Una comunità che sta nel territorio, è aperta allo scambio ed è convinta di poter cambiare il mondo. Sono le caratteristiche proprie di realtà come Fondazione Arché e Il Gabbiano, impegnata fin dal 1983 in Lombardia per la promozione e la tutela della dignità della persona con una particolare attenzione al fenomeno della tossicodipendenza e dell’alcolismo. A dirlo è stato il suo Direttore educativo, “anche se questo termine proprio non mi piace, preferisco di gran lunga coordinatore”, Cecco Bellosi che martedì 22 novembre ha partecipato a un incontro con gli educatori e le educatrici, gli operatori e le operatrici di Fondazione Arché.

Cecco Bellosi durante l’incontro in Sala Stoppiglia nella Corte di Quarto.

Cecco Bellosi, presentando il suo libro “L’orlo del bosco – La cura delle dipendenze tra catene e libertà”, appena pubblicato, ha raccontato la sua storia e la sua esperienza di operatore nel mondo del sociale da tanti anni. Sufficienti per guardarsi intorno e riconoscere i cambiamenti tra ieri e oggi, a partire da una formazione universitaria oggi necessaria ma sconnessa dalla realtà lavorativa delle comunità col paradosso che “ci sono persone che hanno voglia di lavorare e ne hanno le capacità ma senza i titoli adatti”.

Oltre a mettere in evidenza le criticità attuali del lavoro sociale, Cecco Bellosi ha delineato l’orizzonte di senso entro cui prende forma e attraverso cui si manifesta, precisando alcuni punti chiave. Innanzitutto ha ribadito la convinzione che il lavoro sociale non possa ridursi alla “sola gestione”, indicando, invece, tra le alternative possibili, quel “mutualismo conflittuale” teorizzato e portato avanti da esperienze come quella dei lavoratori dell’ex GKN (oggi QF) e simili.

In questa ottica il coordinatore del Gabbiano, sollecitato dalle parole di Fabio Galesi, assessore alla casa del Municipio 8 di Milano, sulle false soluzioni offerte dalla politica dei muri, ha indicato un modo di essere e di agire specifico del terzo settore: “Bisogna partire da situazioni minimali per poi affrontare fenomeni più complessi. Bisogna saper mettere dei semi”.

Indubbie le similarità tra Gabbiano e Arché, a partire proprio dall’essere comunità nella comunità