Gli ospedali sono stati le trincee della lotta contro il Covid-19. Pieni fino a scoppiare e costretti a chiudere reparti per far posto a quello che pareva un inarrestabile afflusso di pazienti nuovi, hanno impiegato gran parte delle energie e del personale per curare i malati. A partire da fine marzo hanno chiuse le porte, tutti, agli esterni per limitare al massimo la diffusione del virus. Anche le attività di volontariato di Arché, a fianco dei nascituri e delle mamme in gravidanza in alcuni ospedali milanesi, sono state sospese dal 24 marzo. Ma sono continuate, il più possibile, online.

Le operatrici e i volontari del “Bosco Incantato dell’ospedale Buzzi si sono incontrati sul web, hanno dato una mano con lezioni di italiano e hanno garantito sostegno telefonico alle persone in difficoltà. All’ospedale “Sacco” il progetto “Fiocchi in ospedale è diventato “Fiocchi COVID”, così da offrire orientamento a distanza per i degenti e in particolare per i pazienti dimessi dopo il ricovero, così da metterli in contatto e orientarli ai servizi del Comune a supporto delle famiglie colpite dal contagio. Al “Macedonio Melloni“, invece, ben sedici sono i nuovi minori e genitori affiancati a partire da marzo: a loro è stato garantito sostegno e orientamento ai servizi.

Telefonicamente, e in collaborazione con Save The Children, è proseguito anche il progetto “Per Mano“, sostenendo 35 nuclei famigliari nel pagamento di utenze domestiche e canoni di locazione, nelle spese mediche e farmaceutiche, nell’acquisto della spesa o di altri prodotti essenziali. Altri bambini e i loro genitori sono stati coinvolti nel progetto “Smart Together“, beneficiando del sostegno allo studio e ai compiti assicurato  dalla presenza a distanza di volontari, e di consulenze psicologiche e psicoterapiche di sostegno alla genitorialità in collaborazione con Nivalis; oltre che della donazione di 10 tablet e di 50 tessere acquisti del valore di 50 euro di COOP.

L’emergenza del Covid-19 ha aggravato le difficoltà economiche dei nuclei, come conseguenza della riduzione dello stipendio, della perdita del lavoro o dell’impossibilità di trovarlo a causa delle misure di contenimento del Covid-19″, certifica Marta Falanga, Coordinatrice Area Prossimità Ospedali Milano, “rendendo ancora più precarie situazioni già precedentemente fragili, ha provocato un aumento diffuso delle povertà, nonostante le misure di sostegno al reddito attivate a livello nazionale e locale”. In particolare, vari nuclei con bambini piccoli hanno avuto difficoltà a provvedere sia ai bisogni dei figli che dei genitori, trovandosi costretti, in alcuni casi, a privilegiare l’alimentazione dei primi e a trascurare la propria.

È il caso di Carla, mamma di due bambini di 7 e 1 anno, che si è vista non rinnovare il suo contratto con l’introduzione delle misure di distanziamento fisico. Senza reddito né risparmi e impossibilitata a trovare un nuovo impiego a causa del lockdown, Arché le ha dato una mano a rientrare nelle liste di distribuzione dei pacchi alimentari da parte del Comune, e ha beneficiato dei fondi del progetto Per Mano per il pagamento di affitto e utenze e per l’acquisto dei beni di prima necessità per l’infanzia. Orientata e sostenuta, ha inoltre iniziato un percorso di presa in carico sociale.

Le difficoltà economiche si sono platealmente manifestate nella questione abitativa: molti nuclei infatti, non sono riusciti a trovare una mediazione con i padroni di casa per un rientro concordato e rateizzato dal debito e si sono trovati nella condizione di dover aprire un contenzioso mentre altri, in condizioni precarie perché ospiti o affittuari in nero, rischiano di essere mandati via e perdere l’alloggio.

È il caso di Lubna che ha partorito a metà aprile. Fino a pochi giorni prima del parto, insieme alla figlia maggiore di 18 anni, viveva in auto da diversi mesi, dopo essere stata allontanata dal compagno per non aver voluto interrompere la gravidanza. Dopo il parto, grazie all’intervento del servizio sociale il nucleo è stato collocato in emergenza in un hotel ma, finora, non sono state trovate soluzioni più stabili e durature.

Difficoltà economiche e precarietà abitativa, causate o aggravate dal lock-down, hanno esasperato le situazioni tensioni e conflitti famigliari.

È il caso di Francesca, una giovane madre che, proprio durante l’emergenza Covid-19, ha assistito alla scarcerazione e al ritorno sotto lo stesso tetto dell’ex-compagno. Subito sono riprese le minacce e le vessazioni che nel giro di poco l’hanno costretta nuovamente  a trasferirsi, fra molte difficoltà.

Dall’ospedale alla città, l’irruzione del Covid-19 ha messo in luce criticità e punti di forza. Per quanto riguarda le prime, Marta Falanga evidenzia “il carico di lavoro per tutti gli operatori del sociale significativamente aumentato” e le difficoltà a rispondere ai bisogni degli utenti in tempi utili attraverso i canali abituali. Anche l’impossibilità di incontrare dal vivo le persone ha costituito un limite dell’azione degli ultimi mesi, favorendo risposte emergenziali e limitate più che progetti strutturati di lungo periodo.

Una situazione di oggettiva difficoltà che ha indotto, però, un più diffuso e significativo lavoro di squadra, sia tra gli operatori dell’area ospedali sia tra le varie aree. Ha assistito a “nuove e più forti sinergie fra aree diverse, che meritano di essere coltivate e rafforzate sia per offrire un intervento ancora più ampio e integrato agli utenti, sia per aumentare il grado di sostegno e supporto reciproco fra operatori”, commenta Marta Falanga, impegnata a ricostruire i rapporti con le amministrazioni ospedaliere per definire insieme le modalità di ripresa delle attività in presenza dei vari progetti ospedalieri. Speriamo imminente, finalmente, dopo tanti mesi!