La formazione, intelligente e mirata, costituisce un elemento essenziale di una vera politica di cooperazione con una comunità del sud del mondo. A fine agosto, a Kisii, Arché ha organizzato un seminario di pedagogia ignaziana per insegnanti e presidi di 6 scuole secondarie del territorio.

Tre giorni intensi, partecipati, durante i quali il messaggio veicolato è stato uno stile educativo che si rivolge allo studente nella sua globalità, mente e cuore, con l’obiettivo dunque non solo di accrescerne le competenze, ma anche di svilupparne la coscienza, la compassione e l’impegno. Uno stile, quello ignaziano, molto lontano dalla prassi adottata nelle scuole keniote, dove vige una disciplina rigidissima e un sistema centrato sulla sola assimilazione acritica dei contenuti.

Un sistema che vive una crisi profonda testimoniata dai numerosi incendi dolosi appiccati ai dormitori delle scuole secondarie (boarding school) provocati dagli studenti stessi: 28 solo nell’area di Kisii nel 2016 e oltre un centinaio nel resto del paese.  Le cause di questi incendi sono varie, tra queste certamente l’insofferenza dei ragazzi ad un regime da caserma e all’ isolamento imposto nelle scuole boarding: agli studenti che risiedono in queste scuole per almeno 9 mesi l’anno è rigorosamente vietato portare cellulari o schede sim, impedendo così ai ragazzi per mesi contatti con l’esterno.

Incendiare il dormitorio è la via più semplice per tornare a casa. Inoltre, il governo keniota sta cercando di contenere il triste fenomeno della vendita delle prove d’esame da parte di funzionari pubblici senza scrupoli: ciò ha probabilmente acuito le tensioni e la rabbia tra gli studenti, che non potranno più contare su questi espedienti.

Padre Faustine Mukasa S.J, un gesuita ex direttore della Loyola High School di Dar Es Salaam (Tanzania) ed esperto di pedagogia ignaziana, ha invitato i 60 partecipanti a ragionare su quale debba essere l’obiettivo dell’insegnante e della scuola.

Il successo accademico dello studente non misura da solo i risultati ottenuti e gli incendi nelle scuole dimostrano quanto la formazione della coscienza dei ragazzi sia altrettanto importante. Uno studente che eccelle sul piano accademico ma che non sa discernere tra bene e male, privo di passione per la giustizia sociale, costituisce un fallimento per un sistema scolastico.

Competenza, Coscienza, ma anche Compassione e Impegno: la pedagogia ignaziana intende formare “uomini e donne per gli altri”, che avvertono cioè forte l’urgenza di rispondere alle ingiustizie sociali a partire dalle proprie comunità, urgenza che si traduce in un impegno concreto di vita. Obiettivi ambiziosi certamente, il cui raggiungimento è perseguito attraverso una metodologia fondata su cinque elementi, analizzati durante il seminario con esempi concreti e scambi di esperienze tra i partecipanti.

Nella pedagogia ignaziana il singolo studente, nella sua unicità, è oggetto di “cura personalis”, cioè di cura e attenzione da parte del docente che ne comprende il mondo di provenienza, gli interessi, ne apprezza i doni e ne accoglie le fragilità. Lo studente viene incoraggiato a sviluppare il pensiero critico, a pensare e a lavorare in team, ad essere creativo nella soluzione dei problemi. L’insegnamento non è mai avulso dalla realtà locale e nazionale, che al contrario lo studente deve imparare ad osservare ed esplorare.

Il paradigma pedagogico ignaziano pone sempre lo studente a contatto diretto con la povertà, nelle forme che essa assume localmente e invita lo studente all’azione concreta: in ogni scuola dove è applicata questa metodologia educativa, sia gli studenti che gli insegnanti devono svolgere alcune ore di servizio volontario a favore della comunità.

Il seminario è stato particolarmente apprezzato sia dagli insegnanti, sia dall’Education Secretary, il responsabile locale della pubblica istruzione. Lo stesso padre Mukasa è rimasto favorevolmente colpito dall’interesse e partecipazione attiva degli insegnanti, molti dei quali non cattolici.