La Camera ha approvato un importante provvedimento, un testo unificato di alcune proposte di legge, finalizzato ad ampliare la possibilità del figlio adottato o non riconosciuto alla nascita di conoscere le proprie origini biologiche.

In particolare, anche per dare seguito a una sentenza con cui la Corte costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità della disciplina vigente, è prevista la possibilità di chiedere alla madre se intenda revocare la volontà di anonimato, manifestata alla nascita del figlio. Il progetto, passato con 307 sì, 22 no e 38 astenuti, ora va al Senato.

Le nuove norme garantiscono il diritto dei figli e quello delle madri, che hanno la libertà di rispondere all’interpello del figlio dichiarando di voler mantenere l’anonimato. In questo modo non viene messo in discussione il patto tra la donna e lo Stato fatto al momento del parto. Il meccanismo consente all’adottato non riconosciuto, attraverso i Tribunali per i minorenni, di far interpellare la mamma biologica per verificare se le cose sono cambiate e se vuole dare il suo consenso a rendere noti i dati.

E se la madre dà la sua approvazione, come sempre più spesso accade, offre così a quel figlio una connessione con le proprie origini, un nuovo contatto con la propria storia. Non vengono, tuttavia, legittimate azioni di stato, né si dà diritto a rivendicazioni di natura patrimoniale o successoria.

Il procedimento è avviato su istanza dei legittimati ad accedere alle informazioni biologiche: l’adottato che abbia raggiunto la maggiore età; il figlio non riconosciuto alla nascita, che abbia raggiunto la maggiore età, in assenza di revoca dell’anonimato da parte della madre; i genitori adottivi, legittimati per gravi e comprovati motivi; i responsabili di una struttura sanitaria, in caso di necessità e urgenza e qualora vi sia grave pericolo per la salute del minore.

Ove la madre confermi di volere mantenere l’anonimato, il Tribunale per i minorenni autorizza l’accesso alle sole informazioni di carattere sanitario, riguardanti le anamnesi familiari, fisiologiche e patologiche, con particolare riferimento all’eventuale presenza di patologie ereditarie trasmissibili. Fino alla data del suo decesso, oltre la quale sarà possibile rivelare i dati.

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