
“Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita”. Era il 1917 quando Antonio Gramsci, intellettuale e tra i fondatori, pochi anni dopo, del Partito Comunista d’Italia, scrisse queste parole. È passato più di un secolo da quando furono pubblicate sul settimanale torinese “Il grido del popolo” e sulle pagine torinesi dell’”Avanti”. Erano gli anni della guerra mondiale, erano gli anni in cui era necessario fare una scelta.
Le parole di Antonio Gramsci, però, hanno una dimensione esistenziale, un valore che va al di là degli anni in cui furono scritte. Sottolineano un aspetto inestricabilmente connesso alla vita umana, quello della necessità di fare delle scelte, di schierarsi. Il non accettare lo stato di cose presenti è il primo passo per il cambiamento. Sono passati più di cento anni dallo scritto gramsciano e il mondo è cambiato, l’umanità si è interconnessa, ha camminato anche sulla Luna. Ma il suo significato profondo rimane lo stesso e parla anche al mondo di oggi.
Vivere vuol dire “essere cittadino e partigiano”, scrive Gramsci. Vivere vuol dire, quindi, interessarsi a ciò che succede intorno a noi, vuol dire guardare un po’ al di là del nostro ombelico. “I care”, mi interesso, lo riassumeva Don Milani che quelle due parole le aveva volute scritte sui muri della scuola di Barbiana. L’essere cittadino, l’interessarsi a quanto succede al di là della mia sfera prettamente personale è la premessa necessaria all’“essere partigiano” che, si legge nel vocabolario Treccani, significa proprio parteggiare, schierarsi da una determinata parte.
Schierarsi a favore dell’ambiente, non accettare un destino che pare prefissato ed emigrare, impegnarsi in politica per il bene comune: tutti gli interventi che ospitiamo in questo Archébaleno parlano di scelte. In un modo o nell’altro, sono nate prima da un interessamento, da una presa di coscienza delle storture del mondo intorno e si sono tradotte poi in un atto di volontà tra due o più possibilità. Restare o partire, essere indifferenti o impegnarsi, rimanere a casa o dare vita a un gruppo di mutuo aiuto. Ecco l’Archébaleno 68 parla di questo, di strade da percorrere, di scelte compiute.
E a scriverne sono giovani ragazzi e ragazze che non hanno ancora compiuto trent’anni, che con i loro gesti e le loro scelte, per l’appunto, hanno rifiutato l’indifferenza e hanno voluto essere partigiani di un futuro diverso. Lo stesso Antonio Gramsci quando scrisse quelle parole sul “Il grido del popolo” aveva appena ventisei anni: non rimanere indifferenti, fare una scelta, interessarsi e schierarsi è il suggerimento che dà ai suoi e alle sue coetanee. Di ieri e di oggi.
Alessandro Pirovano,
Direttore responsabile Archébaleno
Leggi gli altri articoli dell’Archébaleno 68:
💪🏻 Una vita per scegliere – Asia Cesareo
🔀 Scelta e cambiamento – Giacomo Marini
💭 La scelta sociale – Vincenzo Francomagro
🌳 Il potere delle scelte di ciascuno – Simone Ficicchia
🤲🏽 Volere un futuro diverso – Hamza
🌱 Fuori dal coro – p. Giuseppe Bettoni
🚑 Se ognuno fa qualcosa si può fare molto – Giuseppe Giorgio
🛣️ Ogni bivio costruisce il percorso – Alessandro Pirovano