Sono passati esattamente 25 anni dal 7 marzo 1996 quando il Parlamento approvò la legge voluta fortemente da LIBERA, l’organizzazione antimafia di Don Ciotti, che istituiva il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie. Da allora edifici e spazi sequestrati dalle forze dell’ordine nel corso delle operazioni contro la malavita non sono più finiti nel dimenticatoio ma hanno iniziato a sperimentare una seconda vita, venendo assegnati a associazioni e realtà del non profit per farci progetti di carattere sociale.

Come il laboratorio di ostie che ha preso il via, grazie alla collaborazione tra Arché e Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, presso l’ex night club di via Jean Jaures di Milano. Qui a plasmare, letteralmente, la nuova vita di questo spazio sono le dita di alcune mamme, affiancate da Arché nei progetti di housing sociale e in comunità, che impastano e preparano le ostie distribuite ai fedeli durante le celebrazioni domenicali. Una seconda occasione la stanno vivendo e offrendo anche gli altri spazi sequestrati e confiscati alle organizzazioni criminali gestiti da Arché, diventando case temporanee per i nuclei che le necessitano. L’appartamento in viale Sarca 91 è stato inserito all’interno del progetto RST (Residenzialità sociale temporanea) del comune di Milano, accogliendo nuclei familiari, con particolare focus su mamma e bambino, che si trovano in condizioni di fragilità e di difficoltà abitativa. Destino simile è toccato a un altro spazio gestito da Arché, un appartamento in via Due Giugno, dove è stato attivato il progetto “La casa di Mirtilla” con l’obbiettivo di consentire l’attivazione un’accoglienza temporanea per chi è ancora in attesa dell’alloggio popolare. Non persone ma mobili e altri accessori per le persone sono quelli contenuti, invece, nel box di via Santa Marcellina dove vengono portati come donazioni e prelevati per essere assegnati alle famiglie una volta trovata una sistemazione definitiva.

Tutti gli spazi confiscati alle mafie gestiti da Arché si trovano a Milano, una città che, secondo l’ultimo report di LIBERA, ha meglio interpretato il dettato della legge di 25 anni fa: l’elenco con tutti i beni confiscati è pubblicato correttamente sulla pagina internet del comune e periodicamente aggiornato. A ciò si aggiunge anche il regolamento approvato dal consiglio comunale che applica l’amministrazione condivisa anche ai beni confiscati. Se l’esempio di trasparenza di Milano fosse seguito anche nelle altre zone d’Italia, la lotta alla mafia ne gioverebbe. Così come l’intero Paese, come nota lo stesso Don Ciotti nella lettera spedita per celebrare l’anniversario della legge: “Il contributo che il patrimonio dei beni mobili, immobili e aziendali sequestrati e confiscati alle mafie, alla criminalità economica e ai corrotti può dare alla ripresa del Paese sarebbe di certo maggiore se tutti i beni fossero rapidamente restituiti alla collettività. E se le politiche sociali diventassero una priorità politica a sostegno dei diritti all’abitare, alla salute pubblica, alla sostenibilità ambientale, al lavoro dignitoso e ai percorsi educativi e culturali”.