Don Ciotti a fianco di p. Giuseppe durante l’Arché Live del 2021 | 📸 Sara Fileti

L’Italia sta normalizzando l’estrema destra, alzando pian piano la temperatura, una dichiarazione, un gesto, una legge alla volta. Sei canali televisivi alla volta. La norma, in latino, era la squadra che serviva agli artigiani e ai costruttori a misurare gli angoli retti. Proponeva un modello che potesse essere imitato, è poi diventato sinonimo di regola. Normale, regolare. Ma attaccare don Ciotti non lo è.

È don Ciotti che dovrebbe essere il modello.

Luigi Ciotti è fondatore di Libera contro le mafie, che dal 1995 coordina più di 1600 organizzazioni nella promozione della giustizia sociale e della legalità; ha partecipato alla fondazione di riviste (Animazione Sociale e Narcomafie) e di organizzazioni come Gruppo Abele, CNCA e LILA.

Alla presentazione di un libro nella Locride, don Ciotti ha spiegato ai microfoni del Corriere della Calabria “i segnali che diventano inquietanti” di una “politica smemorata”: “il depotenziamento di quei pilastri che sono stati creati nell’arco degli anni per avere maggiore forza al contrasto ai giochi criminali”. Fa riferimento ai reati di concorso esterno in associazione mafiosa e di abuso d’ufficio, all’indebolimento dello strumento delle intercettazioni e al codice degli appalti che favorisce i subappalti.

“Noi che cosa facciamo? Abbiamo bisogno di essere cittadini più responsabili nella continuità, nella condivisione, nella responsabilità di collaborare con le istituzioni se fanno le cose giuste, essere una spina nel fianco se non fanno quello che devono fare. Abbiamo questo dovere: di alzare il volume della nostra voce per chiedere ciò che è giusto, perché oggi le mafie sono più forti di prima. Nonostante l’impegno, il sacrificio, il lavoro generoso di polizia, prefetture, segmenti delle istituzioni e segmenti importanti del nostro Paese sono più forti di prima, si è passati dal crimine organizzato mafioso al crimine normalizzato”.

E rispetto al Ponte sullo Stretto ha detto che “non unirà solo due coste, ma certamente due cosche”. Perché quello della criminalità normalizzata è il tumore dell’Italia, trasversale a tutte le altre emergenze, e don Luigi dà la sua vita per questa battaglia, ma le sue parole sono state riprese da Matteo Salvini, Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, che ha attaccato il Presidente di Libera, responsabile a suo dire di aver detto la cosa più grave e volgare che lui abbia mai sentito: “È di una volgarità, di un’ignoranza, di una superficialità senza confini”.

L’Italia ha molti problemi e confidiamo che l’attuale governo di estrema destra si preoccupi di affrontarli, ma tranquillizziamo il Ministro: don Ciotti non è tra questi; e a don Luigi, uomo fuori dal normale, esprimiamo la nostra fraterna vicinanza e solidarietà.