ci stiamo sentendo per un progetto molto bello, ora infatti le lascio la parola, ma parliamo del docufilm “Cuori pensanti”, dedicato proprio alle origini di questa Fondazione.

Sì esattamente. 30 anni fa prendeva il via questa realtà, poi diventata Fondazione col tempo, in un contesto segnato anche allora da un virus: quello dell’HIV. E trent’anni dopo abbiamo a che fare con un altro virus, che speriamo di avere finalmente debellato.

Abbiamo voluto tornare indietro nella storia proprio perché i primi volontari con cui siamo partiti a fare quest’esperienza sono stati dei volontari giovani, di 18 – 20 anni. Ragazzi universitari che hanno scelto di essere a fianco a me in quest’avventura completamente nuova: il virus faceva paura, come fanno sempre i virus, ma allora pensare che l’AIDS potesse essere un problema vero e vitale per i bambini era una cosa inspiegabile ed impensabile.

Per questo abbiamo realizzato, a 30 anni di distanza, una sorta di raccolta di interviste dando voce a loro e ripercorrendo quei primi anni, dove, da Cuori pensanti.

Così li abbiamo definiti, mutuando un’espressione cara ad Etty Hillesum nel suo diario, quando, nel campo di concentramento, pensava di essere in un luogo di disperazione, ma voleva essere un cuore pensante. Un cuore, quindi portando tutta la passione che occorre in quei frangenti, ma anche sempre in legame col pensiero e con l’intelligenza per essere sempre governati in qualche modo, anche nell’entusiasmo e nello slancio.

Padre Bettoni, ci tengo a raccontare questa cosa: voi negli 80, quando è proprio scoppiato il caso HIV, siete stati i primi ad aiutare concretamente queste persone. Mi ricordo di famiglie, di bambini sieropositivi e la gente li allontanava quasi. Invece voi no, siete sempre stati pronti ad intervenire.

Sì è stata un’iniziativa che ci ha visti in prima linea, direi proprio da pionieri. Senza letteratura, senza riferimenti.

Grazie al cielo abbiamo trovato in alcuni medici e professori, come Gian Vincenzo Zuccotti e Alessandro Albizzati che ci hanno offerto una spalla importantissima di supporto, perché va bene lo slancio, lo star vicino ai bambini, il portarli a giocare, a scuola e addirittura venivano allontanati dalle scuole.

Erano colpevolizzati persino.

Assolutamente si erano visti come portatori del contagio: se erano figli di un tossico o di una tossica erano un pericolo per gli altri e per i propri figli. Senza pensare a tutto quello che ha significato per i genitori questa cosa, perché i genitori che mettono al mondo un figlio sieropositivo danno la vita, ma danno anche la morte.

Questa era la consapevolezza drammatica che li portava molte volte a chiudersi, a mettersi ai margini.

Coi volontari abbiamo spezzato un po’ questo circolo chiuso e abbiamo aperto il rapporto con il territorio, con le scuole, con gli oratori. Volevamo riuscire a far fare una vita normale anche a questi bambini e alle loro famiglie. Siamo stati dei pionieri sotto questo punto di vista.

Anche perché il volontariato fatto in questo modo va sostituirsi alla politica, che non arriva a gestire certe emergenze nei tempi richiesti.

Assolutamente, questo è un po’il nostro ruolo. Di fatto poi si sono sistematizzati dei protocolli d’azione e d’intervento sia a domicilio che a casa alla luce di un’esperienza vissuta sulla nostra pelle e con il nostro coraggio oserei dire, perché ci voleva tanto coraggio per spezzare la paura.

Immaginate poi questi ragazzi di 18-20 anni con alle spalle una loro famiglia che gli diceva “Ma come? Cosa lo fai a fare?”.

Situazioni molto difficili. Ma la cosa bella è che nel giro di poco tempo queste famiglie sono diventate famiglie che si sono rese disponibili anche al sostegno e all’affido temporaneo. È stato un processo interessantissimo.

È vero, allora direi che ricordiamo il titolo del docufilm che potete trovare sulle piattaforme social della Fondazione Arché e che si chiama “Cuori pensanti” di cui ricordiamo la regia di Elena Maggioni e Marina Belli. Grazie per essere stato con noi p. Bettoni.

Grazie a voi e buona domenica.