Ho provato una rabbia che non avvertivo da tempo, una reazione intima di stordimento, come se quei pugni e calci continuassero ad arrivare sul mio volto e sulla mia testa: no, non è possibile! Non credo che un ragazzo di 21 anni possa morire così e per mano di quattro suoi coetanei.

E poi sono stato per ore a rifiutare qualsiasi commento. Non volevo annegare nel mare dei social il mio sentimento e stato d’animo, troppo grande quel dolore. Troppo interrogante quella morte per non prendersi del tempo per riflettere.

Il primo pensiero è per Willy e per i suoi genitori. Ma tu cosa hai pensato mentre la vita si sfilava via da te con una violenza sorda e lurida? Il tuo ultimo pensiero sarà stato per mamma e papà? Non ci è dato sapere. Hai pagato con la vita ciò in cui hai creduto e sei cresciuto. I tuoi genitori piangono lacrime inconsolabili, passano notti insonni, ma se fossi vicino a loro vorrei che non si rimproverassero mai e poi mai di averti cresciuto così, con il sogno di diventare cuoco, pronto a difendere un amico da un’ingiustizia… e non a far finta di niente, a farti i fatti tuoi. No, non avete perso, non siete stati annientati, anzi date coraggio a tutti noi per continuare a vivere la pazienza del dialogo, la forza della non violenza, il rispetto dell’altro.

E voi quattro, chi avete voluto uccidere? Cosa passava nella vostra testa mentre le vostre mani e i vostri piedi si scagliavano contro un ragazzo? Vi siete divertiti? Vi siete sentiti forti? Realizzati? Avete ucciso Willy, ma non avete ucciso il futuro dell’uomo, il futuro della nostra umanità. Non ci riuscirete. Tertulliano diceva che il sangue dei martiri è il seme dei cristiani. Il sangue di Willy è seme di una nuova umanità: di quei giovani che faticano sui libri, che studiano, che lavorano e che costruiscono amicizie, che amano e che soffrono.

Sapete che il sangue versato di Willy ha lo stesso colore del vostro sangue? I vostri genitori ve lo hanno insegnato che il soffio vitale che avete strappato a Willy è lo stesso che un giorno anche voi sarete chiamati a rendere? O forse il colore della pelle vi ha fatto pensare che tanto era solo un “povero negro”? E che nessuno avrebbe mai chiesto giustizia per quanto gli avete fatto? Anche qui in fondo a casa mia gli inquilini del condominio vicino hanno chiuso un passaggio pedonale perché non vogliono vedere transitare sotto casa loro le mamme africane con i loro bambini.

Non reagiamo alla violenza con la violenza, ma non lasciamo però nemmeno perdere come insignificante quei gesti di fascismo e di razzismo che ormai troppo di frequente segnano la nostra quotidianità. Se vogliamo che il sangue di Willy possa essere seme di nuova umanità.

P. Giuseppe Bettoni

Presidente di Fondazione Arché