Abbiamo letto di relazioni amorose interrotte dal lockdown ma raramente di amori cresciuti e consolidatisi proprio nei mesi in cui era vietato uscire da casa. E dall’Italia. È il caso, invece, di Karim che, venticinquenne marocchino, ha ascoltato l’annuncio del premier Conte dalla casa di Federica, la sua ragazza italiana che aveva conosciuto mentre era in Servizio Civile nel paese nordafricano. «Lui è atterrato il 15 febbraio, ma già l’8 marzo hanno dichiarato il lockdown. L’ultimo aereo per il Marocco l’hanno cancellato e Karim è rimasto qua a Milano a casa dai miei», spiega Federica. «Siamo stati lì una decina di mesi e poi abbiamo deciso di cercare un’alternativa. Prima con la cooperativa DAR=CASA, qui a Quarto Oggiaro, poi finalmente, da inizio anno, abitando qui alla Corte di Quarto».

Come mai avete scelto di star qui ?

Federica: Ho sempre vissuto in un condominio con tre scale diverse in cui con i vicini non si andava oltre il “ciao” e qualche cena ogni tanto, ma niente di più. Con Karim, arrivato nel lockdown, mi piaceva, invece, entrare in un contesto dove ci si sentisse tutti più a casa e dove anche lui potesse essere aiutato nell’apprendimento della lingua italiana. Nella nostra scelta, poi, ha sicuramente avuto un peso anche la mia forma mentis: anche grazie all’esperienza scout, ho sempre avuto la vocazione a una vita comunitaria, piena di scambi e relazioni.

Karim Dopo aver vissuto una decina di mesi con i genitori di Federica, sotto lo stesso tetto, sentivamo proprio l’esigenza di ritagliarci i nostri spazi e di poter vivere un’esperienza di libertà.

E come mai siete arrivati alla Corte di Quarto?

K : È stata l’ultima tappa di una serie di esperienze e ricerche. Prima, appunto, con la cooperativa DAR=CASA, e poi, qui, con Fondazione Arché.

F : L’abbiamo conosciuta grazie al suggerimento della mia amica Carolina che già ci vive e ce l’ha suggerita. Subito ci è piaciuta per l’affitto contenuto, l’inserimento in una realtà comunitaria già viva, la presenza di una coppia di amici come Carolina e Francesco, appunto.

La realtà combacia con le aspettative ?

K : Sì, sembra davvero di essere in una grande famiglia : le porte sono sempre aperte. Oggi, ad esempio, una nostra vicina è uscita alle 7 per fare una visita, affidandoci la figlia per qualche ora.

F : È un modo per sentirsi utili perchè spesso queste mamme sono prive di una rete sociale e non sanno a chi affidarsi. Essere qui, invece, vuol dire rendersi disponibili e sentirsi utili nel dare una mano. E anche nel riceverla, come è successo a me quando in lavanderia è stata una vicina a darmi le indicazioni utili a far partire la lavatrice. È una realtà rara oggi conoscere i vicini e sapere di poter contare su di loro. Qui, invece, funziona così: io do una mano a te, tu la dai a me, con una naturalezza inaspettata.

Siete una coppia italo-marocchina. Insomma, interculturali in un contesto autenticamente interculturale come la Corte di Quarto?

F : Sì assolutamente e lo stiamo vivendo bene. Noto grandi differenze ma le accolgo come un dato di fatto che arricchisce e non come un ostacolo. Anche nell’ambito della fede: qui vengono organizzati momenti religiosi comunitari come preghiere messe o riflessioni. Io li apprezzo molto mentre Karim ha deciso, liberamente, di continuare a fare le sue cinque preghiere durante il giorno.

K : Crediamo in cose diverse, è vero. Ma essere differenti è ciò che permette uno scambio vero e proficuo.

Consigliereste a amici e conoscenti di fare questa esperienza ?

F : Sì, assolutamente. La consiglierei, però, a quelle persone che hanno voglia di mettersi in gioco. Se uno è già propenso a andare verso l’altro, questo è davvero il posto giusto.

K : Posso dire che se vuoi avere uno scambio culturale autentico, può aiutare vivere in un contesto comunitario dove le differenze e la loro bellezza le puoi toccare con mano.