A lungo i Governi sono rimasti impassibili ai bisogni di riforme del terzo settore, come un masai quando piove. Poi, d’un tratto, è venuto il sereno e il masai, allevatore transumante, raccoglie le sue vettovaglie e fa fagotto, pronto a muoversi.

Il 12 aprile, al Festival del volontariato di Lucca, Matteo Renzi, il Presidente del Consiglio, ha detto di “sentirsi a casa”. Era in Toscana (pure se nella cittadina rivale di Firenze) e disse anche: “Noi siamo pronti in un mese per approvare un progetto di disegno di legge delega sul volontariato”.

Nella mezzanotte tra il 12 e il 13 maggio, puntuale, twitta un testo di discussione in 29 punti e dopo una settimana incontra a Milano il Comitato Editoriale di Vita No Profit. Come Arché abbiamo partecipato all’appuntamento, e ci teniamo a dire la nostra.

Intanto: “Bene!”; plaudiamo la volontà d’intervenire in un settore che attendeva segnali da tempo. Il 20 maggio Renzi non ha estratto dal freezer un sermone precongelato, ma prima ha ascoltato e poi risposto con competenza ed acume, per quello che gli era concesso nel tempo a disposizione.

Se il Festival del volontariato è la casa di Renzi, si può dire che l’Italia è la casa di ogni volontario. Perché ad Arché crediamo che il lavoro nel non profit[1] sia mosso da uno spirito di gratuità che compete ad una persona che desidera immettersi in un percorso di cittadinanza solidale.

E da questo prendono le mosse alcune nostre osservazioni alle Linee Guida, che costituiscono un buon primo passo di un lavoro che porterà il Governo a presentare un disegno di legge deroga il 27 giugno.

Punti 1 e 4: Come valutare il valore sociale di una realtà del terzo settore?

Le linee guida toccano questo interrogativo facendo riferimento ad un’Authority e ad “altre forme di controllo e accertamento dell’autenticità sostanziale dell’attività realizzata”.

Il valore sociale di un’organizzazione non può essere determinato semplicemente in base alle intenzioni espresse negli Statuti, quanto piuttosto sulle loro attività. La nostra speranza è che l’Authority non si riveli un ulteriore anfratto burocratico e che si avvalga di strumenti di misurazione dei risultati, quali quelli ben segnalati dal Comitato per l’innovazione del Terzo Settore[2].

L’impressione, talvolta, è che non si tratti di separare il grano dal loglio ma, compito ben più improbo, di separare il grano dall’olio.

Punto 26: Voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia

Persuasi, naturalmente, che la responsabilità dello Stato nel sociale non possa essere riducibile ai voucher, e in questo siamo confortati dalla disponibilità al confronto e all’azione mostrati da questo Governo, desideriamo che siano considerate le criticità dell’esperienza lombarda: gli utenti non sono sempre autonomi e consapevoli nelle scelte. Talvolta i servizi socioassistenziali lasciano scoperte le iniziative a supporto dei percorsi individuali personali, primi fra tutti i progetti di vita indipendente.

Punti 22-28: Sostegno economico agli enti del terzo settore

Avvalliamo le proposte riportate considerandole non più di agevolazione fiscale, bensì di fiscalità compensativa, giacché gli operatori del terzo settore, intervenendo in situazioni di malessere sociale, affiancano lo Stato con azioni aventi, anche, un valore economico. Sembrano parole ma è una rivoluzione di sguardi.

Molto lieti per la stabilizzazione dell’istituto del 5 x mille, come riportato dall’articolo 4 del disegno di legge sulla delega fiscale Monitoraggio e riordino dell’erosione fiscale, insistiamo con determinazione sul senso dell’eliminazione del tetto massimo di spesa.

Punti 16 – 21: Il Servizio Civile Universale

Offrire ai giovani uno spazio di gratuità e di dedizione sociale: in questa direzione va riproposto  con forza il servizio civile. Dev’essere occasione per i giovani per palesarsi alla comunità mediante la presa in carico di un impegno, e non deve assumere la finalità di un apprendistato lavorativo. Il rischio che intravediamo è quello che il Servizio Civile funga da palliativo per il bisogno di risorse umane in tempi di fatica per numerose realtà del Terzo Settore e dell’apparato statale.

La nostra indicazione si sposa bene con quella che il Presidente del Consiglio dice essere la sfida centrale del Paese: la questione educativa, nel cui merito entrerebbe a pieno la possibilità di un’esperienza di Servizio Civile “di qualità”; auspichiamo quindi che la finalità precipua sia realmente quella del servizio.

A Lucca Matteo Renzi concluse: “Aiutateci a far ripartire la speranza. In Italia c’è un grande bisogno di ritornare a sperare”. Per chi, come noi, ha fatto del suo motto quello di inventare ogni giorno la speranza, questa potrebbe essere davvero la volta buona.

Forse ha smesso di piovere, e possiamo rimetterci in cammino.


[1] Ben distinto dal no profit: il no profit non fa profitto e non può fare attività commerciale se non in modo marginale, il non profit –non per profitto- non agisce per profitto, ma può fare attività commerciale.

[2] La valutazione dell’impatto sociale è da sempre uno dei temi cui l’istituzione pubblica guarda con più interesse per valutare le policy. Negli ultimi anni questo filone di studi è diventato di interesse anche del settore privato, sia For profit che Non profit. Lo sviluppo di politiche di CSR e di interventi nelle comunità da parte delle imprese, la necessità delle organizzazioni Non profit di dimostrare il loro valore, lo sviluppo di strumenti finanziari di micro finanza e più recentemente di Impact Investing hanno fatto convergere molti sforzi della ricerca sul tema della misurazione dei risultati. Si segnalano tra gli strumenti usciti negli ultimi anni lo SROI – Social Return On Investment (http://www.thesroinetwork.org/what-is-sroi), il VAS – Valore aggiunto sociale, sviluppato per il Non profit italiano, e l’iniziativa dell’EVPA “IMI – Impact Measurement Initiative (http://evpa.eu.com/knowledge-centre/how-to-practice-vp/imi-impact-measurement-intiative/). Le linee su cui si sviluppa il dibattito sono legate alle differenziazioni per settore, alle difficoltà di ridurre tutto ad un elemento quantitativo e alle differenziazioni per dimensioni delle iniziative e delle organizzazioni.