Nuovi percorsi di vita per mamme e bambini. Sono quelli che le donne con figli possono intraprendere grazie all’omonimo progetto promosso da Save the Children su scala nazionale e in collaborazione con Arché a Roma. “L’obiettivo [è] di supportare principalmente nuclei monoparentali composti da mamme sole con figli minori, o comunque donne in gravidanza, estremamente vulnerabili, con un occhio di riguardo per quante provengono dai circuiti di tratta e sfruttamento o di tutte quelle che presentano indicatori di rischio collegati a queste problematiche”, si legge nel report semestrale dell’attività. 

Dall’ospitalità presso un/a connazionale conosciuto/a in circostanze poco chiare e/o credibili all’inserimento di generalità diverse nei documenti, passando per il riferimento a riti magici ricevuti alla partenza o durante il viaggio, sono diversi i segnali di allarme a cui le operatrici di Save the Children e Arché pongono attenzione durante il colloquio per riconoscere possibili casi di tratta.  

“La riduzione o il mantenimento nello stato di soggezione ha luogo quando la condotta é attuata mediante violenza, minaccia, inganno, abuso di autorità o approfittamento di una situazione di inferiorità fisica o psichica o di una situazione di necessità, o mediante la promessa o la dazione di somme di denaro o di altri vantaggi a chi ha autorità sulla persona”, è la definizione che il legislatore italiano ha voluto dare al fenomeno, disciplinandone il contrasto con la legge dell’11 agosto 2003.

Sono molteplici le forme in cui si manifesta la tratta e l’annesso sfruttamento: da quello lavorativo a quello sessuale, passando per l’accattonaggio forzato, le adozioni illegali di minori stranieri, i matrimoni forzati o il traffico di organi.

Con le potenziali vittime il progetto “Nuovi Percorsi” a Roma propone varie attività: innanzitutto, vengono ascoltate e supportate a tirare fuori e mettere in luce le proprie risorse, oltre che i propri bisogni più materiali. In particolare, quelli dei propri figli e figlie, vero motore, spesso, della scelta dei genitori di rivolgersi al progetto “Nuovi Percorsi” a Roma.

Al fine di garantire un supporto le operatrici presentano loro una serie di opportunità che il territorio offre. Il lavoro di rete con le altre organizzazioni, infatti, è uno gli aspetti qualificanti di un progetto come “Nuovi Percorsi” a Roma con l’obbiettivo di affrontare prioritariamente il fenomeno della tratta, affiancando le vittime. Non a caso, basandosi sull’analisi degli indicatori emersi ed identificati e/o sulla testimonianza diretta delle donne, viene stilato per ciascuna un risk assessment che può condurre a un possibile invio agli enti preposti.

Un’attenzione particolare è stata rivolta agli e alle ucraine in fuga dalla guerra, in stato di evidente fragilità e a maggior rischio di sfruttamento lavorativo, che hanno rappresentato in soli sei mesi la metà delle persone che si sono rivolte al progetto “Nuovi Percorsi” a Roma (189 di cui 68 donne, 112 minori e 9 uomini). Ciò è stato favorito anche dalla presenza una volta alla settimana di una mediatrice ucraina che ha permesso l’attivazione di percorsi di supporto psicologico per mamme e bambini e non solo.

L’obbiettivo ultimo del progetto è di affiancare le donne in un percorso di progressiva autonomia: con due ucraine, attraverso un lavoro di valorizzazione delle loro risorse, ad esempio, è stata attivata un’esperienza prima formativa e poi professionale presso Bulgari. Inoltre, grazie all’impegno di operatori e operatrici di Arché e alle risorse erogate da Save the Children, è stata portata a termine la procedura di riconoscimento e conversione dei titoli di studio esteri di 3 mamme beneficiarie. Si inizia dai piccoli passi.