«Per dirla con papa Francesco qui si è un po’ tutti fratelli, tutte sorelle. Non che manchino i problemi perché bisogna anche vincere la tentazione di stare rintanati nel proprio appartamento, ma ciò che ci unisce, vale a dire il rispetto e l’accoglienza reciproca, dà senso alle diversità che vengono accolte in tutta la loro ricchezza. Insieme si può!», p. Giuseppe Bettoni

Un anno che non sembra, davvero, un anno. È quello che è passato dall’inaugurazione della Corte di Quarto, il progetto di housing sociale gestito e promosso da Fondazione Arché nel quartiere milanese di Quarto Oggiaro, le cui porte sono state aperte proprio il 17 dicembre 2019 alla presenza del segretario di Stato vaticano cardinale Parolini e a tanti, ma davvero tanti, ospiti. Da quel giorno tanta acqua è passata sotto i ponti, ma soprattutto una pandemia mondiale ha stravolto la quotidianità di tanti. Anche quella di tredici minori e ventitré adulti, per un totale di diciotto nuclei, che, a partire dai giorni del lockdown, hanno trovato nella Corte di Quarto un punto di riferimento stabile e dalle radici salde su cui (ri)costruire la propria vita.

Tra di loro madri con bambini avviati all’autonomia, una piccola fraternità di  religiosi e religiose ma anche singoli o coppie che hanno scelto di vivere un’esperienza di vicinato solidale. Sono tutti loro che hanno preso parte alle iniziative di questi mesi, partecipando a momenti conviviali come le gite al Lago delle Streghe e nel Bosco delle Capre in provincia di Varese o ai laboratori di cucina e di creatività, alla presenza di volontari di Fondazione Arché, dedicati ai più piccoli.

I bambini e le bambine sono al centro anche del murale che, da settembre, rende più colorata e bella la parete esterna della Corte di Quarto. Realizzato dal collettivo milanese di fama internazionale Orticanoodles, raffigura il movimento di due altalene, dipinte di bianco, che si incrociano su uno sfondo colorato con le tinte dell’arcobaleno, quelle del logo di Fondazione Arché.

Oltre a garantire un tetto a nuclei in difficoltà e a favorire esperienze comunitarie, uno degli obiettivi della Corte di Quarto è stato anche di accompagnare le persone nel loro percorso di costruzione dell’autonomia personale. In questa direzione sono incoraggianti i dati di questi primi mesi sia nell’ambito lavorativo che formativo con la partecipazione degli e delle ospiti della Corte di Quarto a corsi e a esperienze lavorative: una mamma ha conseguito l’attestato di pasticcera, una lavora a tempo determinato nel laboratorio delle ostie, un papà è stato assunto come custode a tempo determinato, una mamma è in procinto di iniziare uno stage in un bar pasticceria, un’altra collabora come baby sitter.

«Possiamo dire che la Corte sia un microcosmo sia per i Paesi del mondo da cui provengono i residenti (Italia, Senegal, Romania, Filippine, Nigeria, Marocco, Uruguay…) sia per le religioni (oltre ai cattolici, ci sono ortodossi, evangelisti, musulmani, non credenti…) sia per l’età (dalle mamme diciottenni, ai futuri sposi di 25 anni fino alle persone adulte, alcune già nonni!)», afferma p. Giuseppe Bettoni, presidente di Fondazione Arché, «Il comun denominatore di questa eterogeneità è il desiderio: qualcuno desidera superare un problema, altri desiderano un luogo dignitoso e tranquillo, altri ancora vogliono spendere un periodo della propria vita in condivisione con chi fa più fatica. Insomma, il desiderio, comunque, di venirne fuori insieme e mettere insieme le diversità, rendere possibile una convivenza nel rispetto e nell’accoglienza, è la sfida che viviamo ogni giorno da un anno a questa parte. Celebreremo tra poco il primo Natale in Corte, un evento rigenerante per tutti: le stesse famiglie accolte hanno sperimentato, infatti, con la nascita di una bimba o di un bimbo anche la loro rinascita come adulti, dischiudendo nuovi orizzonti di vita e di speranza».

E allora non ci resta che augurare un Buon Natale e buon compleanno!