Fondazione Arché aderisce alla Anagrafe Nazionale Antifascista, istituita nel 2018 dal Comune di Stazzema. Proprio nel comune toscano, dove nel 1944 si verificò una delle peggiori stragi nazifasciste in Italia, è stata redatta la Carta di Stazzema per ribadire il carattere intrinsecamente antifascista della Repubblica Italiana: nata nel 1946 proprio dalle macerie del regime, oggi, persegue e afferma un universo di valori e idee opposte a quelle dei totalitarismi. Come recita il documento, infatti, essere antifascisti significa essere a favore di “un mondo senza guerre, terrore e forme di oppressione; un futuro migliore, di progresso sostenibile, bellezza e civiltà; la fiducia nell’uomo e nelle sue potenzialità, nella ragione, nella cultura.”

Un mondo in cui non c’è spazio per i fascisti e le loro organizzazioni, come sancito dalla legge Scelba del giugno 1952 che vieta la “riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”, contenuta nella XII Disposizione Transitoria e Finale della Costituzione. E come ribadito dalla legge Mancino del 1993 che punisce chi istiga a commettere o commette atti di violenza o di provocazione alla violenza per motivi razziali. 

Proprio queste due norme sono oggetto della legge di iniziativa popolare, promossa dal Comitato Anagrafe Antifascista, che ne chiede un inasprimento e un’estensione dell’area di applicazione. Oltre al divieto della “riorganizzazione” del partito fascista, i promotori chiedono, infatti, che venga punito “chiunque propaganda i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, ovvero dei relativi metodi eversivi del sistema democratico, anche attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti”. Chiedono anche un inasprimento delle sanzioni per “l’esposizione [in pubbliche riunioni di] emblemi o simboli riconducibili al partito fascista o al partito nazionalsocialista tedesco”. 

Questa è la proposta di legge firmabile presso enti locali e associazioni che ne condividono lo spirito e le richieste.  L’adesione all’Anagrafe Nazionale Antifascista da parte di Fondazione Arché (e la possibilità di firmare, nella mattinata del 16 febbraio, la legge di iniziativa popolare presso la Sala Stoppiglia in CasArché) si pone in continuità anche con il percorso La rete dell’odio che ha preso avvio nel settembre 2019. Con l’obiettivo di contrastare i discorsi d’odio e di promuovere un’idea di cittadinanza solidale, gli operatori e le operatrici della Fondazione hanno potuto partecipare a una serie di incontri con esponenti della politica, della cultura e della società civile. Parallelamente, grazie alla collaborazione con il portale Le Nius, sui canali della Fondazione sono stati pubblicati una serie di contenuti utili per affrontare alcuni temi chiave per il contrasto a razzismo e rigurgiti fascisti.