Dall’inizio del 2016 Fondazione Arché è attiva in un centro sociale nella periferia di Lusaka (Zambia): il Saint Daniel Comboni Social Development Centre. Il centro, aperto da poco dalle Suore Missionarie Comboniane, vuole essere strumento di promozione umana per bambini, giovani e donne, attraverso programmi socio-educativi attivati in sinergia con la comunità locale, organizzazioni locali ed estere.

Fondazione Arché è presente con Elena Arvati, educatrice responsabile dell’area educativa di minori e adolescenti all’interno del centro.

Dai primi report inviati da Elena, il quadro che emerge è quello tipico delle periferie urbane in Africa: bambini e giovani intrappolati nel circolo vizioso della povertà, che rende inaccessibile a molti di loro l’istruzione, ragazze vulnerabili, orfane per lo più, esposte a rischi di sfruttamento sessuale o lavorativo, donne vittime di ingiustizie sociali e culturali.

Elena gestisce ogni pomeriggio il Children’s Corner, uno spazio di aggregazione, gioco, laboratori di attività espressive e potenziamento delle capacità di lettura e scrittura, per bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni.

La richiesta di iscrizioni da parte di madri e nonne è molto alta: attualmente  sono 113 i minori che ogni giorno affluiscono a questo spazio, 10 anni di età media, ma ce ne sono già 47 in lista d’attesa e si sta studiando il modo per  rispondere ad una richiesta così elevata.

La ragione di tanto interesse deriva anche dall’alto tasso di analfabetismo che è stato rilevato nel quartiere: secondo i dati in nostro possesso, almeno il 25% dei bambini e dei ragazzi non è mai andato a scuola, oppure la frequenta con grande irregolarità e lunghe sospensioni. La ragione è sempre la medesima: la povertà. La scuola primaria è formalmente gratuita ma ad ogni famiglia viene chiesto un contributo mensile di  30-40 kwacha (circa 3-4 euro), insostenibile  per una famiglia con tanti figli o per una madre single senza lavoro o con una lavoro precario.

Per rispondere efficacemente a questo bisogno di istruzione di base, l’équipe operativa al centro è stata formata sul metodo  Sounds Write, un programma di insegnamento di lettura, spelling e scrittura utilizzato diffusamente nelle scuole del Regno Unito, in Irlanda, Australia, Zambia e Papua Nuova Guinea. Lo stesso metodo viene impiegato da Elena due mattine alla settimana con un gruppo di ragazze con difficoltà di apprendimento o fragilità psichiche che non frequentano la scuola.

Elena, insieme ad una religiosa comboniana, conduce una volta al mese un workshop per adolescenti e giovani sulla conoscenza di sé, life skills, relazione e interazione con l’altro, un’attività in cui Fondazione Arché ha maturato nel corso degli anni una significativa esperienza. In questa attività vengono utilizzate le metodologie del pedagogista tedesco Klaus W. Vopel.

Particolare attenzione viene riservata alla visita delle famiglie del quartiere, indispensabile per individuare situazioni ad alto rischio che coinvolgano minori: Elena è già venuta a contatto con bambini in stato di malnutrizione, grave trascuratezza nell’igiene, minori affetti da gravi patologie o disabili.

Le situazioni emergenziali nel quartiere, sia in ambito educativo che sanitario, sono davvero numerose ed è evidente la consapevolezza e la necessità di fare rete con altre organizzazioni, selezionate per la loro competenza e affidabilità. Il centro sta prendendo contatti con strutture scolastiche che possano accogliere orfani o bambini le cui famiglie versano in stato di grave povertà, oltre che con personale medico e strutture di riabilitazione per minori disabili.

Un’ultima notizia estremamente positiva: le religiose comboniane agevolano corsi di formazione per il personale impiegato nel centro e per gli utenti. Oltre al training sul metodo Sounds Write, è in corso la formazione su “Family Planning” per le donne del quartiere, dalle quali è emersa la richiesta di incontri analoghi per i loro mariti. Inoltre l’equipe è stata formata su “Non Violent Communication”, con l’uso del manuale del prof. Marshal Rosenberg, uno psicologo statunitense creatore appunto della comunicazione non violenta quale strumento indispensabile alla soluzione pacifica dei conflitti.

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