Dal primo aprile, spedire il proprio giornale associativo, le lettere di ringraziamento ai donatori o pianificare una nuova raccolta fondi tramite le Poste costerà il cinquecento per cento in più. A sancirlo è il decreto interministeriale del 30 marzo 2010 pubblicato a tempo di record sulla Gazzetta Ufficiale del 31 marzo 2010 n. 75. Due semplici articoli, poche righe, in cui si dice senza tanti giri di parole che: “Le tariffe agevolate per le spedizioni di prodotti editoriali di cui ai decreti ministeriali del 13 novembre 2002 e del 1° febbraio 2005, continuano ad applicarsi fino al 31 marzo 2010”. Dopo quella data, nessuno sconto per nessuno. Firmato: ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, in accordo col ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti. E scoppia la protesta della società civile.

A raggelare il sangue di milioni di volontari, fund raiser, donatori e presidenti di associazioni no–profit è l’ultima frase del secondo articolo: “Il presente decreto ha effetto immediato”. Nessun preavviso, nessuna consultazione, nessuna indagine conoscitiva sugli effetti che una norma del genere avrebbe potuto creare. “Un silenzioso colpo di mano” dice Andrea Olivero, portavoce del Forum del Terzo Settore. “Un decreto sconcertante” rincara Telefono Azzurro. Mentre Carlo Mazzini, esperto di non profit, scrive a caldo sul proprio blog: “Quella del governo è una mossa miope” e definisce quanto promosso dal governo una vera e propria “mascalzonata” visti i temi record con cui è stato messo in opera. Il decreto, infatti, è stato firmato il 30 marzo e pubblicato il 31 marzo in Gazzetta Ufficiale. Le tariffe postali agevolate vengono cancellate a partire da quello stesso giorno. Nemmeno 48 ore per mettere in ginocchio un intero settore. Senza possibilità di replica.

A fermare l’onda di malcontento non basta l’ipotesi, contenuta nell’articolo 2, che “con successivo decreto potranno essere determinate tariffe agevolate per i residui periodi dell’anno 2010, in caso di sopravvenuto accertamento di disponibilità finanziarie nell’ambito del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei Ministri”. Come a dire: se ci sono i soldi, forse, qualcosa si può fare.

Mentre il Forum Terzo Settore “auspica una verifica immediata di tali disponibilità finanziarie”, la protesta si diffonde online.

A sancire lo stato di allerta dell’intero settore, il settimanale Vita ha lanciato un appello online che in poche ore ha raggiunto le duemila adesioni.
(07/04/2010 Repubblica, Riccardo Bagnato)