A CasArché il giovane Cianu Park ci è arrivato per i lavori di pubblica utilità “dopo aver combinato un piccolo pasticcio”. Mesi dopo ne è uscito, felice per “aver contribuito al miglioramento di questi bambini”. Con i piccoli ospiti di CasArché ha condiviso spazi e ore, ha giocato e ha chiacchierato con loro.

Tratta dal Bilancio Sociale 2018, la sua storia testimonia quanto la promozione di una cittadinanza attiva e consapevole sia parte integrante della mission di Arché.

Ho appena terminato la mia esperienza nella Comunità di Arché. Ci sono arrivato l’anno scorso per svolgervi i “lavori di pubblica utilità”, dopo aver combinato un piccolo pasticcio. Quando mi hanno dato l’opportunità di seguire in Arché questo percorso, ho accettato subito non solo perché mi piace stare con i bambini ma anche perché mi interessa relazionarmi con persone nuove.

In Casa Accoglienza mi sono occupato un po’ tutto: dalla cucina alla pulizia, ma prevalentemente il mio ruolo era quello di divertirmi con i bambini. Giocavo a pallone con i maschietti e intrattenevo le femminucce con i pupazzi ed i trucchi di magia mentre a volte stavamo tutti seduti sul divano a guardare la TV.

Appena entrato in comunità ho sentito subito una bella accoglienza: tutti, sia gli educatori sia i volontari, mi hanno accolto a braccia aperte.

I bambini, invece, appena mi hanno notato mi hanno osservato con occhi curiosi e timidamente mi chiedevano il nome. Le mamme, al contrario, all’inizio sono rimaste indifferenti.

Dopo un paio di giorni le mamme ed i bambini si sono abituati alla mia presenza. Mi salutavano con disinvoltura, chiacchieravamo con allegria ed a volte chiedevano consigli ed aiuti.

Ovviamente non è stato tutto rose e fiori. Provenendo, mamme ed i bambini, da situazioni difficili, si percepiva che non tutto andasse bene. A parole è difficile da spiegare ma è un qualcosa che si coglie nel quotidiano: dai loro modi di fare, dalle relazioni tra le mamme ed i bambini ed anche con gli educatori.

La mia esperienza a CasArché è stata indimenticabile, ma il fatto che mi ha emozionato di più era incontrare i bambini e vedere come crescevano e cambiavano. Come David, all’inizio un po’ rude e permaloso, ma diventato un bambino più rispettoso (anche se a volte riemergevano le vecchie abitudini). Oppure come Emy, molto disordinata e chiassosa quando l’ho conosciuta, e ora molto affettuosa verso tutti.

Sono molto felice di aver contribuito al miglioramento di questi bambini e ciò per me significa molto. Spero di aver lasciato qualche seme che in futuro forse germoglierà come un bellissimo fiore.