Moussa è preoccupato. Sua moglie Fatou è sempre stata schiva e riservata, ma ultimamente, durante la gravidanza del secondo figlio si è chiusa molto, non vuole uscire di casa, è come se si stesse piano piano spegnendo sempre di più; Moussa ha sentito che alcune mamme cadono in depressione durante la gravidanza o dopo il parto e ha molta paura che possa essere successo anche a Fatou. A un colloquio con l’operatrice che lo stava affiancando proprio in occasione di questa seconda gravidanza, per alcuni problemi burocratici ed economici, Moussa si sfoga, racconta, chiede aiuto.

Decidiamo allora di conoscere Fatou, incontrandoli inizialmente insieme; lui è chiacchierone, espansivo e gioviale, cerca in tutti i modi di coinvolgere anche Fatou nella conversazione. Lei sorride debolmente, annuisce, dice qualche parola e poi si rifugia nelle difficoltà linguistiche per lasciar parlare il marito.

Piano piano, dopo qualche colloquio, passata qualche settimana dal parto, decidiamo di provare a incontrarla da sola. Moussa è sempre con lei, ma in questi casi resta fuori dalla porta con il bimbo! Timidamente e con qualche titubanza, senza il suo rassicurante (e ingombrante!) marito accanto, Fatou si svela un po’: racconta che è contenta di essere venuta in Italia, tre anni prima, ma le mancano tanto la famiglia e gli amici lasciati al loro Paese d’origine, nell’Africa occidentale. Si sente spaesata e sola, e non sa a chi raccontarlo. Adora i suoi bambini, ma a casa tutto il giorno da sola con loro si annoia. Ci confida: “non voglio essere solo una mamma e una domestica in casa mia. So che posso fare di più. Voglio lavorare, guadagnare i miei soldi, e fare di più per la mia famiglia”.

Accanto alla sua timidezza, scopriamo la forza e la risolutezza di Fatou.

Insieme a lei pensiamo a un percorso che faccia al caso suo e che possa sostenere i suoi desideri e le sue risorse. Il primo passo è farle conoscere e provare lo Spazio Mamme, un luogo d’incontro e aggregazione nel quartiere dove poter uscire e trovare nuove conoscenze e scambiarsi parole ed esperienze dell’essere mamma e dell’essere donna; l’aiutiamo per l’iscrizione ai presidi educativi di entrambi i bambini; insieme pensiamo a un corso di formazione e in futuro alla ricerca di un lavoro, perché Fatou possa recuperare il proprio senso di indipendenza, di autoefficacia e di valore.

 

La abbiamo incontrata nell’ambito del progetto Per Mano-QuBì – che si prefigge di ridurre l’isolamento e la mancanza di reti familiari, migliorare la conoscenza delle opportunità disponibili sul territorio e trovare le soluzioni più appropriate per il benessere dei bimbi e l’autonomia delle famiglie.

Il progetto Per Mano – QuBì si realizza attraverso la metodologia della presa in carico psicosociale integrata.

Il progetto si avvale dell’esperienza di lavoro sociale di due interventi già attivi sul territorio milanese e italiano: il Programma QuBì – La ricetta contro la povertà infantile, promosso dalla Fondazione Cariplo e il progetto Per Mano, promosso da Save the Children.

Oltre al comune approccio al lavoro sociale di rete, i due interventi condividono un metodo di lavoro fondato sulla forte integrazione con i servizi pubblici territoriali sanitari, sociali ed educativi.

Per Mano – QuBì si propone di intervenire precocemente nel percorso di sviluppo dei bambini e delle bambine, aiutando i loro genitori a:

  • ridurre il disagio economico e sociale;
  • ridurre l’isolamento dovuto alla scarsa conoscenza della lingua e alla mancanza di reti familiari;
  • migliorare la conoscenza delle diverse opportunità disponibili sul territorio;
  • trovare le soluzioni più appropriate per costruire una propria indipendenza economica e organizzativa.

Questo approccio consente di uscire da una logica di emergenza, e si propone di favorire un cambiamento concreto e di lungo periodo sul benessere dei bambini e delle bambine.