Ho letto recentemente una ricerca, realizzata da Eures-Uil Lazio nella quale emergono alcuni dati ai quali bisognerebbe dare particolare attenzione per avere un quadro di Milano nella sua interezza, per avere una visione completa e meno semplicistica del capoluogo lombardo. Una città che vanta il non lusinghiero record di “capitale delle diseguaglianze”: la distanza tra ricchi e poveri è la maggiore in Italia, infatti, con un range che va dal reddito medio di 100 mila euro di chi vive a Brera ai 18 mila euro di chi vive a Quarto Oggiaro. Ma procediamo con ordine.

In termini di reddito medio Milano è il capoluogo più benestante d’Italia, con un valore pari a 35.585 euro. Seguono Bologna (28.435 euro), Roma (in terza posizione con 27.805 euro) e Firenze (27.295 euro), mentre le grandi città del Sud – Napoli, Palermo, Reggio di Calabria – sono ultime in classifica.

Ma cambiando il punto di vista e considerando l’indice di Gini, un indicatore sintetico che misura il grado di concentrazione dei redditi con valori compresi tra 0 (denota una situazione di completa uguaglianza nella distribuzione reddituale) e 1 (indica al contrario una condizione di assoluta disparità), il quadro muta radicalmente. A Milano si riscontra uno scenario di forte disuguaglianza, con un indice di Gini pari a 0,54; seguono Roma e Napoli, le quali ottengono entrambe un indice di Gini pari a 0,49, mentre risultati più incoraggianti si registrano a Genova (0,43) e Venezia (0,42), con valori sostanzialmente analoghi alla media nazionale (0,43).

A Milano i quartieri di Brera e Quarto Oggiaro distano 10.8 Km, ovvero 27 minuti di automobile, 49 minuti di mezzi pubblici, 30 minuti di bicicletta, oppure con una bella passeggiata di due ore. Questa distanza diventa però interplanetaria, o per meglio dire intergalattica, se si analizzano i conti correnti e i beni di chi vive nei due quartieri. Brera, il quartiere  della Pinacoteca e dei locali della movida, è in testa alla classifica con un reddito medio per contribuente di 100.489 euro all’anno; cinque volte di più di quello di Quarto Oggiaro, il quartiere record dell’edilizia residenziale pubblica che, con un reddito medio di 18.926 euro, è ultimo in classifica.

Nel mezzo troviamo quartieri popolati da persone con reddito molto elevato come Sant’Ambrogio, Duomo, Crocetta, De Angeli, e quartieri dove si fa fatica ad arrivare alla fine del mese, colpiti ancora più duramente dalla pandemia.

Oltre a Brera sul podio troviamo Citylife – con quasi 80 mila euro di reddito medio- e Sant’Ambrogio, in terza posizione (76.657 euro). La situazione cambia totalmente in altri quartieri: Forze Armate (23.338 euro), Crescenza go (23.881 euro), Villapizzone (23.963 euro), Comasina (23.991 euro). L’indice di Gini segnala invece una concentrazione dei redditi più elevati nel quartiere Duomo-Crocetta, dove si registra un risultato “record” di 0,71 (0,54 la media registrata su scala comunale) e, al contrario, una minore disomogeneità nel quartiere di Quarto Oggiaro, in coda alla classifica sia per ammontare del reddito medio sia per incidenza del lavoro autonomo, e nel quartiere Forze Armate, con un risultato pari in entrambi i casi a 0,38.

Mettendo Milano a confronto con altre città nelle quali le ricchezze si concentrano per lo più in determinati quartieri, risulta interessante il confronto tra Brera (100.489 euro) e il quartiere più ricco di Roma, Parioli, fermo a 68.264 euro all’anno.

Questi dati, a mio avviso, sono di straordinaria importanza e dovrebbero essere al centro del dibattito politico e sociale della città anche in questa lenta fase di ripresa, perché interrogano gli enti di Terzo settore spingendoli a rinnovare loro stessi, a mettersi al servizio di inedite fragilità, dando risposte aggiornate ai nuovi bisogni; sono dati che interrogano il decisore politico su quali strumenti di giustizia sociale vuole mettere in campo per contrastare una deriva della città sempre più esclusiva e diseguale.

Le disuguaglianze, imponenti e rese più acute da una pandemia di due anni, si tramutano inevitabilmente in un blocco dell’ascensore sociale e vanno a toccare prevalentemente le generazioni più giovani: essere più incisivi nella lotta alle disuguaglianze è forse il miglior modo di occuparsi del loro futuro e quindi del futuro della città.

Simone Zambelli, Direttore Generale Operativo di Fondazione Arché