zero netflix recensione

Omar, il protagonista, interpretato da Giuseppe Dave Seke

Che cos’è Zero?

È prima di tutto un numero, ma è anche un punto di partenza o di ripartenza, in caso intendessimo un punto zero.

In questo caso, però, stiamo parlando della serie televisiva del 2021 targata Netflix e chiamata, appunto, “Zero”.

È una storia particolare, ambientata in un non meglio specificato quartiere periferico di Milano.

Omar, il protagonista, è un ragazzo italiano di seconda generazione di origini senegalesi, ha circa 20 anni, lavora come driver per una compagnia di food-delivery ed è talmente timido da riuscire ad esprimersi quasi soltanto attraverso i suoi bellissimi disegni manga (i fumetti giapponesi) che hanno come protagonisti dei ragazzi neri.

Ma non è l’unico potere donatogli da questa sua grande timidezza (o da altro?).

Omar, infatti, è in grado di rendersi completamente invisibile quando prova forti emozioni come rabbia, paura o gioia.

Ed è forse questo l’aspetto più interessante della serie, una minuziosa capacità di allineare delle caratteristiche tipiche delle opere supereroistiche a quelle di film, libri o serie televisive che parlano di disagio giovanile.

Anche se, dal punto di vista tecnico, la serie ha dei grossissimi limiti.

Ma procediamo con ordine.

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Da sinistra: Inno, Sharif, Omar, Sara, Sandokan, Anna e Awa

Il turning point della storia accade sul finire del primo episodio, quando Omar viene inseguito da Sharif, un ragazzo del Barrio (lo stesso quartiere del protagonista, quartiere di fantasia che corrisponde alla Barona).

Dopo una corsa a perdifiato, il nostro Omar si ritrova in un vicolo cieco con una manciata di secondi di vantaggio sul suo inseguitore, ma grazie al suo superpotere riesce a scomparire. Non è uno spoiler, è la prima puntata. ;)

Ovviamente Sharif capisce che qualcosa non torna visto che la strada era bloccata e non vedendo più nessuno, si convince che Omar sia capace di diventare invisibile.

Contestualmente, qualche ora dopo, salta la corrente in tutto il Barrio e la ditta che si occupa delle riparazioni chiede una cifra follemente alta per mettersi al lavoro, così Sharif assieme ai suoi amici Momo, Sara, Sandokan e Inno decide che grazie ai poteri di Omar possono trovare facilmente e velocemente i soldi per aiutare il loro quartiere, la loro casa.

E da questa vicenda si sviluppa la trama della serie, che non approfondiremo troppo per evitare spoiler a possibili fruitori del prodotto, quello di cui parleremo è l’impatto che quest’opera e le tematiche che tratta hanno approfondito all’interno degli uffici di Arché.

Fondamentalmente, chi ha visto la serie si divide in due gruppi ben distinti.

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Tutti i protagonisti della serie

Da un lato abbiamo quelli che ne evidenziano le tante problematiche e dall’altro chi è riuscito ad immergersi nella narrazione dei vari episodi senza lasciarsi distrarre da possibili (e soggettivi) difetti.

I “difettisti” non hanno apprezzato Zero nel suo complesso, portando come esempio i tanti errori tecnici che emergono man mano che si va avanti nella visione: molti attori sono alla loro prima esperienza importante e in molte scene si nota facilmente una certa inesperienza nell’uso delle espressioni o nel modo in cui vengono riportati certi dialoghi.

Dialoghi che molto spesso sono fin troppo didascalici, perché non serve comunicarmi “Sono stanco credo che riposerò un po’…” se ti vedo appoggiato ad una panchina con gli occhi che si chiudono da soli.

O una sceneggiatura che talvolta ha delle forzature, come nella scena di cui abbiamo parlato all’inizio: davvero se non trovi più qualcuno che stavi inseguendo il tuo primo pensiero è che ti sia sfuggito perché sa diventare invisibile? Non pensi, magari, che semplicemente abbia preso un’altra strada?

E si potrebbe andare a lungo avanti, portando sul piatto vari errori tecnici frutto di inesperienza e forse di un bisogno, non troppo nascosto, di qualche episodio in più per dare uno sguardo migliore a protagonisti e trama.

Chi critica Zero, però, riconosce un’ottima scelta nelle musiche e nella regia, apprezzando anche la trama e il messaggio che, magari sbagliando, cerca di portare allo spettatore.

E a chi è piaciuta invece?

Dall’altro lato della barricata, come detto in precedenza, abbiamo quelli che hanno apprezzato la serie nella sua totalità, preferendo concentrarsi sulle tematiche che l’opera vuole narrare.

Come ad esempio l’abbandono dei quartieri più periferici di una città, il disagio che alcuni ragazzi di seconda generazione devono affrontare, infiammandosi con Omar, Sharif e tutti gli altri per le ingiuste punizioni che il Barrio è costretto a sopportare e gioendo con loro per le varie conquiste e rivincite che riescono ad ottenere.

E poi hanno amato i protagonisti, volti nuovi del panorama attoriale italiano, che con impegno e dedizione riescono a portare sullo schermo personaggi complessi e dal carattere sfaccettato.

Come la giovane Sara che ha uno studio di registrazione musicale a cui tiene moltissimo e che si è pagata da sola, supportata soltanto dalla sua incredibile forza di volontà e dall’amico fraterno Sandokan.

O come Sharif, che può sembrare un bulletto ad una prima occhiata, ma che dietro quella scorza dura nasconde un cuore tenero e pronto a fare qualunque cose per il “suo” Barrio.

Insomma, Zero è una serie televisiva che nei giorni scorsi, in ufficio, ci ha fatto discutere e proprio il fatto di averne parlato, di esserci fermati a riflettere su quello che l’opera è stata e non è stata, di non essercene dimenticati subito dopo la visione è il merito più grande di questa produzione targata Netflix.

Ora, però, siamo curiosi di cosa ne pensate voi: fateci sapere se la serie vi è piaciuta o meno, se vi ha lasciato qualcosa, se ne avete parlato con qualcuno, insomma: vogliamo sapere la vostra opinione!