«Era ignaro quell’albero
della fama futura,
sol perché offriva
al curioso Zaccheo
gradini di rami
per vedere Gesù:
non ho gradini
nel mio sicomoro,
ma solo sussurri
e mute parole
da farGli arrivare».

Sono le parole di Alda Merini a fare da eco alla pagina di Vangelo (Lc 19, 1-10) che abbiamo ascoltato. Il primo pensiero della poetessa è per i rami del sicomoro, destinato a diventare un albero famoso, quei rami che fecero come da gradini alla goffa salita di Zaccheo.

Per poi considerare di “non avere gradini nel mio sicomoro, ma solo sussurri e mute parole” da far arrivare a Gesù.

È vero, si arriva a un momento della vita – umana e spirituale – così spesso pervasa dal desiderio di cambiamento, di superamento di se stessi, si arriva a un momento in cui non bastano più le parole, anche gridare ci si rende conto che non conduce a nulla… e allora il desiderio di altro, di altri orizzonti, di altri scenari, di un cambiamento possibile, viene affidato a un flebile sussurro, a mute parole, nel cuore abita il silenzio di pensieri inghiottiti…

Non è rassegnazione, né stanchezza, ma è rendersi conto che hai bisogno di qualcuno che ti guardi altrimenti, diversamente, come Zaccheo vorresti salire in alto, come a raggiungerlo, e invece ti rendi conto che è lui che scende in basso con te. Zaccheo sale, ma Gesù lo fa scendere subito: Scendi subito oggi devo fermarmi a casa tua.

Non doveva cercare il cambiamento salendo in alto, Zaccheo, ma il cambiamento è possibile quando scendi con Gesù dentro la tua condizione. Umanamente era improbabile, per non dire impossibile, anche solo immaginare un cambiamento per chi era sceso così in basso!
Zaccheo, pieno di soldi, temuto più che amato dai suoi concittadini, non sembrava essere il potenziale umano religioso su cui poter investire una speranza sia pur lieve di cambiamento.

Eppure Gesù scende a Gerico, nel luogo abitato più basso in assoluto di tutta la nostra terra: a 300 mt sotto il livello del mare, per dire che «Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (v.10). Ma se qualcosa si perde è perché lo si possedeva. Questo Zaccheo è «qualcosa» di Cristo, appartiene a lui.

L’inviato di Dio sta cercando un uomo che è nascosto dentro Zaccheo, un figlio di Abramo, un giusto, perché c’è un giusto che è nascosto in ogni uomo. Per quanto tu possa essere caduto in basso, per quanto le tue scelte ti abbiano portato lontano da lui, tu sei cercato da Dio.

È mai possibile? Noi siamo preoccupati della nostra ricerca, della nostra indagine su Dio, quando invece Gesù viene a cercare proprio te e scende con te fino in fondo alla depressione di Gerico! Scendi subito, devo fermarmi a casa tua. Il dovere di Gesù, non è un obbligo, ma è nella natura dell’amore, perché se Dio ama, ama ed è per questo che vuole fermarsi a casa dell’uomo più infame della città.

Quel Zaccheo che ha sempre cercato di essere superiore, di essere più potente, un arrampicatore, uno che sale… Siamo noi che cerchiamo sempre di salire, di avere successo nel mondo, nella chiesa, dovunque… il bisogno di salire in alto, di essere il capo.

Questo è ciò che l’uomo vede in Zaccheo, è quello che i suoi concittadini vedono. Perché lui agiva così, ha fatto di tutto per arrivare a quella posizione. Non è che diventi capo dei pubblicani così perché qualcuno ti nomina… ma perché sei più svelto di un altro, sei più feroce di altri… fai fuori qualcuno che intralcia la tua scalata.

Eppure Gesù vede in lui un’altra cosa! È interessante: Dio sta cercando ciò che lui sa di noi, il nostro volto nascosto. Vale la pena cercare questo figlio di Abramo che c’è in ogni uomo. Gesù sta facendo una cosa unica: gli sta mostrando la sua importanza, la sua preziosità. Fermandosi a casa sua gli sta dicendo che lui è cosa sua!

Cosa vede Dio in un peccatore? Le sue potenzialità. Cosa vede Dio in ciascuno di noi? La nostra potenzialità di fare il bene.

Noi non siamo la somma dei nostri peccati. Dimentichiamo spesso chi siamo, per questo dobbiamo tornare a cercare Cristo che ci guarda con occhi diversi.

E ogni volta che incontriamo qualcuno che disprezziamo, che giudichiamo, sappiamo che Dio lo guarda e vede in lui delle possibilità.

Cosa ha visto Gesù in sant’Agostino prima della sua conversione? Ha visto tutto il bene che poteva fare. Cosa ha visto in Francesco d’Assisi? Tutto il bene che poteva fare. Cosa vede in noi e nelle persone intorno a noi? Il figlio di Abramo che è in noi e il bene che possiamo fare.

Ed è così che Zaccheo scopre davvero chi è lui: ora conta ciò che lui può fare di buono, perché lui è stato guardato così, con misericordia, anche lui è figlio di Abramo. Zaccheo è già discendente di Abramo per nascita, è ebreo… non dobbiamo cogliere l’affermazione in senso etnico, Gesù afferma che Zaccheo è un figlio della benedizione, è un benedetto. Dio lo benedice da quando ha accolto Gesù, quando ha accolto la salvezza nella sua casa. E questo è possibile, sempre, è possibile oggi, come dice Gesù a Zaccheo.

Oggi. Non c’è spazio alla dilazione: oggi! È proprio Luca a forgiare questa teologia dell’«oggi di Dio». Per ben dodici volte nel suo vangelo risuona questo avverbio, «oggi»: ricordiamo l’annuncio fatto dagli angeli a Betlemme (cf. Lc 2,11); nella sinagoga di Nazaret all’inizio del ministero di Gesù (cf. Lc 4,21); durante il viaggio verso Gerusalemme (cf. Lc 13,32.33); come salvezza donata addirittura sulla croce, a uno dei due malfattori (cf. Lc 23,43).

Oggi è per ciascuno di noi sempre l’ora per lasciarci guardare dalla misericordia di Dio e diventare figli della benedizione.

«Oggi ricomincio», come diceva Gregorio di Nissa, perché la vita cristiana è andare «di inizio in inizio attraverso inizi che non hanno mai fine».

E anche se, come diceva all’inizio Alda Merini, non abbiamo gradini nei nostri sicomori, però abbiamo la fiducia che il Signore non smette di continuare a scendere con noi e con ogni uomo nelle nostre povertà.

Per questo così come abbiamo iniziato con una poetessa, concludiamo con un altro poeta, padre Turoldo (+ 6 febbraio 1992) e preghiamo:

Vieni sempre, Gesù. E vieni per conto tuo, vieni perché vuoi venire.
Vieni anche fra noi, nelle nostre case così ingombre di cose inutili e così spiritualmente squallide.
Vieni anche nella casa del ricco, come sei entrato un giorno nella casa di Zaccheo, che pure era un corrotto della ricchezza.
Vieni come vita nuova, come il vino nuovo che fa esplodere i vecchi otri.