A Valbondione, in Val Seriana, bambini, bambine, donne ed educatrici delle case d’accoglienza e degli alloggi di semiautonomia hanno vissuto molto più di una semplice settimana di ferie in montagna: è una magia che noi chiamiamo “Vacanze Arcobaleno”, resa possibile anche da tutte le donatrici e i donatori che si sono adoperati quest’estate per questa campagna.

Ciò che ha reso speciale questa esperienza è stata prima di tutto la qualità delle relazioni che si sono create. Fin dai primi giorni si è respirato un clima di coesione e di aiuto reciproco, una sorta di spirito di comunità che ha reso il gruppo capace di affrontare con serenità le piccole fatiche quotidiane della vita insieme. Cucinare, organizzare le giornate, giocare con i bambini: ogni aspetto è diventato occasione di collaborazione. Le madri hanno trovato sostegno l’una nell’altra, scambiandosi consigli e sorrisi, e i bambini hanno imparato a muoversi come parte di un gruppo, sviluppando autonomia ma anche la capacità di aspettare, condividere, rispettare.

Uno scatto dalla vacanza

Questa vacanza non ha coinvolto soltanto le famiglie oggi accolte nelle Comunità, ma ha abbracciato anche donne e bambini che in passato hanno vissuto un pezzo della loro storia insieme ad Arché. Ritrovarsi, riconoscersi e condividere ancora un tratto di strada ha portato un senso di continuità importante: è come se il legame non si fosse mai spezzato. Pedagogicamente, questo significa molto. Permette di testimoniare, con i fatti, che i rapporti costruiti non finiscono con la fine di un progetto, ma possono trasformarsi e dare vita a una rete più ampia e duratura. Per chi oggi affronta i primi passi di un percorso di autonomia, incontrare chi ci è già passato diventa incoraggiante, quasi un messaggio silenzioso: “ce la puoi fare anche tu”.

Un elemento sorprendente e prezioso si è rivelato la relazione con le persone del luogo. La conoscenza con il signor Fiorenzo e la signora Milena, proprietari e collaboratori della struttura che ha ospitato il gruppo, ha dato un volto concreto all’accoglienza. Non si è trattato soltanto di disponibilità logistica: da parte loro c’è stata la volontà di condividere tempo e valori. Hanno accompagnato i bambini e le mamme in escursioni, gestito un laboratorio per imparare la ricetta (o sarebbe meglio scrivere l’arte) dei casoncelli fatti in casa, e reso possibili attività che da sole, forse, le famiglie non avrebbero potuto vivere. La comunità locale, che in quei giorni ha anche festeggiato il suo patrono, San Lorenzo, si è aperta e ha accolto, dimostrando come la cura possa nascere anche fuori dai contesti formali.

 

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Un momento indimenticabile è stato quando il signor Fiorenzo, con passo deciso, ha portato in cima alla montagna una forma di formaggio di alpeggio. Una volta arrivati, l’ha tagliata e condivisa con tutti: mamme come Amina e Giulia, e bambini come Samir e Martina. Quel gesto semplice ha trasformato la fatica della salita in una festa improvvisata, con sorrisi, panini imbottiti e l’odore del pascolo tutt’intorno. Un premio per le nostre papille gustative, e per di più a km zero: Fiorenzo ci ha indicato le mucche al pascolo dal cui latte era stato prodotto quel formaggio!

La montagna, con i suoi ritmi lenti e le sue sorprese, ha fatto il resto. Camminare lungo i sentieri, attraversare i torrenti, volare sulle seggiovie, osservare gli animali nei prati o semplicemente fermarsi ad ascoltare il silenzio, ha rappresentato per i bambini un’occasione di meraviglia pura. È stato possibile osservare nei loro occhi quel passaggio unico che avviene quando scoprono qualcosa per la prima volta: un misto di stupore, curiosità e felicità. Questi momenti sono doni che restano nella memoria, perché non sono semplici gite ma esperienze formative; la natura, infatti, insegna senza fare lezione: stimola la pazienza, allena la resistenza, offre l’occasione di confrontarsi con limiti e conquiste.

C’è stato anche un piccolo episodio curioso durante una passeggiata: mentre Anna si fermava a sistemare lo zainetto della figlia Sofia, un gruppetto di bambini – tra cui Karim e Elisa – ha deciso di togliersi le scarpe e attraversare il ruscello saltando sulle pietre. Nulla di eroico, solo qualche schizzo d’acqua e tante risate, ma per loro è rimasto uno dei ricordi più divertenti della vacanza.

Per le madri, la vacanza ha rappresentato soprattutto un tempo di alleggerimento. Lontane dai pensieri quotidiani e dalle incombenze che spesso pesano sulle loro spalle, hanno potuto concedersi momenti di serenità e persino di gioco, dal tiro con l’arco alla prova del bosco sospeso. E se alcune hanno potuto provare attività nuove, altre hanno semplicemente vissuto giornate senza l’assillo di dover “reggere tutto da sole”. Anche questo è pedagogia: dare spazio al piacere, alla condivisione, alla scoperta di sé come donne e non soltanto come madri.

I bambini hanno avuto la possibilità di sperimentare la libertà di correre in spazi aperti, di fare amicizia con coetanei nuovi, di imparare piccole regole di convivenza fuori dal contesto abituale. Ogni litigio risolto, ogni gioco inventato insieme, ogni avventura affrontata con coraggio è stata parte di un percorso educativo informale ma potente. Le vacanze, in questo senso, sono un laboratorio a cielo aperto, in cui l’apprendimento avviene senza che nessuno se ne accorga, ma lascia tracce profonde.

Alla fine, ciò che resta non è soltanto la fotografia di un gruppo in montagna, ma la consapevolezza che esperienze così hanno un valore che dura nel tempo. Le donne tornano con più fiducia, i bambini con più ricordi felici, gli educatori con la conferma che l’educazione passa attraverso la vita concreta, fatta di relazioni, di gesti quotidiani e di scoperte condivise. Questa vacanza è stata occasione di pace, di felicità e di crescita. In fondo, ciò che rende speciale un viaggio non è solo la destinazione, ma il cammino che si fa insieme.

Simone Zambelli

Un ringraziamento particolare va a Eugenio Tagliabue, educatore professionale dell’Area Housing della Fondazione Arché, per il racconto attento e appassionato delle giornate a Valbondione, e a tutte le educatrici ed educatori che con il loro impegno hanno reso possibile questa esperienza, trasformandola in un dono di bellezza e di comunità per mamme e bambini.