«Sono felice di annunciare l’apertura di CasArché a Roma», dice il presidente p. Giuseppe Bettoni. «Il modello che abbiamo sperimentato prevede un mix di attività: anzitutto la comunità mamma e bambino, alcuni appartamenti per la semiautonomia e gli uffici della Fondazione».  La comunità si chiamerà Casa Marzia. Un nome che rimanda al passato, alle origini delle sue attività nella Capitale dove è presente fin dal 1994: «Nonostante la sofferenza, Marzia aveva un carattere aperto e solare, ma soprattutto era una bambina coraggiosa», la ricorda così Ulrike “Uli” Mittermair,  operatrice dai primi tempi della Fondazione, allora associazione, a Roma. «C’era un gruppo di volontari e volontarie che quotidianamente si recavano al reparto AIDS dell’ospedale pediatrico “Bambin Gesù” per fare assistenza in reparto e dare un respiro di sollievo ai genitori sieropositivi. È lì che abbiamo conosciuto Marzia, la figlia di uno di loro». Oltre alle sofferenze della malattia, nei loro confronti vi era un forte stigma sociale che coinvolgeva anche le famiglie d’origine a tal punto che a passare a prendere i bambini e a accompagnarli in ospedale erano più i volontari che i parenti. Era una delle poche possibilità perché non fossero abbandonati e potessero trovare un ambiente quanto più accogliente possibile. Sono state persone come il pediatra Guido Castelli o Donata Origo a essersi prese sulle spalle lo sforzo di organizzare il lavoro e di portare a Roma la pioneristica esperienza milanese di affiancamento dei minori sieropositivi.

Stare al loro fianco è stato il primo passo, ma Arché non si è fermata lì. Con il progressivo miglioramento delle possibilità di cura è maturata una nuova speranza: gli interventi sono passati dal solo affiancamento durante la malattia al tentativo di assicurare migliori condizioni di vita a questi bambini e bambine, soprattutto in vista di un loro inserimento scolastico. In questo senso è in quel periodo che Arché a Roma comincia a proporre interventi di sensibilizzazione contro la discriminazione e di prevenzione nelle scuole, informando e dando una serie di informazioni sull’HIV pediatrico e organizzando, insieme ai volontari. anche delle vacanze con le famiglie sieropositive per smontare le paure e lo stigma nei confronti dei piccoli

Il lavoro e l’impegno di quegli anni hanno conferito a Arché e ai suoi volontari nella Capitale quelle capacità e quell’esperienza necessaria per estendere il proprio raggio di azione, rispondendo a bisogni sociali via via differenti come le fragilità che emergono e accompagnano il momento della nascita. Garantire attività di counseling nel periodo pre e post natale, offrendo consulenze, accompagnamento e supporto materiale e burocratico, è proprio al centro delle attività del progetto Spazio Neonato Famiglia/Fiocchi in Ospedale attivo dal 2008 presso l’ospedale San Camillo di Roma in collaborazione con Save The Children. «L’obiettivo è sostenere la genitorialità e promuovere l’inserimento sociale del nucleo affiancato in modo da evitarne la disgregazione al suo interno e l’esclusione sociale all’esterno», spiega Alfio Di Mambro, referente progetti in ospedale Arché.

Con altri progetti attivi in collaborazione con UniCredit Foundation e con Save The Children, presso il Policlinico Gemelli e l’Ospedale pediatrico Bambin Gesù, a Roma Fondazione Arché «svolge un lavoro di sostegno in un momento di estrema fragilità» come quello della maternità. «L’obbiettivo è fare un percorso insieme per accompagnare la donna nella gravidanza e nei primi due anni della maternità», continua Alfio Di Mambro.

Il sostegno alla maternità negli ospedali non è l’unico progetto di Arché attivo a Roma: al suo fianco, tra gli altri, c’è il servizio ADM (Assistenza Domiciliare Minori) che non ha mai smesso di operare neppure nelle settimane del primo lockdown. Quando tutto si chiudeva, gli educatori e le educatrici del servizio ADM di Arché a Roma c’erano e continuavano la loro attività a fianco di ragazzi e ragazze in difficoltà. Inventando nuove modalità, anche online, per rispettare le normative e allo stesso tempo per non lasciarli soli in un momento così complesso e inedito come quello della pandemia.

Sono quasi 6000 le ore dirette d’intervento a favore dei minori e dei nuclei in carico che gli educatori e le educatrici di Arché a Roma hanno portato avanti in questi mesi, favorendo gli incontri tra pari per ridurre il rischio d’isolamento e di possibile apatia e organizzando, anzi, incontri di gruppo a distanza con storie, preparazioni di ricette, merende condivise, cineforum, visite virtuali a parchi, mostre e giardini.

«Dobbiamo garantire il rapporto tra genitori e minori, prevenendo il loro allontanamento. Il grosso del lavoro è fornire agli adulti degli strumenti per una crescita serena del minore», spiega la responsabile ADM Roma Emanuela Tartaglia che aggiunge: «è un lavoro faticoso perché dobbiamo stare in equilibrio:  entrare in confidenza, conquistare la fiducia ma sempre chiarendo che siamo lì per la tutela del minore».  Un’attività da equilibristi, come si definisce la stessa Emanuela che dice: «Quando l’alchimia funziona, si avvia il cambiamento in positivo per il benessere di tutta la famiglia». Con il servizio di assistenza domiciliare Arché fa quotidianamente questa scommessa educativa. Con la comunità Casa Marzia, all’interno di CasArché Roma, rilancia e ne fa un’altra.