Per chi crede nella pace, ma anche nel preparare la pace per avere la pace, non sono anni semplici. Disarmo e dialogo promossi da organismi sovranazionali suonano sempre più come belle favole cui contrapporre il cinismo della vulgata nazionalista, una corsa al riarmo anche come occasione di speculazione finanziaria. Il Governo italiano è azionista di maggioranza di Leonardo S.p.A. e vende armi ad Israele, per citare uno dei cortocircuiti che esponenti del terzo settore e della società civile han denunciato grazie ad un’informazione che non è asservita.
Jorge Mario Bergoglio l’ha detto: “L’economia che uccide, che esclude, che inquina, che produce guerra, non è economia: altri la chiamano economia, ma è solo un vuoto, un’assenza, è una malattia, una perversione dell’economia stessa e della sua vocazione. Le armi prodotte e vendute per le guerre, i profitti fatti sulla pelle dei più vulnerabili e indifesi, come chi lascia la propria terra in cerca di un migliore avvenire, lo sfruttamento delle risorse e dei popoli che rubano terre e salute: tutto questo non è economia, non è un polo buono della realtà, da mantenere. È solo prepotenza, violenza, è solo un assetto predatorio da cui liberare l’umanità”.

📸 Karen Laårk Boshoff
Saito Kohei ne Il capitale nell’Antropocene (2020), presentato sulla fascetta come il libro di economia più eversivo del decennio, puntualizza che “senza lo sfruttamento della forza lavoro del Sud globale, senza l’appropriazione delle sue risorse naturali, non vi potrebbe essere agiatezza nelle nostre vite”.
Bene. Ciascuna e ciascuno di noi decide come muoversi in questo scenario, come collocarsi a riguardo; decidiamo cosa fare con il tempo che ci viene concesso.
Solo risposte sbagliate, come si dice sui social, perché un altro modello economico è soltanto immaginabile e sperabile, e qualunque riflessione si schianterà contro il muro di gomma del “Come puoi pensare che funzioni?”, “Se non ti va bene puoi sempre emigrare”, “Guarda che stai già vivendo nel sistema migliore possibile”. Per certi versi è anche vero: in Italia la percentuale di scolarizzazione e la percentuale di popolazione laureata non sono mai state così alte. Anche l’attenzione ai temi ambientali e ai diritti civili è aumentata negli ultimi anni, soprattutto tra le generazioni più giovani. Quindi?
Da figlie e figliastre del capitalismo è facile riconoscere nel nostro tempo dei dogmi che impregnano molte relazioni: la prestazione e l’efficienza, l’interesse e il consumismo, lo sviluppo come crescita infinita, l’individualismo, non solo inteso a livello personale, ma anche in una sorta di egoismo familiare, finanche organizzativo, mutuando il modello concorrenziale caratteristico del libero mercato.
Anche l’azione del singolo che prova, per esempio, a contrastare il riscaldamento globale usando la borraccia può riuscire dannosa: il valore assolutorio (ancora Saito Kohei) della piccola azione ci libera dal rimorso di coscienza, e smettiamo di pensare di poter agire in maniera più radicale, come sarebbe necessario, ma anche in maniera più comunitaria.
Se i professionisti della cura (come gli insegnanti, i lavoratori e le lavoratrici sanitari, gli operatori e le operatrici sociali) non possono permettersi di abitare in città senza una rendita oltre alla propria retribuzione, significa che le città perdono anche chi custodisce il bene comune, chi pensa alle persone più deboli. A New York era difficile trovare qualcuno con soldi o potere che non sperasse nella sconfitta di Zohran Mamdani, scrive Ross Barkan su The New Statesman. E poi ha vinto.

Manifestazione milanese per Gaza, 3 ottobre 2025
Come fare? Facendo cultura, aumentando il gradiente di pensiero critico delle nostre vite, mettendosi insieme. “3,5%” forse è la risposta giusta: secondo lo studio condotto da Erica Chenoweth, politologa di Harvard che ha confrontato più di 100 campagne nonviolente e oltre 200 rivoluzioni violente,
quando il 3,5 per cento di una popolazione si mobilita con intenzioni serie e metodi non violenti, le società spesso vanno incontro a grandi cambiamenti.
Che poi, nel dubbio, io la borraccia continuo ad usarla.
Paolo Dell’Oca
Portavoce di Fondazione Arché
Gli articoli dell’ArchéBaleno 73
🌍 Affrettiamo la venuta del mondo nuovo – Paolo Dell’Oca
🧪 Gli antidoti alla mostruosità pervasiva che ci circonda – p. Giuseppe Bettoni
👹 Ogni mostro nasce dentro un labirinto – Matteo Camerini
🦉 Il sogno della ragione genera mostri – Giuseppe Mazza
🌗 In questo chiaroscuro – Caterina Pozzi
👨🏻🏫 «Educare è un fatto sociale»: dialogo con il prof. Sergio Tramma – Simone Zambelli
🏡 Rinascere nelle relazioni: conversazione con p. Giuseppe Bettoni – Simone Zambelli




