Maltrattata per anni e infine abbandonata dal marito, a Stella sembrava non avere di fronte alcun futuro per sè e i suoi due figli minorenni. Soprattutto dopo che al dramma della violenza e dell’abbandono si è aggiunto quello dello sfratto.

Presa in carico dai Servizi Sociali dopo lo sfratto però, la sua è una di quelle storie che lascia aperta la speranza per un cambiamento e una rigenerazione. Stella, infatti, è una delle mamme destinata coi suoi due figli agli appartamenti gestiti da Arché. “L’abbiamo accolta e l’abbiamo seguita, garantendo a lei e ai figli quel supporto psicologico necessario per lasciarsi il trauma alle spalle”, racconta Yuri Rutigliano dell’Area Housing di Fondazione Arché.

Con la garanzia di un tetto sopra la testa e di un sostegno per i suoi due figli, Stella ha iniziato a lasciarsi alle spalle i suoi problemi. Almeno quelli più pressanti e immediati. “Per lei è iniziata una fase nuova”, continua Yuri, “che è stata coronata dall’ottenimento di un posto di lavoro nel settore dei servizi”.

Un lavoro, una casa, un sostegno che non è mancato anche nelle prime fasi dell’emergenza: Stella aveva tutte le carte in regola per iniziare un percorso di piena autonomia che le ha permesso di uscire dagli appartamenti di Arché e di affittarne uno per conto suo. “Non riusciva a crederci quando ci ha invitato a casa a bere un caffè alla fine del suo percorso: era lei a averci invitato, era la sua nuova casa!”.

Stella è solo una delle donne che gli operatori di Fondazione Arché incontrano nella loro attività quotidiana, quando si confrontano con situazioni, famigliari e personali, difficili ma con le potenzialità per ripartire.

“Fino a oggi dall’inizio dell’anno, più della metà delle undici famiglie ospitate negli appartamenti di Arché è risultata assegnataria di case popolari, riguadagnando a pieno la sua autonomia, economica ma non solo”, dice Silvio Prandolini, responsabile dell’Area Housing di Arché.

“Erano nuclei con bambini, sprofondati nel cratere del disagio abitativo che diventa disagio esistenziale. Da cui un passo alla volta però, sono riusciti a risalire e a riprendersi i loro spazi di autonomia”.

Anche con l’aiuto di Arché che, grazie alle donazioni di sostenitori e sostenitrici, riesce a garantire ai nuclei ospitati negli appartamenti un aiuto anche al momento dell’uscita e del trasferimento in un altro appartamento. “Oltre a fornire assistenza nel procedimento burocratico, Fondazione Arché riesce a aiutarli nell’arredare l’alloggio nuovo”, rivela Prandolini, soddisfatto per il rapido ricambio a cui ha assistito negli appartamenti. “Grazie alla regia comunale, rimangono vuoti e sfitti solo per il tempo necessario per una pulizia e una sistemata. Tornano subito a essere utili per qualcun altro“.