Mentre Arché guarda ai 30 anni (il 10 maggio 2021, estate parati!) Vita ne compie 25 e noi, che facciamo parte del comitato editoriale, festeggiamo. Abbiamo preso infatti parte alla giornata in Triennale per il suo compleanno, presentato da Diletta Grella (autrice di un nostro amato video istituzionale del 2014) e da Riccardo Bonacina, fondatore di Vita e membro del nostro Advisor Board, e siamo tornati a casa con diversi spunti dai tre tavoli.

Attrice di un terzo settore in attesa dei decreti attuativi della riforma, che il Sottosegretario Steni Di Piazza ha assicurato saranno pubblicati entro giugno, Vita diventerà Impresa Sociale; Stefano Zamagni ha spiegato come la riforma abbia in sé strumenti di finanza sociale, e di come stiamo vivendo un passaggio dal modello bipolare Stato-mercato ad un modello tripolare Stato-mercato-comunità.

È un settore, quello del non profit italiano, che abbisogna tremendamente di benedicenza e non solo di beneficenza, sottolinea Zamagni: e benedicenza non significa lesinare critiche, ma significa non parlarne con superficialità, sufficienza, pregiudizio negativo.

Espressioni quali “taxi del mare” e “business dell’accoglienza”, aggiunge Stefano Arduini, il direttore responsabile del bookazine Vita, sono problemi per tutte le organizzazioni, e dobbiamo chiederci se e come stiamo giocando la partita della promozione sociale e culturale. Un tema che ha interpellato fortemente anche Arché e che ci ha spinti ad organizzare incontri e a pubblicare articoli sul tema.

Claudia Fiaschi, portavoce del Forum del Terzo Settore denuncia come questa partita la stiamo perdendo. A fronte di una crescita del Terzo Settore (che conta sempre più volontari anziani) tre direzioni su cui lavorare rispetto al fenomeno migratorio consistono nel:

–          tenere insieme il soccorso dei naufraghi nel Mediterraneo, le politiche di accoglienza in Italia e quelle di supporto alla stabilizzazione dei Paesi terzi

–          abituarsi a non accogliere individui ma comunità

–          promuovere corridoi umanitari

E non per bontà, dice Rossella Miccio, Presidente di Emergency, ma per giustizia. Strategicamente, chiosa Alberto Sinigallia, di Fondazione Progetto Arca, va ricordato che l’abilità del surfista sta nel prevedere l’onda e non solo nel cavalcarla. È d’altra parte indubbio che affinché un’idea del Terzo Settore diventi universale ci vuole l’impegno dello Stato.

Al tavolo degli amministratori han partecipato Beppe Sala, Sindaco di Milano e della Città Metropolitana, Giorgio Gori, Sindaco di Bergamo, e Stefano Boeri, presidente di Triennale Milano. Se il primo ha sottolineato come la forza di Milano siano i milanesi e i milanesi di oggi arrivino da Francia, Cina, Puglia, Sicilia e Roma, Gori spinge lo sguardo fuori dalle città, invocando investimenti per asili nidi e affiancamenti (l’albo delle tate) a famiglie con bambini piccoli.

Perché un numero impressionante di donne non tornano a lavorare quando diventano madri e sempre più sono impegnate con familiari anziani da accudire. “Non bisogna più parlare soltanto di ridistribuzione della ricchezza, ma di produzione. Bisogna accrescere la torta, non aumentare il numero di fette”.

E in tutto questo una realtà del Terzo Settore dovrebbe essere un castoro: non subire passivamente l’ambiente in cui vive, ma adattarsi modificandolo e consentendo (anche ad altri) di realizzare i propri piani di vita.