Le richieste di sostegno

Dalle chiamate all’assistente sociale per informazioni e aiuti al volontariato in prima persona con Arché, il passo è stato breve per Antonella. “Già la ne avevo sentito parlare, ma nel periodo del lockdown tra marzo e aprile ho conosciuto la Fondazione da vicino. Ero molto preoccupata per mio fratello che vive da solo”, racconta la cinquantenne abitante di Quarto Oggiaro che spiega di aver chiamato Paola Ehsaei, l’assistente sociale di Arché. “Mi hanno girato il suo numero e ci siamo sentite: avevo bisogno di sapere se e come mio fratello avrebbe potuto essere aiutato dal Comune. Lei mi ha tranquillizzato, assicurandomi che i Servizi Sociali gli avrebbero dato una mano”. E così è stato: nel giro di qualche giorno il fratello di Antonella è stato contattato e seguito dai Custodi Sociali del Comune di Milano. “Ero sicura che da quel momento mio fratello non sarebbe più stato solo”, dice Antonella con lo stesso sollievo di quei giorni. 

“Vista la risposta immediata ricevuta, ho avuto fiducia e ho parlato con Paola anche di una mia amica che si arrabattava con qualche lavoro in nero e con un figlio minore. Il lockdown, ovviamente, l’aveva messa in grande difficoltà. Grazie a Fondazione Arché ha ricevuto aiuti alimentari e più tardi anche un sostegno per trovare un altro lavoro e rifarsi una vita”.

La scelta del volontariato

Per Antonella la sollecitudine, l’affidabilità e l’affabilità dell’assistente sociale di Arché sono state un punto di svolta. “Ho letteralmente ritrovato fiducia nell’altro”, spiega la donna che di lì a poco ha dato la propria disponibilità anche per diventare volontaria. “Ho visto genuinità e un ambiente sano che mi ha fatto ricredere su passate esperienze. E poi le brave persone pronte a fare il proprio lavoro con una passione smisurata che ho incontrato”.

Qualità che ha visto tramutarsi in realtà anche nel suo periodo estivo a fianco dei bambini e delle donne della Corte di Quarto, l’edificio che sorge a fianco della comunità mamma-bambino di Casa Adriana. “Capisci di stare facendo qualcosa di bello e utile nelle attività coi bambini e con le mamme in difficoltà: i loro timidi sorrisi ne sono la conferma”. Ora la sua attività è ferma per via della pandemia, ma Antonella è convinta che il ruolo di Fondazione Arché in un quartiere come Quarto Oggiaro non venga meno neppure in questi giorni: “Innanzitutto per il sostegno economico che assicura a una zona socialmente difficile, ma anche perché aiuta a dare una spinta a aprire gli orizzonti”.

I tre valori che ha visto all’opera

Ispirandosi alle tre parole che Antonella associa a Arché e alle sue attività: solidarietà, perché “i suoi operatori si sono attivati subito per dare una mano”, professionalità, perché “le risposte che ho ricevute sono state corrette, tempestive e esaustive”, passione, perché “non era un semplice lavoro burocratico ma un impegno in cui metterci le mani e la testa”.