Nonostante tutto, anche col Covid negli ospedali continua a esserci vita e aiuti. Emilia è nata, sanissima, al Sacco di Milano, nonostante entrambi i genitori si fossero scoperti positivi al virus proprio nelle ultime settimane della gestazione. La mamma le ha passate ricoverata in isolamento, senza  ricevere visite e senza seguire il corso di accompagnamento alla nascita. Per lei il momento del parto si è svolto solo con misure di sicurezza molto rigide e senza il marito. Dimessa ancora positiva al Covid, anche i primi giorni dopo il parto non sono stati semplici: li ha trascorsi da sola con la sua bimba, nata sana, poiché il marito ha dovuto soggiornare altrove per ridurre i rischi di trasmissione, non sapendo bene a chi rivolgersi per dubbi o consigli. Lontana dal marito e dalla famiglia, però, la giovane mamma ha incontrato il servizio Fiocchi in Ospedale, unico vero sostegno in quei giorni: «Attraverso il servizio sociale dell’Ospedale Sacco, l’abbiamo conosciuta e contattata», spiega Marta Falanga, responsabile milanese dei progetti negli ospedali di Fondazione Arché, «abbiamo effettuato diversi colloqui di sostegno e orientamento, e l’abbiamo aiutata a trovare un servizio di consulenza ostetrica e un gruppo di mamme online, organizzati dal consultorio».

Il travaglio della nascita e dei primi giorni di vita di Emilia mostrano come le operatrici di Arché siano ancora un punto di riferimento negli ospedali milanesi per i giovani genitori che, alle sfide della gravidanza, vedono sommarsi le difficoltà della pandemia.  Nonostante siano ancora off-limits per il personale non ospedaliero, le loro attività sono continuate anche in questi mesi, affiancando e supportando i genitori nelle prime fasi di vita dei piccoli. «I colloqui che svolgiamo sono volti a cercare di comprendere e accogliere i bisogni dei genitori, pensare insieme a delle nuove possibilità di aiuto e sostegno o a identificare e orientare a servizi di supporto alla genitorialità e alla crescita di bambini e bambine», aggiunge Marta che, insieme alle altre operatrici, ha dovuto confrontarsi con una realtà in rapido peggioramento.

«L’emergenza Covid ha reso molto più difficile la gestione familiare, peggiorandola in quelle situazioni già di fragilità. In questi mesi di pandemia, abbiamo così ricevuto moltissime richieste di aiuto da parte di famiglie con bambini piccoli in grave difficoltà economica e abitativa  che incontravano difficoltà nell’accedere a diversi servizi, in particolare a quelli sanitari pediatrici. Ne abbiamo favorito l’accesso ai servizi sanitari e a tutti gli enti di sostegno alla famiglia, sempre in stretto contatto con i servizi sociali ospedalieri e territoriali e con gli enti dei territori, in particolare con la rete dei progetti QuBì». E ora, tempo di iscrizione al nido dei bambini più piccoli, l’aiuto più richiesto è quello nella compilazione dei moduli sul sito del Comune. 

In ospedale Marta e le colleghe hanno conosciuto genitori come Rachid e la moglie Nadia che, con due gemellini nati prematuri e affetti da gravi patologie, erano molto affaticati e in difficoltà a gestire la situazione familiare senza sapere più a chi rivolgersi. Con l’affiancamento delle operatrici di Arché e grazie all’intervento del servizio sociale dell’Ospedale Buzzi, oltre al necessario coinvolgimento di una mediatrice linguistica e culturale, sono riusciti ad aiutarli a sbloccare la situazione, permettendo di ritrovare un po’ di tranquillità e fiducia.

A volte basta proprio solo qualche parola e qualche consiglio. Come nel caso di Mara e Antonio che, in attesa del secondogenito, sono pieni di dubbi e paure. Come sarà il futuro di questo piccolo e della sua sorellina? Riusciranno a dare ai loro figli tutto quello di cui hanno bisogno? Grazie ai colloqui con l’operatrice dello Spazio Neonato-Famiglia presso il Macedonio-Melloni. M. può condividere queste sue preoccupazioni e trovare ascolto e conforto, e non sentirsi sola nell’affrontare questa nascita ormai prossima. E grazie alla generosità di una volontaria di Arché è riuscita a ottenere anche un bellissimo passeggino. «Sarà per il nascituro il primo mezzo per lanciarsi all’esplorazione del mondo!», è la chiosa di Marta.