Ci sono cose che vorremmo aver debellato per sempre, fatto scomparire dalla nostra esistenza. Di certo è una sensazione che proviamo rispetto al virus Covid-19 che sta stravolgendo le nostre vite, rendendo ancora più forti divari e diseguaglianze sociali. Tra le cose di cui non vorremmo più sentir parlare dalla cronaca quotidiana o dai racconti che ascoltiamo è la violenza che si perpetua ancora nei confronti delle donne. È un fenomeno triste e mai davvero debellato, che continua a mietere vittime. L’Onu ha istituito una giornata, il 25 novembre, per sensibilizzare l’opinione pubblica e spingere ad agire per il cambiamento, all’insegna della difesa dei Diritti Umani a cui è dedicata la data del 10 dicembre.

“La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è stata istituita partendo dall’assunto che la violenza contro le donne sia una violazione dei diritti umani. Tale violazione è una conseguenza della discriminazione contro le donne, dal punto di vista legale e pratico, e delle persistenti disuguaglianze tra uomo e donna.

La violenza contro le donne influisce negativamente e rappresenta un grave ostacolo nell’ottenimento di obiettivi cruciali quali l’eliminazione della povertà, la lotta all’HIV/AIDS e il rafforzamento della pace e della sicurezza”, così si legge sul sito di Onu Italia.

Il presupposto da cui partire è senz’altro quello dei diritti umani da poter sempre difendere e garantire a tutti qualora ci fossero delle violazioni.

I dati sul virus della violenza delle donne sono sempre allarmanti e il periodo della pandemia ha di fatto peggiorato questi dati.

L’Istat ha condotto un’analisi dei dati contenuti nel database del numero verde 1522 nel periodo compreso tra marzo e giugno 2020. Seguendo un suggerimento fornito a livello internazionale, le informazioni raccolte dal numero verde contro la violenza e lo styling possono fornire alcune evidenze relative all’andamento del fenomeno della violenza domestica durante il periodo della pandemia [..]Il numero delle chiamate sia telefoniche sia via chat nel periodo compreso tra marzo e giugno 2020 è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+119,6%), passando da 6.956 a 15.280.

Lo certifica l’Istat e lo commenta così la nota scrittrice Michela Murgia: “Che l’Italia fosse un Paese maschilista lo sapevamo. I dati Istat fanno solo aumentare la determinazione a cambiare le cose e a chiedere che la politica smetta di fare demagogia. Tutti si strappano i capelli il 25 novembre, ma quando si deve toccare il cardine della discriminazione chi ha ruoli istituzionali si tira indietro”. 

La sensibilizzazione ha bisogno anche di proposte che incidono sul processo educativo e culturale, terreno da cui, in parte, il virus della violenza si genera.  Una cultura impostata spesso su un divario di genere che vede ancora un sesso debole e uno forte, che ripropone stereotipi di machismo o di sottomissione di un genere all’altro. Resta anche da rivedere il modello affettivo per cui non si è capaci di riconoscere un vero amore da uno tossico e pericoloso. Non tutto è amore e non vanno sottovalutati i sintomi. Resta anche il fattore economico per cui una donna senza autonomia e sostegno difficilmente riesce a sottrarsi da un nucleo familiare violento.

Il 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne, ci mette di fronte ad una realtà che deve interrogarci. Tutti, non solo le donne.

È un problema culturale -e in quanto tale appartiene a tutti, non solo alla donna–capace di infiltrarsi subdolamente in tutte le sfaccettature della vita -familiare, affettiva, economica, sociale, politica -che riflette e allo stesso tempo rafforza gli stereotipi nelle relazioni tra i membri della società. È una gravissima violazione dei diritti fondamentali: quelli alla vita, alla libertà, alla sicurezza, alla dignità, all’integrità fisica e mentale, all’uguaglianza tra i sessi. (https://www.mise.gov.it/images/stories/documenti/relazione_seminario_1_dicembre.pdf)

In Archè, da sempre attenta e sensibile a tutto ciò che riguarda la dignità e la cura delle persone più fragili, si sono svolte iniziative in tal senso, sperando che non sia mai troppo tardi per arginare, e magari, debellare per sempre questo virus della violenza e dell’ignoranza.