Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo. Potrebbe partire con una citazione della famosa canzone di Gino Paoli il racconto di Piero, Daniela, Carla, Italo, Mauro che da San Benedetto del Tronto hanno voluto esserci allinaugurazione della Corte di Quarto di martedì 17.

“Come nel 2015 per CasArché, anche oggi non potevamo mancare all’apertura dell’ultima fatica di Arché e di p. Giuseppe Bettoni”, dicono prima di ripartire per tornare a casa. “Arché, CasArché e ora la Corte di Quarto sono tutte tappe di un percorso che già si poteva intuire a San Benedetto del Tronto quando p. Giuseppe Bettoni stava per diventare sacerdote e ci si incontrava nella piazza del Torrione”, rivelano i cinque che in quegli incontri hanno visto nascere dei legami che ancora durano.

“Erano gli anni ’80, quelli dell’eroina che si diffondeva a macchia d’olio, soprattutto tra i giovani”, ricordano i cinque di San Benedetto, “il legame con p. Giuseppe Bettoni ci ha permesso di non prendere strade sbagliate e di impegnarci invece, a vario titolo, nel sociale: si è creata un’alchimia speciale, capace di dare risposta ai problemi piuttosto che trovarvi scappatoie semplicistiche”.

Con Giuseppe Bettoni, fino a pochi mesi dal prendere i voti e diventare sacerdote, il gruppo di ragazzi e ragazze di San Benedetto del Tronto ha vissuto un’esperienza che ancora non dimenticano. “Facevamo tante attività insieme. Non era il catechismo canonico ma cercavamo di declinare il messaggio cristiano nella vita di tutti i giorni: essere per il prossimo e non egoisti”. Come ricorda Daniela, “con lui abbiamo imparato che la religione si deve incarnare nel reale, non rimanendo solo qualcosa di intellettuale”.

Non a caso sono tre le parole scelte dal gruppo per definire l’esperienza vissuta a San Benedetto del Tronto e che ancora li accompagna sono queste tre: condivisione, solidarietà, possibilità. Come hanno potuto constatare i partecipanti all’inaugurazione, che han potuto godere del generosissimo aperitivo offerto e organizzato da Carla, Daniela, Italo, Mauro e Piero. Perché la Corte di Quarto appartiene ad una storia che parte da lontano e che continua. Grazie!

Foto| @Thomas Ronchetti