Che ci piaccia o no il 1° dicembre è l’unico giorno dell’anno in Italia in cui si parla a più livelli di HIV e AIDS. Le istituzioni, che per gran parte dell’anno non si esprimono a riguardo se non con voce flebile, né mostrano di voler concretamente contrastare il rischio di nuove infezioni tramite lo sviluppo di politiche adeguate, improvvisamente finiscono sotto le luci dei riflettori. Ma nemmeno quest’anno, ahim`, potranno vantare di aver incoraggiato azioni incisive a supporto delle ong e delle associazioni che operano in Italia e nel Sud del mondo, né tanto meno di aver fatto importanti passi avanti per favorire una diagnosi precoce e l’accesso alle cure per tutti, contrastare lo stigma che da trent’anni aleggia ancora sulle persone che si scoprono sieropositive e ridurre drasticamente i nuovi contagi.

La conferenza sul Fondo Globale contro Aids, Tubercolosi e Malaria, tenutasi all’ONU lo scorso ottobre parla chiaro. Per l’Italia, in assenza di una delegazione politica ufficiale, c’è stata la partecipazione di un funzionario che non ha potuto fare altro che ammettere l’impossibilità di prendere, per ora, impegni. Eppure l’Italia è stato uno dei paesi promotori del Fondo lanciato a Genova nel 2001 in occasione del G8.

Questa giornata per Arché vuole quindi essere soprattutto l’occasione perchiedere alle istituzioni un impegno serio e incondizionato nella lotta all’AIDS. Perché, se è vero che, almeno nel nostro paese, ci siamo lasciati alle spalle l’emergenza che nel 1991 ci aveva visto al fianco di neonati affetti da HIV – molti dei quali non sono sopravvissuti – e che oggi la trasmissione da madre a figlio in Italia é prossima allo zero è altrettanto vero che resta ancora molto da fare. Nonostante i progressi della ricerca garantiscano alle persone sieropositive, soprattutto nei paesi occidentali, una speranza di vita ben più alta che trent’anni fa, sia in numero di anni sia di benessere psico-fisico, non possiamo dimenticare che c’è un intero continente: l’Africa, che oggi è dilaniato dall’AIDSLa cittadinanza solidale che Arché sollecita in questo caso non può essere incisiva se con essa non si mobilitano le Istituzioni nazionali e internazionali.