
Immagine realizzata da Rhea Jane Ibarra
La paura, emozione primordiale che dovrebbe guidare e salvaguardare l’agire quotidiano, a volte si trasforma fino a rendere l’essere umano intrappolato in un vortice dove l’uscita sembra non essere possibile o pensabile; si tende così a giustificare e a dare per scontato che quello che si ha è stato ricercato o ancora peggio “meritato”.
“Sono stata cattiva… Non mi sono comportata bene… Gli ho mancato di rispetto… Mi aveva avvertito…”.
Queste sono le giustificazioni, le spiegazioni che echeggiano e fluttuano nell’aria della violenza. Che sia violenza verbale, fisica, psicologica… Dove è la differenza? Nelle cicatrici che lascia sul corpo e nella mente di un’anima fragile? Cercare di declinarla al fine di incasellarla e attribuirle così un significato diverso?
Quando abbiamo davanti una persona ferita, umiliata nel suo essere o disgregata all’interno, la nostra prima azione non è quella di capire la natura del suo male bensì di accoglierla nel suo dolore. Il violento cerca di dividere l’essenza di una persona: all’attribuzione di un senso preferisce il non senso, il caos. La parcellazione dell’essere è quello che lascia nella sua vittima, perché oltre la violenza c’è lei, la persona che non riesce a comprendere la natura di questa brutalità tanto da rimanerne invischiata.
Cosa si fa allora quando si percepisce il dolore della violenza portata e manifestata all’altro?
Quale atto più puro si può mettere in campo per spezzare la spirale di odio e mortificazione innescata dal violento? Tutto parte dallo sguardo, dal sapere vedere l’altro nella pienezza del suo essere e di quella unicità che necessita di una riacquisizione di significato. Qui il significato è essenziale e non nella declinazione della natura delle violenze subite, ma nel processo che permette all’altro di sentirsi accolto e visto.
Dal contatto oculare si passa a quello fisico e qui parliamo del “tocco” … il suono che fa risuonare questa azione è di una forte vibrazione che si crea quando due persone decidono deliberatamente di sentirsi; a volte questa azione può non essere così reciproca tanto da essere vissuta con sospetto da chi ha ricevuto soltanto dei gesti, che sono stati connaturati da una violenza indicibile.
L’avvertire e il rispettare la reticenza nell’altro di stringere la mano che gli è stata tesa, devono diventare cemento in ogni relazione di aiuto poiché sono espressione di una volontà che restituisce complessità al soggetto delle nostre cure. Soggetto e cura qui come principio e non fine, come un cerchio che non si chiude mai in quanto lascia spazio al possibile e a tutto quello che potrà disvelarsi in questo incontro di esseri umani.
Non è una relazione verticale o asimmetrica, come tra formatore e discente, perché non vengono dispensate perle o dogmi da chi decide di mettersi in una posizione di ascolto laddove, al contrario, cerca di promuovere un processo di scoperta e di soggettivazione nell’altro. E quanto può essere fonte di un proprio arricchimento umano il sentirsi utile e importante per una persona che cerca di dare una definizione alla violenza subita?
Questo è l’antidoto alla bieca e brutale violenza: esserci per il bisogno dell’altro. Anche se questo bisogno a volte fatica ad affiorare e a essere verbalizzato, abbiamo tutti noi una mission ovvero quella di diffondere un clima di amore e di accettazione in grado di abbattere il muro della paura e della vergogna nell’altro.
Abbiamo quindi il compito di “Essere Persona” per chi incontreremo nel nostro percorso di vita.
Michela Scaccia
📖 Lessico Resistente – p. Giuseppe Bettoni, Vittoria Veneroni e Giada Violanda
🫀 Abbandono – Martina Savi
⛔ Esclusione Sociale – Gloria Dentico
🥀 Indifferenza – Giada Violanda
🌱 Rinascita – Asia Cesareo
🌼 Accettazione – Vittoria Veneroni
❤️🩹 Riconoscenza – Valentina Zeghini
🛝 Attesa – Pina Pinto
🐘 Apparenza – Nicole Mezzanzanica
🗣️ Giudizio – Sara Capelli
🖼️ Determinazione – Mariuccia Magri
☀️ Esistenza – Agnese Pirolo
🌈 Oltre – Valentina De Fazio
💧 Cambiamento – Helena Ortu
🫱🏼 Ricaduta – Elisa Cavoretto
🏠 Condivisione – Mariangela De Luca
⛰️ Possibilità – Eugenio Tagliabue
🧑🏻🤝🧑🏼 Consapevolezza – Giorgia Falanga
❤️ Razzismo – Rossella Lovecchio
🙌🏼 Inclusione – Paola Ciaglia
💛 Coraggio – Cristiano Valanzano




