Amica di Fondazione Arché, Lucia Castellano ha ricoperto il ruolo di Direttrice generale per l’Esecuzione penale esterna e messa alla prova presso il Ministero della Giustizia. Tra i suoi incarichi precedenti, è stata Direttrice della Casa di reclusione di Milano – Bollate e Assessora al Comune di Milano con deleghe alla Casa, Demanio e Lavori pubblici. Abbiamo raccolto un suo parere sull’attuale situazione carceraria.

Come Provveditrice dell’amministrazione penitenziaria della Campania e con una lunga esperienza nel settore, ritengo fondamentale riflettere sull’attuale situazione penitenziaria in Italia. Il sovraffollamento nelle carceri italiane è una sfida significativa, con un’incidenza in aumento sia della detenzione che delle misure alternative. Questo trend preoccupante indica un maggiore controllo penale anziché un reale miglioramento nel reinserimento sociale.
Le differenze tra nord e sud Italia sono evidenti anche nel sistema penitenziario. Nel sud c’è una maggiore presenza di detenuti locali, mentre al nord la maggioranza è costituita da detenuti stranieri. Questa disparità ha generato dinamiche carcerarie diverse, con istituti che si sono trasformati in luoghi di spaccio di sostanze stupefacenti, fenomeno notevolmente cambiato rispetto al passato e dove l’ingresso dei telefoni cellulari sta diventando la normalità.
Per migliorare le condizioni delle donne detenute e dei loro figli, è essenziale applicare pienamente la legge per proteggere l’interesse dei bambini a non rimanere in carcere. Dobbiamo evitare la creazione di sezioni femminili nelle carceri maschili, che rischiano di creare un doppio ghetto, e trovare modi per sostenerle nel migliore dei modi possibili.
Le prime modifiche necessarie per migliorare il sistema penitenziario italiano devono concentrarsi sull’attuazione piena delle leggi esistenti anziché sull’introduzione di nuove normative. Dobbiamo eliminare norme che limitano l’accesso a misure alternative e considerare l’interesse del bambino come prioritario rispetto alla punizione della madre.
Sulle iniziative efficaci nelle carceri, ritengo che la formazione multidisciplinare, sia fondamentale per trasformare le carceri in servizi pubblici orientati al reinserimento sociale. La presa in carico del detenuto è collegiale, quindi bisognerebbe che la formazione fosse rivolta a tutti gli operatori: gli agenti, che hanno il peso specifico e numerico maggiore, i funzionari giuridico pedagogici, gli operatori amministrativi e i dirigenti di istituto penitenziario; ma la formazione dovrebbe coinvolgere anche gli operatori esterni al sistema penitenziario, quelli sociosanitari, perché la sanità penitenziaria è affidata alle ASL, al Servizio Sanitario Nazionale.
È difficilissimo, ma bisognerebbe che la formazione trasformasse l’istituto penitenziario (un’istituzione totale) da un esercizio di potere assoluto a un servizio pubblico. Un confronto internazionale può fornire nuove prospettive e idee: noi dobbiamo perdere la nostra autoreferenzialità e pensarci europei, e quindi confrontarci con gli spagnoli, con i francesi, con i tedeschi che sicuramente hanno molto da dire e anche molto da imparare da noi. È d’altra parte cruciale mantenere la specificità del lavoro con gli adolescenti, fornendo agli operatori strumenti formativi adatti a questa fascia d’età.
Lucia Castellano
Provveditrice dell’amministrazione penitenziaria della Campania dal 2022
Nelle prossime settimane pubblicheremo tutti gli articoli dell’ArchéBaleno 70:
🧒🏻 Bambini in carcere mai – Paolo Dell’Oca
📖 Le parole del carcere – Valentina De Fazio
📊 Uno su mille è privo di libertà – Paolo Dell’Oca
❤️ Di grazia e di giustizia: l’affettività in carcere – p. Giuseppe Bettoni
🕊️ La situazione penitenziaria italiana: sfide, diritti e prospettive – Francesco Maisto
⚓ Il porto lo fanno i marinai – Cristiano Valanzano
🐦 Presenze ingiustificate – Francesca Rupalti
🎨 Sfumature – Federica Barile
✋🏼 Volontariamente all’ICAM – Carla Cherubini